
Salman Taseer , governatore della provincia pakistana del Punjab, assassinato dai radicali islamici (AP Photo/File)
Dopo aver assassinato l’ex premier Benazir Bhutto nel 2007, questa volta i radicali islamici se la sono presa con il governatore del Punjab, la provincia più grande del Pakistan.
Ieri Salman Taseer, un politico e imprenditore vicino al presidente, è stato ucciso da una delle sue guardie del corpo che gli ha sparato addosso 26 colpi mentre saliva sulla sua auto nel mercato Kohsar di Islamabad.
La sua colpa? Si opponeva alla legge contro la blasfemia ed era invece favorevole agli emendamenti di cui si sta discutendo in questi giorni dopo l’attenzione mediatica nei confronti della cristiana Asia Bibi, condannata a morte per aver offeso il profeta Maometto.
Secondo il ministro degli Interni pachistano, Rehman Malik, il responsabile Malik Mumtaz Hussein Qadri, 26 anni e originario di una cittadina vicino a Islamabad, “ha già confessato il crimine e ha consegnato l’arma alla polizia dopo l’attentato”.
66 anni, Taseer era uno dei leader del Pakistan’s Punjab Party (PPP) e, chiedendo la grazia per Asia Bibi, si era fatto molti nemici.
Il premier Yousuf Raza Gilani ha dichiarato tre giorni di lutto nazionale e ordinato di mettere le bandiere a mezz’asta.
Intanto a Islamabad i sostenitori del PPP hanno espresso la loro rabbia per l’assassinio e a Lahore, il capoluogo del Punjab, decine di persone si sono riversate in strada bruciando pneumatici e bloccando il traffico, mentre ulteriori disordini si sono verificati nella città di Multan, nel centro del paese.
Quali conseguenze per il Pakistan? La crisi politica sembra imminente. L’assassinio sembra essere l’atto di un singolo individuo, alterato per l’opposizione di Taseer alla legge che punisce la blasfemia con la pena di morte.
Ma probabilmente dietro all’assassinio di Taseer si celano le forze conservatrici. Quelle legate ad ambienti islamici integralisti e a quei “mullah analfabeti” che Taseer stesso aveva criticato durante un’intervista alla BBC in urdu. Quelle stesse forze che in passato avevano emanato fatwa condannando a morte Benazir Bhutto e suo padre Zulfikar Ali, e persino il fondatore della nazione, Muhammad Ali Jinna.
In queste settimane il governo pachistano è in difficoltà. Non è certo che il governo abbia la maggioranza necessaria in parlamento. E l’omicidio di Taseer rischia di cambiare gli equilibri.
Uno scenario pericoloso per un paese con la bomba atomica, dove solo il 55% della popolazione sa leggere e scrivere, e dove i due terzi delle donne sono analfabete.
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Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere.
- Mercoledì 5 Gennaio 2011

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