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Wikileaks, gli Usa e la regione dei Grandi Laghi

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  • Tags: burundi, Congo, Hillary Clinton, La mia Africa, Rwanda, Usa
  • 3 commenti
Campo sfollati di Kibati, alle porte di Goma, Repubblica Democratica del Congo (Credits: Giampaolo Musumeci)

Campo sfollati di Kibati, alle porte di Goma, Repubblica Democratica del Congo (Credits: Giampaolo Musumeci)

Washington vuole sapere esattamente ciò che sta accadendo nella regione africana dei Grandi Laghi. Da tempo chiede perciò ai suoi diplomatici periodici report sullo stato dell’arte di Rwanda, Burundi e Repubblica Democratica del Congo.

Tra i documenti pubblicati da Wikileaks, risulta infatti evidente l’interesse degli Usa per la tormentata (e ricchissima) regione africana. I documenti resi noti pochi giorni fa erano stati classificati come “segreti di stato” e noforn, cioè No Foreigners, quindi da non divulgare all’estero.

Due i temi chiave: le risorse minerarie e le conseguenze del genocidio rwandese del 1994. Hillary Clinton chiede da tempo agli agenti americani sparsi sul territorio una mole notevole di informazioni sui leader politici dei tre Paesi, ma non solo: si chiedono numeri di telefono, informazioni personali sulla vita e i comportamenti privati, appartenenza etnica o tribale, oltre a scanner dell’iride e altre informazioni biometriche. Tutto, naturalmente, all’insaputa degli interessati.

Al centro degli interessi Usa, i rapporti fra Kigali e Kinshasa, e Kampala et Kinshasa. Ma è il Rwanda che preme particolarmente all’amministrazione a stelle e strisce. Gli agenti devono riferire su: violazioni dei diritti dell’uomo, possibili assassini commessi dal Fronte Patriotico Rwandese (FPR, il partito del rieletto presidente Paul Kagame), sui movimenti dei gruppi paramilitari, su eventuali azioni commesse da civili tutsi contro civili hutu. E poi, ancora, informazioni su postazioni militari, sullo stato dei rifugiati (migliaia di hutu rwandesi sono ancora in Congo).

La questione del genocidio del ‘94 è ben lungi dall’essere risolta. Un recente rapporto Onu getta nuova luce sui tragici fatti e tende in qualche modo a ristabilire le responsabilità fra hutu e tutsi. La tensione etnica latente preoccupa gli Usa (e non solo).

Oltre agli interessi strategico-militari, quello che “scotta” per l’amministrazione Usa è la massiccia presenza cinese nella zona, in particolare nel settore minerario ed edile. Infine, Washington vuole sapere in che misura le divisioni e i conflitti etnici-tribali della regione possano attirare gruppi terroristici.

Da alcuni mesi, per esempio, l’amministrazione Obama si è impegnata contro l’LRA, il Lord’s Resistance Army di Joseph Kony, formazione ribelle ugandese che da anni scorrazza nella regione fino al Sudan depredando villaggi e uccidendo civili.

Ma non si dimentica il problema alimentare: gli agenti Usa devono riferire sui sentimenti e sulle opinioni dei governi della regione riguardo agli organismi geneticamente modificati e una loro possibile coltivazione.

  • giamp
  • Giovedì 9 Dicembre 2010

Vedi anche:

  • Il Rwanda alle urne tra tensioni, omicidi e intimidazioni
  • Secondo l'Onu, in Congo fu "genocidio". Ma il Rwanda non ci sta
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Commenti

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Il 9 Dicembre 2010 alle 18:24 anna.one ha scritto:

Non credo che allo State Department scotti la presenza della China, se le compagnie americane avessero voluto impegnarsi e sfruttare le miniere e le risorse varie, nella regione ci sarebbero state prima delle chinese.

I fattori che le tengono lontane e’ proprio l’instabilita’ dei governi e la sicurezza precaria, le leggi civili, criminali e per le corporations, la mancanza delle promesse di un mercato attivo e futuro sviluppo, ROI, mancanza di business framework con logistics come elementi chiave. Un ambiente accogliente, inclusa la salute e il livello di educazione dei locali.
Corruzione e l’Africa che non si sa “vendere” ma, alla fine, come un intervistato disse alla US Chamber of Commerce che conduceva studi nel 2009 sul soggetto della mancanza di interesse dei business americani nell’ investire in Africa : “’cause africans will steal our crap if we bring it over there”.

Sembra che i chinese sono cosi’ disperati d’ ottenere minerali e risorse varie per alimentare la loro economia che rischiano piu’ degli americani.

I vari gov americani, inoltre, non si sono mai impegnati con l’Africa in generale se non con il consegnare aiuti umanitari sopratutto cercando di debellare scourges come l’AIDS.

Politicamente gli USA hanno sempre trascurato il continente, ma oggi il problema e’ l’insediamento dell’Al Qaeda dove esiste un vacuum, l’esempio e’ la Somalia.

Con China si fanno business, con i terroristi la guerra e l’Africa continua ad essere il basket case di sempre, e’ naturale che dando ai diplomatici l’ordine di tenere gli occhi aperti il gov. americano voglia essere up to date sugli avvenimenti in quei paesi, compreso Kenya, che purtroppo si teme sono sull’orlo del fallimento totale.

E sappiamo benissimo cosa significa tutto cio’ per la nostra sicurezza avendo l’esempio dell’Afghanistan dove fu progettato l’attacco del 9/11.

Il 10 Dicembre 2010 alle 20:04 giampaolo.musumeci ha scritto:

Cara Anna, sul fatto che agli Usa la presenza cinese non crei problemi non sono troppo d’accordo. Nel 2008, dopo che Kabila strinse un accordo multimiliardario con la Cina per il Coltan, il Rwanda, con appoggi statunitensi, diede linfa vitale al generale “ribelle” Nkunda, che occupò in pochi mesi tutte le zone minerarie del nord Kivu.

Verissimo pure l’interesse Usa per il corno d’Africa, in particolare la Somalia, che sarà ancora per molto tempo esplosivo.

Io credo che negli anni a venire l’intelligence statunitense sarà sempre più impegnata nel Continente Nero. Anche suo malgrado.

Il 11 Dicembre 2010 alle 6:58 anna.one ha scritto:

Certo, caro Giampaolo, l’interesse degli USA per il Continente Nero, tutto, e’ incominciato sotto l’amministrazione Bush e continua sotto quella di Obama, infatti AFRICOM e’ operativo. E concordo, gli US sono impegnati non solo con l’intelligence ma con boots americani sul campo… suo malgrado.

La provincia Kivu, nel Congo, Darfur in Sudan meridionale e Somalia sono il nuovo geopolitico “hot spot” e le prime due sono importanti per il futuro strategico flusso di materie prime per China.

Cosi’ in IMO, e forse non mi sono spiegata bene precedentemente, gli US non sono preoccupati per: “la massiccia presenza cinese nella zona, in particolare nel settore minerario ed edile”, ma per l’influenza politica che la presenza massiccia della China potra’ avere sul Continente.
Comunque, lei ne sa piu’ di me sul soggetto, io mi interesso piu’ del Middle East, per questo la leggo con interesse.

Saluti :)

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