
(Credits: Ansa)
La guerra in Afghanistan sta mandando in tilt l’Amministrazione Obama? Sembrerebbe di si a giudicare dalla contrastanti dichiarazioni dei suoi massimi esponenti che negli ultimi giorni sono riusciti a smentirsi reciprocamente sul futuro dell’impegno militare nel Paese asiatico e sulle date e condizioni del ritiro delle truppe.
L’ultimo importante contributo a un dibattito che evidenzia le crescenti spaccature nel governo statunitense (per la gioia di talebani e al-Qaeda) l’ha fornito il vice presidente Joe Biden che, in un’intervista alla televisione NBC, ha assicurato che truppe americane se ne saranno andate completamente dall’Afghanistan entro il 2014. ”Stiamo compiendo progressi su tutti i fronti” in Afghanistan, anche se ”in alcune aree di più che in altre”, ha detto Biden. “Il ritiro lo inizieremo nel luglio del 2011 e,” cascasse il mondo”, saremo completamente fuori di lì entro il 2014”.
Vale la pena ricordare che sulla possibilità di completare il ritiro delle forze da combattimento entro il 2014 nelle ultime settimane avevano già espresso dubbi sia il generale David Petraeus, comandante delle forze alleate in Afghanistan, che il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen.
Biden ha inoltre assicurato che il ritiro dei primi contingenti inizierà nel 2011 e ”non sarà puramente simbolico” ma sostanziale e che seguirà il modello usato per il graduale ritiro dall’Iraq. Un paragone ardito perché a Baghdad il ritiro prese il via progressivamente dopo i successi militari ottenuti dal generale David Petraeus contro i ribelli sunniti e di al-Qaeda, Successi che in Afghanistan non sono ancora stati conseguiti.
Va poi ricordato che, presentando la rinnovata strategia di Washington in Afghanistan, il presidente Barack Obama aveva confermato luci e ombre sull’andamento della guerra e aveva parlato di una “riduzione responsabile delle forze” cadenzata in base alla situazione sul terreno. Il suo vice, che a inizio anno si era espresso contro l’invio di rinforzi a Kabul, pare certo invece che i militari si ritireranno “cascasse il mondo”.
Nella conferenza stampa alla Casa Bianca il segretario alla Difesa, Robert Gates, aveva ipotizzato per il 2011 un ritiro puramente simbolico di militari, circa duemila, ma Biden è al contrario certo che il ritiro sarà sostanziale fin dall’anno prossimo. Gates , a capo del Pentagono già nell’ultima fase della presidenza Bush, ha nnunciato che nel 2011 lascerà l’incarico, forse anche perché deluso dai continui tentennamenti di Obama e della sua Amministrazione.
Le affermazioni di Biden risultano quindi fuori luogo per almeno tre ragioni. Innanzitutto perché offuscano la già sbiadita leadership di Obama, poi perché mostrano la volontà di abbandonare il prima possibile la lotta rafforzando così la determinazione dei talebani a combattere e infine perché smentiscono ruolo e parole del numero uno del Pentagono che sui temi militarti non dovrebbe venire contraddetto, specie in tempo di guerra.
- Mercoledì 22 Dicembre 2010

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Commenti
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Il 22 Dicembre 2010 alle 18:25 giovannimartinelli ha scritto:
Queste affermazioni confermano, tristemente, quanto il Vicepresidente Biden rappresenti un autentico problema.
Si ricorderà infatti che già più di una anno fa (quando si discuteva dei rinforzi da inviare in Afghanistan e della necessità di rivedere la strategia in quel Paese), Biden se ne uscì con la bizzarra proposta di ridurre addirittura la presenza militare in ISAF e concentrarsi sulle operazioni in Pakistan.
Che idea brillante, come se l’Afghanistan avesse potuto (già allora) reggersi da solo in piedi e come se incrementare le operazioni militari in Pakistan fosse una cosa semplice (visto che, sicuramente, i Pakistani avrebbero detto: prego, accomodatevi).
Quella strada non solo non venne seguita, ovviamente ma, altrettanto ovviamente, se ne seguì una di carattere opposto, con il massiccio afflusso di rinforzi in Afghanistan.
Da notare che, già all’epoca, l’allora Comandante di ISAF Gen. McChrystal non mancò di criticare questa posizione ricordando: “A strategy that does not leave Afghanistan in a stable position is probably a short-sighted strategy”.
E non a caso, nella famosa intervista a Rolling Stone, Biden fu uno dei bersagli preferiti del Generale stesso.
E come dargli torto!
Ora queste insulse dichiarazioni, con date che sembrano sparate a caso (o forse no, visto che magari si pensa già alla prossima campagna per le presidenziali).
Sia come sia, da un Vicepresidente (nonché già Presidente della commissione esteri del Senato) degli Stati Uniti sarebbe lecito aspettarsi un briciolo di lucidità in più.
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