
(Credits: Epa/Stringer)
L’Iran è in subbuglio, questa volta non per motivi politici ma economici. E a essere coinvolta non è la classe media (come nel caso del movimento verde) ma la classe operaia.
Il presidente Mahmoud Ahmadinejad ha infatti abolito i sussidi a una serie di prodotti di base come il pane, la farina, il gas naturale e il carburante. Sussidi che per decenni sono stati garantiti a tutti, indipendentemente dal reddito.
I sussidi fagocitano infatti buon parte del budget nazionale e in passato altri governi avevano tentato, invano, una mossa simile. Ma avevano rinunciato, temendo alti tassi di inflazione e persino una sollevazione popolare.
Finora, solo nel 2007 (e quindi durante il primo mandato del presidente Ahmadinejad) c’era stato un razionamento della benzina: la gente aveva protestato appiccando il fuoco a decine di stazioni di rifornimento. Ora, a scanso di equivoci, le autorità fanno presidiare il territorio urbano dalle forze dell’ordine.
Gli analisti ancora non sanno quale sarà l’impatto dell’eliminazione dei sussidi sulla qualità della vita degli iraniani. Ma i primi dati disponibili parlano di una escalation dei prezzi al dettaglio: il prezzo della farina rischia di aumentare assai (il prezzo originario andrebbe moltiplicato per 40), quello del carburante di quadruplicare (o di dover essere moltiplicato per 7), il gas di quintuplicare, quello dell’elettricità e dell’acqua di triplicare.
Fino ad ora gli iraniani hanno pagato la benzina una cifra irrisoria, pari a 0,08 euro al litro. Ora, con la riforma economica, la pagheranno 24 centesimi di euro al litro. L’Iran è al secondo posto per riserve accertate di petrolio, dopo l’Arabia Saudita, e per molti non pagare la benzina è un diritto sacrosanto. Ma in questi anni l’insufficienza di raffinerie ha obbligato le autorità di Teheran a vendere greggio e importare benzina ai prezzi imposti dal mercato internazionale.
Ora, ogni auto avrà diritto a soli 60 litri di carburante al mese, alla cifra sussidiata di 24 centesimi di euro al litro. Il costo della vita aumenterà, inevitabilmente. E sarà sempre più difficile vivere in città, dove si concentra il 65% della popolazione della Repubblica islamica. Anche perché sono in tanti a dover fare già due lavori per arrivare a fine mese.
Per compensare il minore potere d’acquisto, molti iraniani hanno fatto domanda di sussidi diretti, in denaro.
E quindi dovrebbero ricevere, ogni due mesi, l’equivalente di 60 euro. Una cifra che, secondo quanto promesso dal presidente in una trasmissione televisiva, a marzo sarà raddoppiata. Ma non tutti sono stati in grado di compilare la domanda che, sembra, debba essere presentata online.
- Giovedì 30 Dicembre 2010

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 30 Dicembre 2010 alle 16:25 indigesto ha scritto:
Se gli analisti leggeranno il Suo articolo, gentile Professoressa, un’idea se la faranno, spero, sull’impatto che avrà l’abolizione dei sussidi ai cittadini. Resta solo da dire che una sana economia e una sana politica sociale dovrebbero avvalersi, giusto per l’indispensabile, dello strumento assistenziale del sussidio. Può darsi che a riequilibrio di questo taglio si propongano altre iniziative per alleviare le difficoltà in cui versa il popolo. Ma i tempi non lo lasciano intravedere, almeno per il momento. Saluti.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.