
Sostenitori dell'indipendenza del sud a Juba (Credits:AP Photo/Pete Muller)
L’Italia ”ci ha assicurato che continuerà a fornire il proprio supporto allo sviluppo del Paese” e fino ad ora ”Italia e Sudan hanno sempre mantenuto buoni rapporti”. Lo ha detto il ministro degli Esteri del Sudan, Ali Ahmed Kharti, al termine della sua recente visita a Roma, nel corso della quale ha incontrato Franco Frattini.
Tuttavia, il mandato internazionale di cattura emesso nei mesi scorsi contro il presidente Omar Al-Bashir ”è un problema, anche se non il solo”, ha dovuto ammettere il ministro sudanese. Che ha però poi precisato ”di essere certo del fatto che ora occorre trovare un’intesa su come possiamo affrontare la questione per mantenere i rapporti con gli Stati europei”.
Così la diplomazia sudanese si muove da tempo, in vista del referendum del 9 gennaio che potrebbe ridisegnare gli equilibri geopolitici dell’area. L’indipendenza del Sud è molto probabile e Karthoum cerca di guadagnare appoggi e consensi all’estero. Ma i crimini di guerra e il genocidio commessi da Karthoum in Darfur pesano come macigni sulla politica estera (e non solo) di Al Bashir.
In generale, gli equilibri relativi al paese africano sono assai delicati: il Sudan produce 500mila barili al giorno di petrolio, tre quarti dei quali sono prodotti nel sud del paese. Il paese è già di fatto diviso in due, con un nord musulmano e arabo e un sud cristiano. Un sud grande produttore di petrolio e un nord che lo lavora e raffina. Nord e Sud dovranno comunque collaborare a lungo in futuro per la gestione del greggio. Almeno fino a quando il Sud non troverà il modo di raffinarlo o affidare a terzi la lavorazione dell’”oro nero”.
Da Karthoum arrivano segnali rassicuranti: ”Saremo felici in ogni caso: sia che il Sud Sudan decida di restare nel nostro Stato, sia che decida per la secessione”. Il ministro degli esteri italiano Frattini dal canto suo si è augurato un referendum “trasparente e pacifico”.
Secondo i dati del Southern Sudan Referendum Bureau, 2,12 milioni di sud sudanesi si sono registrati per il voto nella zona meridionale. Il limite massimo per l’iscrizione è il 7 gennaio. La posizione dominante al nord è quella ispirata all’unità nazionale. Al sud, quella secessionista, in larga parte appoggiata dalla comunità internazionale occidentale.
La Cina e i paesi della Lega Araba sperano invece che la secessione naufraghi, soprattutto per motivi economico-commerciali. L’Egitto poi avanza anche il problema della gestione delle acque del bacino del Nilo, già conteso tra vari paesi. Ai quali potrebbe aggiungersi il Sud Sudan: un nuovo attore in uno scacchiere di per sé già estremamente complicato.
Nel frattempo, una commissione di esperti delle Nazioni Unite è giunta a Khartoum, con il compito di monitorare l’operazione di voto. La commissione viaggerà per tutto il paese per controllare lo svolgimento del referendum, lo spoglio e la fase di proclamazione dei risultati. Il voto vero e proprio si terrà dal 9 al 15 gennaio.
Intanto Save the Children lancia l’allarme: circa 500 mila bambini in Sud Sudan vanno incontro a pericolo di fame, malattie e rischio di sfruttamento, in seguito al trasferimento e rientro in Sud Sudan delle loro famiglie proprio per il referendum.
- Venerdì 7 Gennaio 2011

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Il 10 Gennaio 2011 alle 14:03 Sud Sudan, l’ora della verità | Notizie Più ha scritto:
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