
Anna Vanzan
Quest’anno che sta per volgere al termine è stato segnato da diversi episodi di violenza contro le donne. Non tutte musulmane, se pensiamo a Sara Scazzi e alla giovane Yara. La violenza contro le donne continua a mietere vittime, a ogni latitudine, e forse vale la pena fare qualche riflessione sul femminismo. Nel nostro caso, sul femminismo islamico: lungi dall’accettare il sistema patriarcale e i suoi vincoli, le donne musulmane difendono a spada tratta i loro diritti.
Quali strumenti usano le donne per interpretare i diritti di genere? Lo chiediamo ad Anna Vanzan, docente di cultura araba e islamica all’Università Statale di Milano e autrice del saggio Le donne di Allah. Viaggio nei femminismi islamici.
Le musulmane puntano soprattutto a una rilettura del Corano e delle Tradizioni che tenga in considerazione lo spirito del testo sacro, ovvero il suo innovativo approccio nei riguardi dei diritti umani e delle donne, peraltro sviato e manipolato dagli uomini nel corso dei secoli.
Nel libro lei dà voce alle donne di diversi Paesi. Cominciamo dalla Turchia: quali sono le conseguenze, per i diritti delle donne, della crisi del sistema laico messo in atto da Ataturk, fondatore della moderna Turchia, e il nuovo corso islamico?
In realtà il sistema ataturkiano ha diverse falle per quanto riguarda i diritti delle donne, prova ne è il fatto che i codici civili e penali turchi in vigore fino a pochi anni fa contenevano articoli che sancivano l’inferiorità della donna rispetto all’uomo, garantendo a quest’ultimo anche l’impunità in caso di violenza contro le donne. Ad esempio, l’art. 82 del Codice Penale prevedeva “l’omicidio motivato dalla tradizione”, offrendo un vero scudo a chiunque si macchiasse di un “delitto d’onore”. Tali protezioni sono state invece bandite solo in questi ultimi anni di governo “filo-islamico”.
Una parte del suo libro è dedicata all’Iran e alla figura di Ziba Mir-Hossein: perché questa studiosa è importante nella discussione sul femminismo islamico?
E’ stata una delle prime a cogliere questo fermento in seno alle attiviste del suo paese d’origine, l’Iran, e ne ha seguito gli sviluppi non solo come osservatrice esterna, ma aderendo lei stessa a questo movimento. Ora, è una delle animatrici di Musawah, un’organizzazione internazionale che abbraccia attiviste e studiose che sostengono la piena compatibilità fra fede e diritti delle donne in seno all’islam.
Poco si parla, in Italia, di malesi e indonesiane: in che modo queste attiviste combattono per maggiori diritti di genere?
Le indonesiane sono a rischio, in quanto i venti fondamentalisti che spirano nel mondo islamico sono purtroppo accolti anche in alcuni segmenti della società indonesiana, che ha invece sempre aderito ad una visione umana e pluralistica della religione. Nell’arcipelago indonesiano vi sono zone d’ombra, come quella rappresentata dalla grande isola di Sumatra, dove molti politicanti stanno imponendo una versione iniqua e falsa dell’islam con lo scopo di controllare la società: come sappiamo, in questi casi sono soprattutto i diritti delle donne a venire lesi. Le indonesiane si stanno pertanto organizzando, traendo ispirazione soprattutto dalle vicine malesi, già promotrici di un’associazione, le Sisters in Islam, attivissima nel promuovere una visione di islam compassionevole e giusto.
Anche in Europa, dove esistono tribunali islamici che impongono la sharia nelle questioni attinenti il diritto di famiglia, le musulmane portano avanti la loro battaglia: con quali modalità?
Innegabilmente, le musulmane in Europa godono di mezzi e libertà d’azione impensabile in alcuni dei Paesi d’origine. Vi è ormai un’ampia rete di donne immigrate, o di seconda generazione, acculturate e inserite nelle nuove società, che possono attingere a risorse economiche, organizzative e istituzionali grazie alle quali riescono a dare voce alle loro istanze.
Nel villaggio globale Internet esercita un ruolo di rilievo: in che modo le femministe musulmane riescono a usare la rete?
Internet ha portato benefici incommensurabili al movimento, che è divenuto tale proprio grazie alla rete, allo scambio di informazioni e ai contatti che essa rende possibili. Le donne si parlano da un capo all’alto del globo via internet, organizzano incontri virtuali, lanciano appelli, si informano e danno informazioni su quanto accade all’interno delle singole realtà del variegatissimo mondo islamico. Anche una donna che non appartenga a nessun gruppo o associazione può però tenersi informata su quanto stanno elaborando le compagne di fede e lotta.
- Mercoledì 22 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 22 Dicembre 2010 alle 20:05 indigesto ha scritto:
La violenza sulla donne come atto di deliquenza privata e non ispirata da dettami religiosi e di tradizione, resta in ogni caso un discorso a parte. La violenza “istituzionalizzata”, invece, è un fatto di civiltà, se non del comune sentire, parametri che mutano coi tempi. Può darsi che una rilettura “attualizzata” del Corano porti buoni frutti nella direzione desiderata dalle donne islamiche più evolute. Ma, per quel che appare, c’è da pensare che i tempi non siano ancora del tutto maturi.
Il 23 Dicembre 2010 alle 16:24 Femminismi islamici su blog | Anna Vanzan ha scritto:
[...] http://blog.panorama.it/mondo/.....violenza... [...]
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