
Sessantotto anni or sono i carri armati russi sfondarono il fronte tenuto dalle truppe italiane sul fiume Don circondando centinaia di migliaia di soldati dell’Asse. Oggi gli eredi dell’Armata Rossa sembrano orientati a equipaggiare le loro brigate motorizzate con mezzi blindati italiani. Al vertice italo-russo di Soci è stata infatti varata una joint venture italo-russa per la realizzazione di questo genere di mezzi.
Il piano è ancora da definire nei dettagli ma vede i russi interessati ad acquisire 2.500 veicoli 4×4 Lince da 7 tonnellate, gli stessi utilizzati dal contingente italiano (più altri nove eserciti europei) in Afghanistan, e probabilmente anche un buon numero dei più pesanti 8×8 Centauro e Freccia da 26/28 tonnellate. Il piano di cooperazione industriale coinvolgerà Iveco Divisione Veicoli Difesa, il Consorzio Iveco-Oto Melara e la holding statale russa Rostekhnologii .
In base a quanto trapelato nei mesi scorsi, sembrava che i Lince dovessero venire prodotti in Italia e assemblati in Russia verranno invece “realizzati al 50 per cento in Russia” come ha riferito il ministro della Difesa Ignazio La Russa al termine dell’incontro con il suo omologo Anatoli Serdjukov. “Una decina di Lince li daremo subito in prova, perché li possano testare, nei primi mesi dell’anno prossimo” ha aggiunto il ministro precisando che “l’Italia ha posto dei paletti, per esempio che i blindati siano commercializzabili solo nella Confederazione degli Stati indipendenti” (l’organismo transnazionale che riunisce molte repubbliche dell’ex Urss).
Questo accorgimento dovrebbe tutelare l’esclusività sui mercati internazionali di un mezzo che Iveco ha già venduto in Europa in 2.500 esemplari . I Lince, il cui costo in Italia è di circa mezzo milione di euro ad esemplare, verranno forniti anche alle forze di sicurezza del ministero dell’Interno (Omon) e ai servizi segreti (FSB) grazie a stanziamenti di 30 miliardi di rubli, circa 762 milioni di euro. Ancora in alto mare sarebbero invece le trattative intorno ai mezzi Freccia e Centauro, capaci di trasportare squadre di fucilieri, dotati di cannoni da 25 e 120 millimetri e il cui costo oscilla tra i 3 e i 4 milioni di euro.
“I russi ci hanno chiesto alcuni esemplari”, ha detto La Russa. “Due mezzi Centauro li daremo subito per farglieli testare, mentre per i Freccia aspetteremo ancora un po’”, probabilmente perché i primi 17 mezzi si trovano da sei mesi in Afghanistan per i test operativi. La cooperazione tra i due paesi nel campo militare, ha concluso La Russa, prevederà anche “un addestramento congiunto in Italia e in Russia” che coinvolgerà gli Alpini.
Con l’acquisizione dei diritti di produzione dei blindati italiani l’industria russa conta di fare un balzo tecnologico in avanti compensando i gap accumulati nell’era post-sovietica. L’Esercito russo riuscirà a dotarsi di mezzi moderni, ben protetti contro mine e ordigni improvvisati e adatti alle operazioni anti-guerriglia che Mosca conduce o ritiene che dovrà condurre nel Caucaso e nelle repubbliche asiatiche ex sovietiche rimaste nell’orbita di Mosca.
Per l’industria italiana, l’export in Russia rappresenta non solo un grande successo commerciale ma anche un eccellente ritorno d’immagine per i suoi prodotti, in grado di spalancare nuovi mercati. Resta però da chiarire se in termini strategici la Russia sia da considerare un nuovo partner o ancora un rivale dell’Occidente. Se, in altri termini, ci convenga o meno armarla e rafforzarla sul piano militare e industriale.
- Giovedì 9 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 11 Dicembre 2010 alle 9:38 fsl ha scritto:
Al vertice di Soci, s’è anche parlato del programma per le nuove navi d’assalto anfibio tuttoponte LHD, che è stato trasformato in una gara internazionale cui parteciperanno i principali costruttori europei, con i francesi che propongono le loro Mistral in posizione favorita.
Va evidenziata la nuova mentalità dei politici russi in ordine all’acquisizione di nuovi sistemi d’arma.
Invece di reinventare mezzi che sono già in costruzione presso altri Paesi, trattano con questi ultimi per comprarli, ovviamente con la formula della produzione su licenza.
In questo modo evitano di sprecare MILIARDI in ricerca e sviluppo per avere, magari in ritardo, mezzi con caratteristiche uguali o inferiori alle controparti.
Accordi analoghi saranno presi per le nuove unità da assalto anfibio tuttoponte e per gli UAV di produzione israeliana.
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