
"Nemmeno una in più" (Credits: jrsnchzhrs by Flickr)
L’unione fa la forza e così due associazioni di una delle città considerate più pericolose al mondo, Ciudad Juárez, in Messico, assieme all’ong statunitense Wola nel lontano 2003 avevano deciso di chiedere aiuto agli esperti dell’Eaaf, l’Equipe argentina di antropologia forense. Sono specialisti che hanno aiutato a ritrovare migliaia di ossa dei desaparecidos della dittatura in Argentina dal 1984 in poi e che, data l’esperienza acquisita sul campo, oggi sono richiesti in Africa, Asia, nei Balcani, ovunque ci siano massacri insomma. Da anni lavorano sul caso messicano e, finalmente, a gennaio renderanno noti i risultati delle loro indagini.
L’obiettivo delle associazioni Justicia para nuestras hijas e Nuestras hijas de regreso a casa - entrambe composte da famigliari che hanno figlie, sorelle e mogli desaparecidas - è di fare luce sul grande giallo di Ciudad Juárez, ovvero quello delle donne scomparse e assassinate, che da anni è il dramma di questo luogo infernale.
Solo tra il gennaio e il novembre del 2010, infatti, 395 donne sono state assassinate nella città di frontiera, separata da El Paso (Texas) dal Rio Bravo, ma di molte di loro non è stato trovato neanche il corpo.
La situazione è così grave che la Commissione Interamericana per i Diritti Umani dell’OEA, l’Organizzazione degli Stati Americani, ha persino denunciato il Messico per femminicidio di fronte alla Corte Interamericana per i Diritti umani, che ha già comminato alcune condanne. Una prima assoluta che testimonia la gravità della situazione.
Il rapporto dell’Eaaf, molto atteso, sarà dunque pubblicato in forma completa solo a gennaio ma già adesso trapelano rivelazioni sconcertanti. Gli esperti argentini sono infatti riusciti a recuperare i resti di almeno 83 donne, alcune morte addirittura 12 anni fa. Hanno lavorato perfino nelle “narcofosse” (le fosse comuni in pieno deserto usate per occultare le ossa delle vittime) pur di trovare informazioni. E alla fine dell’operazione, a quanto pare, è stata svelata l’identità di almeno 33 donne.
Un profilo delle vittime è già stato tracciato: “La maggior parte erano giovani e povere. Alcune erano operaie nelle maquiladoras, le fabbriche di assemblaggio e componentistica, e sono sparite all’uscita dal lavoro, altre sono state vittima di violenza domestica o erano coinvolte nel mercato della prostituzione”, spiegano gli esperti argentini.
Nel 90 per cento dei casi hanno un’età compresa tra i 10 e i 35 anni e soprattutto negli Stati del Nord del Messico, i più violenti assieme alla capitale, sono spesso donne sole, emigrate da altre regioni del Paese alla ricerca di un futuro migliore per lavorare nelle fabbriche vicine al confine statunitense.
Sette sataniche, narcotraffico, snuff movies, fantomatici serial killer. In passato gli omicidi delle donne di Ciudad Juárez sono stati collegati alle più svariate ipotesi d’indagine da parte della autorità locali ma avrebbero una dinamica che li accomuna nella stragrande maggioranza dei casi: sequestro che si protrae per più giorni, tortura, violenza sessuale, morte.
Secondo l’Inegi, l’Istat messicano, il 55 per cento delle donne dai 15 anni in su dichiara di avere subito qualche violenza durante l’ultimo rapporto sentimentale con il partner, mentre 6 su 10 sono state vittime di reati. Purtroppo poche hanno il coraggio di denunciare alla polizia le umiliazioni, spesso perché minacciate dall’ambiente circostante o forse perché consapevoli che qui è l’impunità a farla da padrone.
“Dai dati raccolti in questo Paese viene uccisa, in media, una donna ogni sei ore. È una situazione vergognosa paragonabile a quella dell’Afghanistan”, denunciava un paio di anni fa Angela Alarache poco dopo aver presentato l’ultimo studio dell’Università di Città del Messico (Unam) sulla violenza contro le donne.
Tre anni fa a Ciudad Juárez, anche per cercare di ovviare al problema d’immagine, avevano messo a capo dell’amministrazione della Polizia locale una donna, la 40enne Silvia Molina Guzmán. Era la prima volta che accadeva. Fu uccisa poco dopo, il 16 giugno 2008, da 10 colpi di arma da fuoco mentre parcheggiava l’auto nel garage di casa sua.
- Martedì 14 Dicembre 2010
LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
IL MONDO CHE SARÀ
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
IL MONDO IN CLASSIFICA
STORIE DAL MONDO
OGGI AVVENNE
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
STATI UNITI, FRANCIA, EGITTO, RUSSIA
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
GUARDA IL VIDEO
VAI ALLO SPECIALE
I FATTI PIÙ IMPORTANTI DEL 2011
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 14 Dicembre 2010 alle 20:34 Tweets that mention Gli esperti dei desaparecidos argentini svelano il giallo delle donne scomparse a Juárez - Mondo - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
[...] This post was mentioned on Twitter by Medifocus, Riviste Italiane. Riviste Italiane said: Rivista: Gli esperti dei desaparecidos argentini svelano il giallo delle donne scomparse a Juárez http://ow.ly/1arMbD [...]
Il 14 Dicembre 2010 alle 22:33 anna.one ha scritto:
Bravo mr. Manzo, almeno un giornalista che riporti su quei casi, incredibilmente pietosi.
Non si sente nessun peep dai soliti moonbats, quelle povere anime non fanno notizia, vuoi mettere un terrorista assassino dell’Al Qaeda detenuto a GITMO?!
Che ci piaccia o no, gli USA saranno costretti ad invadere il Mexico che e’ diventato il nostro prossimo Afghanistan.
Molti pensano che e’ un problema loro, non nostro, tuttavia, tale illusione della sicurezza e’ rapidamente erosa con le storie di ufficiali di polizia americana minacciati da cartelli della droga mexicani, di omicidi e sequestri di droga in Arizona e Texas, del controllo di alcune parti dell’ Arizona e incursioni nel New Mexico e Colorado dei cartels, di ragazzi trasformati in killers, e di turisti americani rapiti o uccisi mentre erano in vacanza in Mexico.
Da RedState:
Con l’eccezione di, forse, il governatore del Texas Rick Perry, nessun funzionario pubblico vuole ammettere pubblicamente un fatto ovvio. La questione diventa allora: cosa fare con il Mexico dopo che lo avremo invaso e distrutto i cartelli della droga (per quanto possibile). Gli Stati Uniti semplicemente dovranno lasciarlo in mano ai politici corrotti, al fallimento delle politiche economiche, e l’illegalita’, o allegarlo e farne il 51 ° stato?
Con ii suoi rapimenti e piu’ di 28.000 omicidi negli ultimi quattro anni il Mexico e’ terrorizzato. Ora, invece di rifugiati economici provenienti attraverso le nostre frontiere in cerca di occupazione e reddito, i rifugiati umanitari stanno fuggendo dal Mexico, al fine di rimanere in vita. Se si pensa che solo alcune parti del Mexico sono sotto il controllo dei cartels, e’ un’illusione visto che quasi tutto il Mexico e’ in mano dei cartels della droga.
Il 14 Dicembre 2010 alle 22:37 anna.one ha scritto:
http://www.bloggii.com/wp-cont.....464map.gif
Il governo di Calderon sta’ perdendo la guerra e anche i terroristi islamici ora sono alleati dei drug lords, la situazione per gli US e’ seria ma…. Obozo che fara’?
Fara’ causa?
Il 14 Dicembre 2010 alle 23:15 paolo.manzo ha scritto:
@anna.one
In riferimento alla mappa “La Familia” è sicuramente il “caso” più interessante tra i vari cartelli perché “esula” dallo schema tradizionale. Dalla Dea è considerato uno dei cartelli più pericolosi e poderosi al mondo. Inizialmente alleati de Los Zetas con cui poi
hanno preso a contendersi la piazza USA, oltre un mese fa hanno lanciato un appello alla popolazione con tanto di sondaggio per vedere se ritirarsi dalla piazza e facendo capire di volere trattare con il FCH che of course ha seccamente smentito. Trattativa sì, trattativa no, non è dato sapere. La “Familia” è descritta dagli specialisti di narcos come una setta religiosa di culto pseudo evangelica che predica il diritto divino dell’organizzazione ad eliminare i nemici e giustifica
la tortura e gli omicidi come “Giustizia Divina”. Hanno anche la loro “bibbia”, o meglio il loro manuale spirituale, con cui tengono corsi in cui infondono quelli che considerano i loro valori e principi. Il libro è “Salvaje de Corazon”, “Selvaggio di Cuore” dello scrittore cristiano evangelico John Elredge. I membri evitano l’uso di droga, alcol e devono preservare l’unità familiare.
Il 15 Dicembre 2010 alle 7:59 anna.one ha scritto:
Si, El Mas Loco predicava il diritto divino dell’organizzazione di eliminare i nemici, certo i seguaci del culto sono molto “spirituali” un po’ come i tagliateste islamici radicali, e tutto in nome di una religione, anzi, culto, una bella scusa. Il fatto e’ che non si accontentano del Mexico, ora vanno dai vicini.
Coincidenza, proprio questa sera su FoxNews, Jennifer Griffin riportava dal Nicaragua dove gli USA stanno combattendo una “terza guerra” che quasi nessuno sa. I Green Berets stanno addestrando l’esercito perche’ si difenda dal Los Zetas, purtroppo il cartel Sinaloa si e’ infiltrato anche in Costa Rica e quella nazione non ha nemmeno un esercito e sappiamo che cosa successe sul fiume San Juan.
Le agenzie di intelligence degli USA e del Mexico sanno che Los Zetas si estende ora in Guatemala, dove hanno corrotto la polizia e istituito campi di addestramento, minacciando la stabilita’ del governo di centro-sinistra il presidente Alvaro Colom. Con solo circa 200 paramilitari, Los Zetas sono comunque armati per la guerra totale contro il governo mexicano. Il gruppo possiede non solo armi varie, ma elicotteri.La loro abilita’ tecnica si estende a intercettare comunicazioni del governo.
Ora tutti sono contro gli “Zeta” a cominciare dalla “Familia” che vuole togliersi dai piedi i rivali e, l’invito al pres.Calderon apparso in striscioni a Tamaulipas, di ritirare l’esercito regolare in modo che l’ alleanza possa distruggere Los Zetas poteva essere uno stratagemma per dare libero sfogo ai cartelli di tutto il Mexico, senza timore di rappresaglie del governo. Meno male che Calderon non ha accettato l’offerta del “ritiro e scioglimento del cartel”.
Alcuni pensano che la guerra alla droga mexicana e’ un sottoprodotto della trama decennale “narco-sovversione” del blocco comunista contro gli USA e l’Occidente in generale. Hey, dopotutto Hugo Chavez in Venezuela , Evito el cocalero in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador , le FARC della Colombia, e il Sendero Luminoso in Peru’ sono componenti importanti in quella trama. Nel 1980 il regime comunista dell’Havana e Managua hanno svolto un ruolo fondamentale in quella sovversione, e Raul Castro e Daniel Ortega si crede che siano ancora dei players.
Ci sono in Mexico numerose gangs della Mafia Russa, Poldolskaya, Mazukinskaya, Tambovskaya ed altre, ma non credo abbiano fini politici, comunque sono quelle che forniscono le armi ai drug lords.
Bluefields, il principale porto caraibico del Nicaragua, rimane un punto di trasbordo piu’ importante per la cocaina colombiana.In Venezuela e in Nicaragua i busts fatti dai regimi sono molto probabilmente destinati a oscurare la complicita’ del governo nel flusso di droga globale.
Certo che l’attenzione e’ tutta rivolta al M.O, mentre quasi tutta l’America Latina va’ a farsi benedire…non il Brazil, o almeno cosi’ sembra! ;)
Il 15 Dicembre 2010 alle 14:46 p.a.d ha scritto:
“Gli Stati Uniti semplicemente dovranno lasciarlo in mano ai politici corrotti, al fallimento delle politiche economiche, e l’illegalita’, o allegarlo e farne il 51 ° stato?”
____________________________________________________________
Semmai il 52°… Sempre che non si voglia anteporre come importanza il Messico a Washington… I primo fa danni, il secondo deve sbattersi a ripararli.
Ci manca solo che il Messico venga annesso agli Stati Uniti! Va bene farsi carico degli equilibri politici e sociali di nazioni bisognose, ma prendere in casa un malato infetto ancora prima di un’opportuna quarantena (tipo quarant’anni di prova prima di annetterlo) non mi sembrerebbe una gran furbata.
Capisco che potrebbe essere una ghiotta opportunità sia a livello politico che strategico-militare… Anche l’Afghanistan LO ERA…
Secondo me, andare là e fare piazza pulita dei cartelli cocaleros ogni volta che si rende necessario ma senza eccessive ingerenze politiche, sarebbe la cosa migliore.
Lasciarli ad autonomo destino, e quando necessitano interventi farlo in collaborazione con il governo locale.
Dove sta scritto che sia obbligatorio fare di più?
Il 15 Dicembre 2010 alle 15:41 indigesto ha scritto:
Non che ne sappia molto sulla politica interna messicana, ma credo che Calderon difficilmente possa fare di più, nonostante gli aiuti USA, dove i cartelli messicani, di contro, sono da tempo penetrati e dettano leggi in combutta con la delinquenza locale. Temo proprio che ci sia bisogno di un attacco frontale da parte degli USA, sul proprio territorio come su quello messicano. Non credo francamente che basti una guerra di contenimento. Calderon dovrebbe invitare ufficialmente gli USA ad intervenire, mitigando così le immancabili proteste dei governi narco-islamici-comunisti dell’America latina. E’ negli interessi degli USA stroncare l’attività dei cartelli di un paese che ormai li sta invadendo con le sue organizzazioni criminose. Poi politicamente si deciderà a quale Governo affidare il Messico. Meglio di tutte le soluzioni vedo un’annessione del Messico agli USA, anche se questo proporrà non pochi problemi nel medio termine.
La sparizione di migliaia di donne, fatto raccapricciante, come pure l’ispirazione religiosa di queste aggregazioni delinquenziali (si pensi alle nostre mafie, del resto), appartiene alla cronaca. Ma qui ci va di mezzo la storia di un continente. E sarebbe già ora di darvi una sterzata.
Il 15 Dicembre 2010 alle 17:09 anna.one ha scritto:
“..il 51 ° stato?”
Semmai il 52°
NO, mr. pad, il 51 °
The United States is a federal union of fifty states.
Con certe nazioni, esempio l’Afghanistan, bisogna fare di piu’ quando la sicurezza nazionale e’ minacciata.
Vorrei sapere come si potrebbe fare, come mr. pad opine :”..Secondo me, andare là e fare piazza pulita dei cartelli cocaleros ogni volta che si rende necessario ma senza eccessive ingerenze politiche, sarebbe la cosa migliore”, quando sono proprio nella maggioranza dei casi i governi con i loro leaders e i militari come, esempio, in Venezuela coinvolti con i cartels. In Colombia il successo e’ dovuto al fatto che Uribe collaborava in pieno con il governo degli USA.
Il 15 Dicembre 2010 alle 17:29 anna.one ha scritto:
Caro indigesto, i problemi che gli USA hanno con il Mexico sono enormi, solo per “la guerra alla droga”, anche se Obama non vuole che la si chiami guerra, con la Merida Initiative il governo americano ha un impegno di $1.4 miliardi per 3 anni e non sono incluse armi nel piano.
Una curiosita’:
Last year Mexico received more than $17 billion in remittances. The amount of remittances in Mexico exceeds the amount of foreign direct investment in the country. Other Latin American countries like El Salvador are popular destinations for remittances. In 2005 approximately $2.5 billion was sent to El Salvador. The amount represented more than 13% of El Salvador’s GDP, or gross domestic product. It is estimated that Latin Americans residing (anche i circa 12 milioni di illegali) in the United States send $30 billion dollars to their native countries.
E poi odiano i xxx yanquis, sti’ xxx!
Il 15 Dicembre 2010 alle 19:10 indigesto ha scritto:
Cara Anna, non è questione di rimesse ma di cannoni ad alzo zero. La particolarità sta nel fatto che il Messico è alle porte casa degli USA. Loro, i messicani, non penso il Governo messicano, una guerra la stanno in pratica già conducendo, con la immigrazione clandestina, il riciclaggio dei capitali sporchi e lo sconfinamento dei cartelli (per dire giusto quello che so) e a questo punto una soluzione radicale si impone. Per no essere considerati invasori, ed evitare ingerenze politiche come dice p.a.d, occorrerebbe il placet di Calderon. Non credo che si farà attendere a lungo: gli conviene! Saluti.
P.S. Per curiosità: le xxx ce le hai messe tu? (nd Manzo io, io, sa, sono un censore che neanche l’Ovra e la Stasi … )
Il 15 Dicembre 2010 alle 19:14 anna.one ha scritto:
Wow, mr Manzo, bandito il “bandidos”? Ma siamo in convento? LOL (nd Manzo, cara anna preferisco i luoghi di perdizione ma ho molti amici yankee-messicani e la prima l’ho bannata per la seconda … anyway happy christmass and happy new year 2 u too) (nd Manzo2 happy Xmas)
Saluti e i migliori auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo!
Il 15 Dicembre 2010 alle 21:28 indigesto ha scritto:
Caro Paolo, era solo per sapere se la cara Anna usa esprimersi compiutamente. Meglio non stuzzicarla.
Per gli Auguri, se non sparite all’improvviso, c’è ancora qualche giorno. In ogni caso felici Festività!
Il 15 Dicembre 2010 alle 21:55 anna.one ha scritto:
Mr. Manzo, il cognome di mia suocera e’ Rodriguez…sapesse come li chiama…. e in mextex!!!!
:)
Il 15 Dicembre 2010 alle 22:05 anna.one ha scritto:
Mah..mah caro indigesto e che cosa ne direbbe il mondo intero,a cominciare dagli euros? Gli yankees sono gia’ considerati “invasori” e “imperialisti” anche se intervengono quasi sempre su invito dei governanti in carica o..dissidenti e se ne vanno, figuriamoci se invadessero e integrassero il Mexico per davvero! Pensa come sarebbe furioso il nostro comune “amico”… LOL
Auguri sinceri di Buon Natale & Anno Nuovo.
Il 16 Dicembre 2010 alle 14:27 p.a.d ha scritto:
Anna, hai frainteso. Anzi, rileggendo, forse, mi sono spiegato male io…
Intendevo dire che quando i modus vivendi e operandi di uno stato confinante vanno ad inficiare la tranquillità sociale ed economica del vicino, trovo assolutamente lecito che il vicino stesso - vista l’inerzia e la connivenza dei vertici messicani - possa intervenire chirurgicamente senza “se” e senza “ma” e senza le inconcludenti “anestesie” politiche!
Ovvio che scalzando dal basso tutto il marciume si arrivi ai vertici governativi e, una volta soppiantati da persone affidabili, si possa con esse collaborare successivamente in caso di necessità ulteriori.
Auguri anche a tutti voi, compreso il censore Manzo ;)
Il 16 Dicembre 2010 alle 14:29 p.a.d ha scritto:
Piccolo OT:
Mr. Manzo… Mi meraviglio di lei!!!
Un esperto in “X” avrebbe dovuto scrivere “happy Xmass”… Ovviamente anche con una sola “s”. ;) (nd Manzo, gracias p.a.d. errore bovino fu)
Il 16 Dicembre 2010 alle 14:36 p.a.d ha scritto:
Dimenticavo…
Anna, io ho sempre considerato il Columbia District come uno stato ulteriore, anche se grande come un parco giochi.
Vabbè… 50… facciamo conto pari. :)
Il 16 Dicembre 2010 alle 17:18 indigesto ha scritto:
Ma si tratta di cavoli loro, degli USA intendo dire. All’”amico” basterà qualche abluzione con acqua fredda per calmare il furore! Con questo freddo cane funzionerà!
Ancora Felice Natale e Felicissimo Anno nuovo ad Anna, Paolo, p.a.d, jimmie e compagnia!
Il 16 Dicembre 2010 alle 18:54 anna.one ha scritto:
Visto che anche qui si parla di abusi di donne, (e che Mr. Manzo e’ una persona/giornalista serio), vorrei sapere dove sono le “femministe” e ripropongo un commento che non so perche’ non e’ stato pubblicato.
Il 15 Dicembre 2010 alle 20:36 anna.one ha scritto:
Il tuo commento è in attesa di approvazione da parte del moderatore.
Altre figuracce!
http://www.youtube.com/watch?v.....6dO9eVOY2I
Se essere femministe significa attaccare la sola nazione nel M.O dove le donne sono libere e hanno equal diritti, ma mai i paesi islamici dove le donne vengono dopo le capre, allora queste manly looking racchione hanno decretato la fine del femminismo.
File under “figuracce” :)
Il 18 Dicembre 2010 alle 15:27 paolo.manzo ha scritto:
AGGIORNAMENTO IMPORTANTE:
Marisela Ortiz è stata massacrata giovedì sera, alle 20, con un colpo di pistola a bruciapelo di fronte alle porte del Palazzo del Governo della città messicana di Chihuahua, proprio davanti alla “Cruz de los Clavos” NI UNA MAS, la croce di chiodi NEANCHE PIU’ UNA, innalzata dalla rete delle “donne in nero” e dalle madri delle giovani assassinate (Chihuahua è la capitale dell’omonimo stato dove c’è anche la tanto famigerata Ciudad Juárez). Marisela è stata uccisa per chiedere giustizia per sua figlia Rubí. “Non mi muoverò di qui finché non arresteranno l’assassino di mia figlia” aveva detto Marisela prima di accamparsi, lo scorso 25 novembre quando – a memento del mondo politico – si era tenuta la manifestazione di innalzare la Croce davanti al Palazzo del Governo per ricordare il femminicidio che solo quest’anno ha massacrato quasi 400 donne. Voleva passare il Natale e il Capodanno in questo luogo simbolo e, invece, è stata uccisa. La sua storia è incredibile e merita di essere raccontata. Sua figlia Rubí aveva 16 anni quando fu massacrata da Sergio Rafael, era l’agosto 2008. Da quando sparì e poi furono incontrati un pugno di ossa sua mamma Marisela, un’infermiera in pensione, aveva dedicato la sua vita per cercare giustizia per sua figlia, trasformandosi in una riconosciuta attivista dei diritti umani in Messico. Lo stesso giorno in cui il Segretario di Governo messicano Francisco Blake chiedeva ai cittadini di “tirarsi la paura di dosso per combattere i criminali” Marisela è stata dunque uccisa davanti al Palazzo del Governo perché non solo si era “tirata di dosso la paura” ma aveva marciato per giorni sino a Ciudad Juárez per esigere che fosse comminata la pena nei confronti dell’assassino confesso della figlia. La accompagnavano una carriola, la nipote di due anni e un cartello con la foto di Rubí. Un tribunale aveva infatti lasciato libero sulla parola l’assassino (adesso ex post questi giudici sono sotto inchiesta …). Marisela, lottatrice instancabile, riuscì assieme alle avvocate del Centro de Derechos Humanos de las Mujeres (CEDEHM) che un tribunale di cassazione tornasse sulla decisione e che Sergio Rafael, reo confesso, fosse condannato a 50 anni di carcere. “Mi sono stancata di fare il loro lavoro, adesso tocca a loro” diceva Marisela e, in effetti, mentre le autorità non riuscivano (o non volevano) trovare Sergio Rafael, lei con mezzi propri lo aveva scovato a Zacatecas, avvisando la Procura di Chihuahua, che incredibilmente disse che per questioni burocratiche non poteva arrestarlo. Perse le tracce dell’assassino la Procura di Chihuahua avvisò poi la madre che in coordinamento con la Procura Generale del Messico ed i singoli stati federali “cercavano l’assassino di sua figlia in tutto il Messico”. Risultati zero, non l’hanno mai trovato. Per due anni Marisela ha percorso il Messico, tornò a Zacatecas dove intanto il killer di Rubí aveva naturalmente fatto perdere le sue tracce, andò a Città del Messico dove chiese udienza al presidente Calderón e al Procuratore Capo Arturo Chávez Chávez, che si negarono di riceverla. Promesse tante, risultati zero. Pochi giorni fa aveva partecipato ad un atto pubblico in cui c’era anche il Governatore di Chihuahua, César Duarte. Con un cartello Marisela chiedeva “Gustizia, privilegio dei governi”. La richiesta scritta sul cartello fece infuriare il Governatore come riportarono tutti i quotidiani locali. Il governatore la insultò pubblicamente. Lucha Castro, coordinatrice del Centro de Derechos Humanos de las Mujeres (CEDEHM) mi ha detto poco fa “in queste ore non possiamo scartare nessuna pista, compresa quella di un crimine di Stato perché Marisela non si sarebbe mai fermata fino all’arresto dell’assassino della figlia”. Giovedì sera qualcuno ha deciso di fermare Marisela e la sua sete di giustizia, uccidendola.
Mio pezzo, oggi, a pagina 10 del Secolo XIX
Il 19 Dicembre 2010 alle 15:40 indigesto ha scritto:
Il Messico va verso il caos. Ormai c’è poco o nulla da sperare. Le Istituzioni e la malavita organizzata si stanno fondendo. E’ un processo che si sta verificando un pò dovunque ma che va fermato, e l’America latina ne è il verminaio. Se questa “cultura” si salda con le altre di questo globo che mira alla distruzione dei valori dell’Occidente non ci sarà più scampo!
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.