
Hong Kong, slogan di attivisti davanti al Ministero degli Esteri cinese
“L’Occidente ha definito Liu Xiaobo un combattente, ma in realtà è un criminale che ha cercato per anni di mettere in difficoltà il suo Paese. Fomentato da amici occidentali, ha dichiarato che la Cina dovrebbe essere colonizzata per i prossimi 300 anni e divisa in 18 parti. E Pechino avrebbe quindi reagito al conferimento del Nobel in maniera esagerata? Non mi pare. Se c’è qualcuno che ha esagerato si tratta di Liu Xiaobo”. Si è aperto con queste parole un editoriale pubblicato ieri dal China Daily.
“I membri della Commissione per il Nobel hanno accusato la Repubblica popolare di non rispettare i diritti umani, ma hanno anche ammesso di non essere mai stati in Cina. Forse è per questo che quando si riferiscono alla Costituzione cinese, il documento che dimostrerebbe l’ostilità del governo nei confronti dei diritti umani, alla luce del presunto mancato rispetto degli articoli 35 e 41, quelli che garantiscono ai cinesi ‘la libertà di parola, di critica e di suggerire ai politici nuove iniziative’, si dimenticano sempre che la stessa Costituzione contiene gli articoli 51, 52 e 54, secondo i quali ‘l’esercizio della libertà individuale non può mettere in discussione gli interessi dello Stato, della società e della collettività’, perché il dovere di ogni cittadino è quello di salvaguardare l’unità nazionale, la sicurezza e l’onore della madrepatria”.
Sono parole forti, che confermano per l’ennesima volta che Pechino non ha nessuna intenzione di mantenere un profilo basso nella vicenda di Liu Xiaobo. Domani si svolgerà ad Oslo la cerimonia della consegna dei premi Nobel, e le pressioni della Cina hanno spinto i rappresentanti di moltissimi paesi a boicottarla.
Sempre per distogliere l’attenzione dal “pericoloso” dissidente, Pechino ha lanciato in patria una nuova iniziativa: il “Premio Confucio per la Pace”, assegnato oggi, in absentia, all’ex-presidente taiwanese Lian Chen nel corso di una sontuosa cerimonia organizzata in tutta fretta in un grande albergo di Pechino. Secondo la stampa cinese, Lian Chen avrebbe battuto Nelson Mandela e Jimmy Carter. Pur non essendo mai stato messo al corrente della sua candidatura…
- Giovedì 9 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 12 Dicembre 2010 alle 17:04 indigesto ha scritto:
Bisognerebbe chiedere ai cinesi cosa intendono per interesse dello Stato, gentile Professoressa. Certo ogni Stato tende a difendere con la sua Carta le sue prerogative, come la nostra “democrazia” si difende dal “fascismo” con leggi ad hoc. Ma è la difesa di uno Stato “democratico” dall’incubo del “totalitarismo”. Qualcuno dovrebbe far capire ai cinesi che da loro è l’esatto contrario. Saluti.
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