
(Credits: Ap Foto/Canadian Press, Paul Chiasson)
Spari e incendi. Haiti non trova pace. In queste ore il 90% degli edifici della capitale dell’isola caraibica viene dato alle fiamme. A protestare sono i sostenitori di Michel Martelly, uno dei candidati alle recenti elezioni presidenziali che è stato escluso dal ballottaggio del 16 gennaio prossimo. E ci sarebbero già quattro morti. Anche i caschi blu dell’Onu contro la folla inferocita.
Tutto è cominciato martedì scorso, quando la Commissione elettorale ha decretato che saranno solo in due a contendersi la poltrona di presidente a gennaio: l’ex first lady a capo dell’opposizione, Mirlande Manigat, con il 31 per cento delle preferenze, e Jude Celestine, delfino del presidente uscente René Preval, che è passato al secondo turno con il 22 per cento dei voti. Michel Martelly, cantante pop molto amato dal pubblico dei giovanissimi, avrebbe ottenuto poco più di 6.800 voti in meno rispetto a Celestine, fermandosi al 21 per cento.
Gli osservatori internazionali, americani in testa, parlano di truffe e brogli ai seggi. L’ambasciata Usa ad Haiti ha espresso la sua preoccupazione per i risultati del primo turno, definiti “incoerenti”, rispetto alla campagna elettorale. Mentre il capo della Diplomazia europea, Lady Catherine Ashton, si è detta “molto inquieta” per ” l’irregolarità della tornata elettorale ad Haiti”.
Immediata la reazione dei sostenitori di Michel Martelly, che si sono riversati per le strade, dando inizio a una vera e propria guerriglia. Barricate ed edifici dati alle fiamme per le strade della capitale haitiana, Port-au Prince, e in quelle delle città vicine. E la conta delle vittme sembra salire. Decine di feriti e 4 i morti, anche se le autorità finora non hanno confermato alcuna cifra.

(Credits: Ap Foto/Canadian Press, Paul Chiasson)
Tre delle persone uccise sarebbero morte a Les Cayes, un centro a circa 200 chilometri a sud della capitale, un’altra a Port-au-Prince dove - secondo le testimonianze - la vittima sarebbe stata falciata dal fuoco aperto dai caschi blu, a protezione del quartier generale delle Nazioni Unite sull’isola, già nel mirino degli haitiani come “causa” della diffusione dell’epidemia di colera nel Paese.
Dai microfoni della radio, il candidato-pop, Michel Martelly, ha invitato i suoi sostenitori a protestare pacificamente e “senza violenze”, anche se - ha aggiunto - la comunità internazionale e gli osservatori nazionali e internazionali riconoscono che questi risultati non sono giusti”, e perciò “resterò al vostro fianco fino alla vittoria”. Adesso, Martelly ha tempo fino al 10 dicembre per presentare formale ricorso contro i risultati decretati dalla Commissione elettorale.
- Giovedì 9 Dicembre 2010

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Il 9 Dicembre 2010 alle 15:47 ZicZac.it, clicca qui e vota questo articolo! ha scritto:
Questo articolo è stato segnalato su ZicZac.it….
Haiti non trova pace. In queste ore il 90% degli edifici della capitale dell’isola caraibica viene dato alle fiamme. A protestare sono i sostenitori di Michel Martelly, uno dei candidati alle recenti elezioni presidenziali che è stato escluso dal ba…
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