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Cina, un 2010 da grande potenza

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  • Tags: Cina, Core del Nord, Diaoyu, Foxconn, Giappone, Google, il meglio del 2010, Kim Jong-un, Liu Xiaobo, memoria, orientexpress, scioperi, siccità, tiananmen, yuan
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Claudia Astarita, 30 anni, lavora da quattro come ricercatrice presso il Centro di Studi Asiatici della prestigiosa Hong Kong University. È sposata con un diplomatico italiano in Cina.
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Credits: Marco Cerbo

Credits: Marco Cerbo

Gli ultimi anni ci hanno già abituato a vedere la Cina come protagonista dello scacchiere internazionale. Nel 2010 abbiamo sentito parlare della Repubblica popolare per la Expo di Shanghai, per il sorpasso del Giappone nella classifica delle economie più grandi del mondo, ma anche per il dibattito sulla memoria di Tiananmen, e lo scandalo del Nobel a Liu Xiaobo. La Cina sta cambiando, e per quanto sia impossibile fare previsioni sul futuro di questo paese, vale la pena ripercorrere le dieci vicende più importanti che hanno segnato la sua storia recente.

EXPO DI SHANGHAI - Il giorno dell’inaugurazione, a maggio, il Presidente cinese Hu Jintao ha definito l’Expo “una metafora della forza con cui la Cina si è ripresa dalla crisi economica internazionale e della volontà del paese di integrarsi al meglio nella comunità internazionale”.

All’Expo di Shanghai hanno aderito 189 Paesi, 57 organizzazioni internazionali e persino 22 nazioni che ancora non hanno rapporti diplomatici con la Repubblica popolare. Molti paesi africani che raramente in passato hanno aderito a manifestazioni di questo tipo hanno scelto di essere presenti a Shanghai. Del resto, è la prima volta in 159 anni che una maifestazione di questo tipo viene ospitata da un paese in via di sviluppo. E per la Cina ha segnato l’ennesimo successo di immagine.

SCIOPERI E OPERAI - Tra gli obiettivi del 2010 il governo della Repubblica popolare si era posto quello di “migliorare in maniera significativa le condizioni di lavoro degli operai”, ma poco è stato fatto fino a quando, a maggio, una catena di suicidi negli stabilimenti Foxconn di Shenzhen non ha spinto la manodopera cinese a scendere in piazza per protestare contro il trattamento disumano cui sono sottoposti i lavoratori cinesi.

Gli scioperi degli operai hanno messo in difficoltà Pechino, che si è resa conto di non essere più in grado di tenere sotto controllo le pressioni sociali che partono dal baso con la semplice repressione. Oggi molti di quesi operai hanno ottenuto un salario più elevato e condizioni di lavoro meno oppressive. Ma la lotta per il riconoscimento dei diritti sul lavoro è appena iniziata in Cina.  

GOOGLE E LA LOTTA CONTRO LA CENSURA - A marzo Google ha provato con coraggio, ma senza successo, a sfidare la censura cinese. Ha tentato di dirottare i lettori cinesi che cercavano di accedere al portale del motore di ricerca sull’indirizzo www.google.com.hk, la versione più libera di Google in Cina, quella di Hong Kong.

Smettendo di autocensurarsi, Google ha costretto Pechino a  bloccare come meglio ha creduto le pagine di Google-Hong Kong che non voleva fossero disponibili per gli internauti della Repubblica popolare. Dopo qualche mese, Google è stata costretta a fare un passo indietro. Non ha potuto permettersi di perdere l’accesso al mercato informatico più grande del mondo, e per operare in Cina ha dichiarato di essere di nuovo disposto ad accettare le condizioni del partito. Come fanno tutti…

LA CINA E’ LA SECONDA POTENZA ECONOMICA MONDIALE - Nel secondo trimestre del 2010 il Pil della Repubblica popolare è salito a 1.336,9 miliardi contro i 1.288,3 del Giappone. Una scalata velocissima per un paese che solo dieci anni fa occupava la settima posizione nella classifica delle più grandi economie del pianeta.

Inoltre, non va dimenticato che Pechino ha raggiunto questo risultato straordinario in un anno particolarmente difficile. E non solo per la crisi economica internazionale e le sue conseguenze, ma anche per i problemi interni di disoccupazione, crescita rallentata, proteste nelle fabbriche e nelle campagne. La Cina è riuscita a fare progressi in una fase in cui pochissime altre nazioni sono state in grado di fare altrettanto.

LOTTA ALL’INQUINAMENTO - La Cina viene accusata da tanti di essere la principale responsabile del degrado ambientale che sta mettendo a dura prova le prospettive di una crescita globale sostenibile. Tuttavia, nonostante Pechino si sia impegata a promuovere l’installazione di tecnologie pulite e a ridurre drasticamente le emissioni inquinanti, i progressi compiuti non sono sufficienti.   

Oggi, è la Repubblica popolare a subire in prima persona i danni provocati dai processi di desertificazione e dalle sempre più frequenti tempeste di sabbia che colpiscono il nord e il sud del paese. Riesce con sempre maggiore fatica a garantire l’approvvigionamento idrico di acqua non inquinata ai centri urbani. Per non parlare dei problemi di salute, visto che solo nel 2010 il numero di bambini nati con malformazioni riconducibili all’inquinamento è salito del 40%. 

IL BRACCIO DI FERRO SULLO YUAN - Non si conta il numero di occasioni in cui l’Occidente ha chiesto alla Cina di rivalutare la moneta nazionale, lo yuan. Washington e Bruxelles ne hanno bisogno per alleggerire il peso del debito con la Repubblica popolare e per aumentare la competitività delle proprie esportazioni rispetto a quelle orientali.

Tuttavia, è inutile continuare a sperare in una rivalutazione sostanziale della valuta cinese, visto che un apprezzamento, anche minimo, avrebbe effetti disastrosi sull’export cinese. Il costo del lavoro e delle materie prime nella Repubblica popolare sta aumentando. Questa tendenza è inarrestabile, e anche se Pechino sta cercando di rilanciare la crescita puntando ai consumi interni, l’economia nazionale non è ancora abbastanza matura per potersi permettere di fare a meno di alcuni settori dell’export. E non lo sarà nemmeno nel prossimo futuro.

LO SCANDALO LIU XIAOBO - Il Premio Nobel per la Pace viene assegnato a Liu Xiaobo, e Pechino denuncia come scandalosa l’assegnazione di un premio tanto importante “ad un uomo che ha infranto la legge cinese”, sostenuto da paesi occidentali che, evidentemente, “tentano in tutti i modi di interferire con i nostri affari interni“.

Il dissidente cinese è rinchiuso in prigione, quindi non ha potuto presentarsi alla cerimonia delle assegnazioni dei Nobel. Nemmeno i familiari hanno potuto ritirare il premio per lui: sono tutti sotto stretta sorveglianza dei militari cinesi. Che continuano ad interpretare la vicenda come una “cospirazione occidentale intenzionata a frenare la crescita e lo sviluppo della Cina”.

HONG KONG E LA MEMORIA DI TIANANMEN - Ha fatto il giro del mondo la notizia che l’editore Kelvin Bao Pu della New Century Press non potrà pubblicare i diari di Li Peng, l’ex primo ministro soprannominato “il macellaio di Tiananmen” in quanto accusato di aver ordinato il massacro del 1989.

A giugno, due giorni prima del lancio del testo nelle librerie dell’ex colonia britannica, Pechino ha ordinato all’editore di interrompere la pubblicazione “per aver violato la legislazione sul copyright della Repubblica popolare”. Ma quel che è peggio è che Hong Kong non ha potuto far altro che obbedire. Registrando l’ennesimo passo indietro dal punto di vista della tutela della libertà di stampa ed espressione.

PROVE DI LEADERSHIP: CONTRASTI CON IL GIAPPONE - All’inizio di settembre un peschereccio cinese si è imbattuto in due navi della Guardia Costiera giapponese ed il capitano è stato arrestato. Se lo scontro non fosse avvenuto nel Mare cinese meridionale, forse non ne avremmo mai sentito parlare. Ma le tre navi si trovavano al largo delle isole Diaoyu, o Senkaku, come le chiamano i nipponici, un arcipelago ricco di giacimenti marini di gas la cui sovranità viene rivendicata da entrambe le nazioni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. 

Pur di non cendere sulla sovranità di questo arcipelago, Pechino e Tokyo hanno rischiato di far degenerare la crisi. Alla fine, è stata la Cina ad avere la meglio ottenendo che il capitano venisse rilasciato senza subire nessun processo in Giappone.  E l’escalation militare è stata scongiurata.

ALTI E BASSI IN COREA DEL NORD - La Repubblica popolare è ritornata protagonista nell’Asia settentrionale per cercare di tenere sotto controllo una sempre più probabile escalation militare che vede come protagoniste le due Coree.  Per Seul una “forte rappreseglia è necessaria per impedire altre provocazioni da parte di Pyongyang”, ma gli Stati Uniti continuano il pressing su Pechino per spronarla a “incitare la Corea del Nord al rispetto delle regole internazionali“.

Per Pechino è importante scongiurare l’escalation in Asia del Nord, non solo per evitare la destabilizzazione dell’area e continuare ad alimentare i propri interessi economici nella vicina Corea, ma anche per dimostrare di essersi finalmente trasformata in una grande potenza, capace di influenzare i comportamenti dei paesi vicini.

Credits: Marco Cerbo

Credits: Marco Cerbo

  • claudia astarita
  • Martedì 21 Dicembre 2010

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