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Violenze in Kashmir (Credits: AP Photo/Mukhtar Khan)
“Protesto contro quello che avete fatto; protesto per una madre che ha perso suo figlio; protesto, e lancerò pietre senza scappare; protesterò fino a quando non avrò la libertà; protesto per mio fratello, morto, protesto contro la pallottola che gli ha perforato la testa; protesto, e lancerò pietre senza scappare; protesterò fino a quando non avrò la libertà”. E’ questo il ritornello della canzone che il rapper indiano Roushan Illahi, in arte MC Kash, ha scritto per denunciare le violenze che continuano a infiammare il Kashmir, lo stato al confine tra India e Pakistan la cui sovranità è rivendicata da decenni da entrambi.
MC Kash ha soltanto vent’anni, e vive a Srinagar, in quella parte del Kashmir amministrata da New Delhi. Studia economia e sogna di frequentare un MBA all’estero. E’ figlio di un medico e di un’insegnante. Descrive il suo paese, da cui non è mai uscito, come un “regime omicida” colpevole di una “occupazione infinita”, e incita la popolazione a “ribellarsi e a combattere per la libertà”. MC Kash non sa cosa significhi vivere senza coprifuoco, checkpoint e raid violenti. Il testo di “Io Protesto” contiene un vocabolario molto forte, ed è stato scritto in inglese per poter fare capire anche al resto del mondo quale sia lo stato d’animo degli abitanti del Kashmir.
“E’ una canzone che descrive la realtà, e se la trovate eccessivamente violenta prendetevela con chi ci ha fatto vivere queste esperienze terribili”, spiega MC Kash a una giornalista della BBC. “E’ una canzone che ho scritto in un giorno, le parole mi sono venute dal cuore. Gli ultimi sei mesi sono stati terribili per noi: almeno un centinaio di persone hanno perso la vita”. Nella battaglia dei separatisti del Kashmir sono morte in tutto 100mila persone. Lo scorso giugno, nel corso di una marcia pacifica, alcuni manifestanti hanno lanciato delle pietre e la polizia ha risposto col fuoco, uccidendo un diciassettenne. Da quel momento, durante tutti i disordini e le manifestazioni il governo ha sempre autorizzato le forze dell’ordine ad aprire il fuoco “nel caso in cui i manifestanti avessero assunto atteggiamenti violenti”.
E’ possibile che MC Kash non riuscirà a incidere nessuna nuova canzone: lo studio in cui ha registrato “Io Protesto” è stato chiuso dalle autorità perché considerato legato a gruppi di militanti violenti, e il rapper indiano non ne ha trovato nessun altro disposto a registrare i suoi pezzi, anche quando sprovvisti di riferimenti politici.
MC Kash - I Protest
- Lunedì 20 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 20 Dicembre 2010 alle 16:20 indigesto ha scritto:
A “leggere” il testo si comprende la delicatezza della situazione. Le proteste, gentile Professoressa, andrebbero “graduate”. Credo che Mc Kash corra pericoli più seri che sentirsi rifiutare nuove incisioni, tenuto conto dei metodi di quel governo. Ed esporsi da subito con iniziative forti potrebbe non aiutare, se non danneggiare, la causa nella quale crede. Per ora c’è da ammirare il suo coraggio e sperare nella sua incolumità. Saluti e ancora Auguri per le prossime Festività.
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