
(Credits: AP Photo/Ramon Verdu, Federal Tribunals of Cordoba)
Scene di festa per le strade di Cordoba, in Argentina. L’ex dittatore, il generale Jorge Rafael Videla (85 anni), è stato condannato all’ergastolo per crimini contro l’umanità. E’ accusato di aver fatto uccidere decine di dissidenti durante la dittatura militare, tra il 1976 e il 1983.
Videla è stato indicato come il principale architetto di quella che viene chiamata “la guerra sporca” d’Argentina. Ad aprile era già stato condannato a 25 anni di carcere per il suo ruolo durante la terribile repressione della dittatura militare. Oggi, secondo i giudici, l’ex dittatore è “criminalmente responsabile” della morte e delle torture inflitte a 31 prigionieri politici incarcerati a Cordoba, tra aprile e ottobre del 1976.
La maggior parte degli attivisti di sinistra furono prelevati dalle loro celle della Unitad Penal 1 (UP1) subito dopo il golpe militare e freddati con un colpo senza alcuna possibilità di salvezza. Secondo la versione dell’esercito, gli uomini furono uccisi perché “tentarono di scappare”. All’epoca il generale Videla era uno dei membri delle forze di sicurezza che si macchiarono dell’atroce carneficina.

(Credits: AP Photo/Natacha Pisarenko)
Ieri, nella piazza centrale di Cordoba gli amplificatori trasmettevano in diretta le ultime fasi del processo. Al momento della lettura della sentenza è esplosa la festa. La commozione e la gioia hanno invaso le strade. “Sono stati gli assassini più brutali della storia dell’Argentina”, dichiarano i cordobesi festanti al giornale Clarìn, “Però, nel bel mezzo di questa gioia, dobbiamo tenere presente che siamo solo a metà del nostro cammino: adesso aspettiamo il giudizio finale sul rapimento dei nostri nipoti“, hanno concluso i famigliari delle vittime dell’UP1.

(Credits: AP Photo/Natacha Pisarenko)
Sulle televisioni il volto impassibile dell’ex dittatore, solo un rapido fremito delle labbra mentre il giudice legge la sentenza che lo condanna al carcere a vita. Assieme a lui, condannato anche il generale Luciano Benjamin Menendez.
Durante le lunghissime fasi del processo, interrotto, apparentemente concluso e poi riaperto, i legali di Videla hanno battuto tutte le strade pur di non far chiudere dietro di lui le porte del carcere. Lo screditamento delle testimonianze dei sopravvissuti, la negazione che i delitti siano accaduti e la constatazione che non si tratterebbe di crimini contro l’umanità e persino l’evocazione di una “teoria dei demoni“, pur di giusitificare gli atroci assassinii di quegli anni. Ma tutto ciò non è servito. Jorge Rafael Videla si è assunto la responsabilità dei fatti di sangue degli anni Settanta, giustificando la repressione perché “Lo Stato aveva perduto il monopolio della forza“. Finirà quel che gli resta da vivere in un carcere di massima sicurezza.
- Giovedì 23 Dicembre 2010

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