

La campagna di idolatria è ai primi fuochi. All’interno della Corea del Nord, i grandi ritratti a colori di Kim Jong Un, 27 anni, terzogenito del dittatore Kim Jong Il e suo erede designato, appena promosso generale a quattro stelle, sono stati distribuiti ai quadri del Partito dei lavoratori per essere affissi nelle strade e nelle case. Se il nonno, Kim Il Sung, era il «Grande leader», se il padre, Kim Jong Il, era il «Caro leader», il terzo Kim che sta per salire al potere deve essere immortalato come il «Giovane capitano».
Fuori dall’ultimo stato stalinista del pianeta, il culto della personalità si traduce in uno show di forza. Il 12 novembre scorso, a tre scienziati americani in visita a Pyongyang è stato mostrato l’ultimo gioiello della tecnologia nucleare, un impianto sofisticato per l’arricchimento dell’uranio, da mettere a disposizione di chi paga di più, magari anche dell’Iran. Il messaggio all’America è diretto: non illudetevi, la politica della proliferazione atomica non cambia
da padre a figlio.
Nemmeno 11 giorni dopo un’altra grave provocazione per irrobustire l’immagine di Capitan Kim: 200 colpi di artiglieria contro una piccola isola sudcoreana vicina al mai riconosciuto confine marittimo: soldati e civili uccisi, altri feriti e all’ospedale.
Ben altre sorprese si annunciano quando, il 1° dicembre, inizieranno in tutta la Corea del Nord le manovre militari d’inverno, quest’anno arricchite di una missione cruciale, annunciata con tanto di editto emanato da Kim Jong Il, che appare sempre più indebolito dopo l’ictus di due anni fa e l’aggravamento del diabete e della disfunzione renale: dimostrare la massima lealtà verso l’erede. L’intelligence di Seul ha raccolto una serie di informazioni convergenti, secondo le quali il Nord potrebbe effettuare, in coincidenza con il compleanno del futuro leader, l’8 gennaio prossimo, il terzo test nucleare della sua storia.
È un ricatto al mondo che dura da anni, ma questa volta si aggiunge la controversa successione. Il compagno Giovane capitano, che ha studiato a Berna e passa molte ore della sua giornata al computer, è stato prescelto per il suo carattere determinato, ma anche assai crudele. Ha già ordinato una purga nei vertici militari ritenuti poco affidabili provocando non pochi malumori.
La difficile transizione si accompagna all’ennesimo inverno di fame. La svalutazione della moneta, l’anno scorso, ha acuito le sofferenze e pochissime famiglie sono in grado di preparare il «kimchi», il piatto indispensabile per affrontare le rigidissime temperature: i prezzi degli ingredienti (peperoncino, aglio, cavoli cinesi e radicchio) sono schizzati alle stelle, così come è diventato impossibile comprare il carbone da riscaldamento e anche il vinile per proteggere le abitazioni dai venti del nord.
È così che si spiega la faccia feroce del regime comunista. Il grande protettore, la Cina, fa trapelare «l’imbarazzo crescente», come ha comunicato per via diplomatica. E i fratelli separati del Sud hanno richiesto agli Stati Uniti le bombe nucleari tattiche, che erano state ritirate alla fine della guerra fredda. Barack Obama sollecita a tutti il sangue freddo, ma invia la portaerei George Washington e un gruppo di navi da guerra nel Mare Giallo per frenare i bollori della famiglia Kim. Contemporaneamente l’America rafforza l’asse politico-militare con la Corea del Sud e il Giappone in funzione anticinese.
Nell’era della globalizzazione tutto questo si traduce in instabilità su tutti i mercati finanziari e in una paura crescente da Est a Ovest.
- Giovedì 2 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 2 Dicembre 2010 alle 14:26 teocos ha scritto:
Che Dio strabenedica la Norvegia!!!
Il rispetto dei diritti umani, con relative appendici, sarà pure un encomiabile traguardo per l’umanità ma la amara realtà continua a reggersi sui rapporti di forza. Militari, economici e di deterrenza diplomatica. La Cina, alla vigilia della consegna del Nobel per la pace al dissidente cinese Liu Xiaobo, che sta scontando una condanna a 11 anni, dichiara ufficialmente che “sarà difficile continuare a mantenere relazioni con la Norvegia” mentre nella irresolutezza planetaria continua a puntellare il regime della Corea del nord che, oltre a brandire un armamento nucleare, gestisce un lager a cielo aperto, per milioni di innocenti, che grida vendetta al Cielo! La piccola Norvegia, che conta circa 4 milioni di abitanti, si erge solitaria contro il gigantesco Troll cinese e non pare intimorita mentre il resto del mondo fa i conti con l’economia di Pechino che continua ad estendersi come una piovra, insofferente ad ogni regola. Le annunciate defezioni di diplomatici occidentali alla cerimonia del Nobel costituiscono una diretta conseguenza della immediata disdetta di numerosi accordi commerciali con Oslo da parte cinese dopo l’annuncio dell’assegnazione del premio a Liu Xiabo. La caratura di un popolo, in termini di civiltà, si misura con l’esempio dei fatti!!!
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