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- Un commento

(Credits: AP Foto / Vahid Salemi)
A Teheran tira una brutta aria. E questa volta non in senso figurato. L’inquinamento è alle stelle da un mese e, come in passato, anche questa volta le autorità hanno deciso per la chiusura degli uffici tre giorni la settimana. Idem per scuole e università, che si sono fermate per un periodo più lungo.
L’80 per cento dell’inquinamento è causato dalle automobili. Tre milioni e mezzo quelle immatricolate a Teheran. A peggiorare la situazione è il cambiamento climatico: anziché pioggia e vento come al solito, a dominare è l’aria secca.
Per controbilanciare queste condizioni climatiche, l’altroieri dieci aeroplani speciali hanno rovesciato acqua sulla capitale, nella speranza di dissolvere un po’ di inquinamento. Ma i tecnici dubitano possano funzionare, anche perché i gas di scarico di questi aerei si sommerebbe a tutto il resto. Insomma, misure controproducenti.
Le autorità pensano anche di ricorrere a un centinaio di purificatori d’aria.
Nella confusione, si punta il dito contro Washington e contro le sanzioni decise lo scorso luglio dal Congresso americano per vietare alle società petrolifere occidentali di vendere benzina all’Iran.
Per evitare di rimanere a corto di benzina, le autorità iraniane hanno messo a punto un piano di emergenza per raffinarla localmente in quantità tale da poterla esportare nel vicino Iraq.
Il problema è che la benzina viene raffinata negli impianti petrolchimici. E l’alto livello di ottani, insieme alla bassa qualità, sembra essere la causa di tanto inquinamento a Teheran, nella città di Isfahan e in altre località densamente popolate.
- Giovedì 9 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 9 Dicembre 2010 alle 13:11 indigesto ha scritto:
Abbiamo sempre detto, gentile Professoressa, della scarsa propensione dell’Iran a dotarsi di raffinerie e ricavare dal proprio petrolio i prodotti necessari alla propria economia. Soprattutto in previsione di sanzioni ce ne sarebbe stato tutto il tempo. Di queste e della propria improvvidità ora ne paga le conseguenze e, come al solito, ci va di mezzo il popolo. Saluti.
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