
Barack Obama firma la Riforma Sanitaria (Credits: LaPresse/Charles Dharapak)
Il suo nome è Henry E. Hudson. E’ il giudice federale della Virginia che ha bocciato la riforma sanitaria di Barack Obama. L’ha dichiarata non costituzionale. Un siluro che provoca un grosso danno alla chiglia della nave voluta (a tutti i costi) dal presidente e varata dal Congresso (quando era a maggioranza democratica). Ma che non l’affonda. Almeno per ora.
Chi dovrà dire una parola definitiva sarà la Corte Suprema degli Usa. E le previsioni dicono che ci vorranno almeno due anni prima che i giudici di Washington esprimano il loro definitivo giudizio.
Il caso finirà sul loro tavolo probabilmente proprio grazie a Hudson, giudice con simpatie conservatrici e collegamenti con il GOP, nominato dall’amministrazione Bush, primo magistrato a bocciare la riforma sanitaria dopo che numerosi esponenti del partito repubblicano avevano presentato ricorsi e istanze contro la legge in 20 stati degli Usa.
Finora si erano pronunciate due corti, ma entrambe non avevano bocciato la legge. Dalla Virginia arriva la prima stroncatura, il primo importante stop a uno dei provvedimenti più controversi degli ultimi decenni.
Già ora, a distanza di mesi dalla possibile sentenza, si fanno le scommesse su quale potrebbe essere il verdetto. La posta in gioco è molto alta: il rapporto tra il governo federale e le libertà personali dei cittadini americani. Per Hudson, la riforma è incostituzionale perché costringe un individuo a stipulare una polizza di assicurazione sanitaria anche se lui non vorrebbe farlo. Quella legge - secondo il giudice della Virginia - viola il Nono Emendamento del Bill of Rights, il Codice delle Libertà Individuali degli Stati Uniti.
Come si comporterà la Corte Suprema in quella che si profila come la più delicata sentenza degli ultimi anni? Secondo i bene informati, dovrebbe esserci la solita spaccatura tra giudici conservatori e progressisti (5 a 4), con Anthony Kennedy ago della bilancia, come spesso accade.
Anche se l’obiettivo della riforma potrebbe apparire nobile (ampliare l’assistenza sanitaria a un numero maggiore di cittadini), la sua essenza - per i giudici - potrebbe risultare avversa allo spirito della Costituzione degli Usa, che mette al primo posto la libertà individuale e che - proprio per questo - pone dei limiti all’azione del governo federale.

Proteste contro la Riforma Sanitaria (Credits: LaPresse/Robert F.Bukaty)
Se la Corte Suprema dovesse bocciare la riforma, per Barack Obama si tratterebbe di una grave sconfitta. La legge che dovrebbe farlo passare alla Storia sarebbe cancellata.
Sul piano politico, è vero che la sentenza dovrebbe arrivare ben oltre le elezioni presidenziali del 2012, ma comunque sia, il partito repubblicano sicuramente userà l’arma della battaglia legale nelle corti americane durante la campagna elettorale. Sanno che è un argomento che sta molto a cuore all’opinione pubblica americana (largamente contraria alla legge).
La riforma sanitaria di Barack Obama è diventata ora il simbolo dell’ingerenza del governo federale nella vita degli americani. Ma anche in passato, l’estensione dell’assistenza medica è stata spesso vista come un’indebita azione dell’amministrazione. Il New York Times ha rispolverato il pensiero esposto da Ronald Reagan circa 50 anni fa: “Siamo contrari a forzare i cittadini a entrare obbligatoriamente in un programma medico governativo. Se non lo fossimo, potrebbe arrivare un giorno in cui saremmo costretti a dire ai nostri nipoti che una volta, in America, esistevano uomini liberi”.
Trentanni prima di queste parole, la Camera di Commercio degli Stati Uniti aveva parlato dell’assistenza medica pubblica negli Usa come il tentativo di “sovietizzare l’America“, mentre la National Association of Manufactures nel 1938 aveva detto che la sua applicazione poteva portare gli Stati Uniti verso il “Comunismo, Bolscevismo, Fascismo e Nazismo”.
Iperboli, ora, per la maggior parte degli americani. Un pericolo reale per alcuni settori della società statunitense, come quelli da cui sono partite la accuse di “socialismo” nei confronti di Barack Obama per aver varato la riforma sanitaria.
- Mercoledì 15 Dicembre 2010

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