
Obama e Netanyahu (Credits: AP Photo/Pablo Martinez Monsivais)
Più fondi per convincere i giovani ebrei americani a trasferirsi in Israele. Questa è l’ultima manovra economica decisa dal governo conservatore di Benjamin Netanyahu. Che ha recentemente annunciato di intendere addirittura raddoppiare gli stanziamenti al programma Birthright.
Che cos’è il programma Birthright? In poche parole, è un’istituzione che si occupa organizzare “viaggi educativi” in Israele per giovani ebrei provenienti da tutte le parti del mondo, ma soprattutto dagli Stati Uniti.
Nato nel 2000 su iniziativa del governo israeliano, dell’Agenzia ebraica e di una serie di associazioni sioniste americane, Birthright offre viaggi gratuiti (o in gran parte spesati) in Israele per i giovani di età compresa tra i 18 e i 26 anni che non hanno mai avuto l’opportunità di visitare questo Paese. In dieci anni di attività, ha già portato oltre 200 mila ragazzi in Israele: di questi circa i due terzi sono americani, spesso reclutati attraverso associazioni studentesche come Hillel, un’organizzazione ebraica presente in quasi tutti i campus delle università americane.
Naturalmente, tra gli obiettivi di Birthright non c’è solo quello di fare conoscere Israele. Ma anche di incoraggiare l’immigrazione dei giovani in questo Paese. Secondo la Legge del Ritorno, infatti, qualsiasi ebreo che lo desideri ha il diritto di trasferirsi in Israele e di ottenere la cittadinanza.
“Il mio governo raddoppierà gli investimenti in Birthright e nel giro dei prossimi anni potremmo investire più di un milione di dollari”, ha detto il premier Netanyahu. “Insieme alle donazioni private, possiamo aumentare il numero di persone [che visita Israele attraverso il programma] fino a 50 mila all’anno”.
Perché Netanyahu, in un momento non facile per l’economia globale, tiene tanto ad aumentare gli stanziamenti in questo programma? La risposta forse, risiede proprio nell’economia.
Grazie alla Legge del Ritorno sopra citata, infatti, ogni anno migliaia di ebrei si trasferiscono in Israele. Per lo più, tuttavia, si tratta di persone provenienti da paesi poveri: l’ex Unione sovietica, il Nord Africa, e via dicendo. Gente spesso in grave difficoltà, che ha bisogno di un notevole sostegno una volta sbarcata a Gerusalemme.
Tuttavia, programmi come Birthright si rivolgono soprattutto agli ebrei dei Paesi occidentali. In altre parole, Netanyahu spera di incoraggiare l’immigrazione dalle nazioni ricche, per controbilanciare il flusso di immigrati dai paesi poveri. Obiettivo: risollevare, almeno in parte, l’economia israeliana.
Ecco uno spot pubblicitario (ovviamente autoironico) di Birthright:
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Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher
- Lunedì 10 Gennaio 2011

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Il 10 Gennaio 2011 alle 14:03 Il sogno di Netanyahu: più americani in Israele | Notizie Più ha scritto:
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