
Una donna al voto (Credits: AP Photo/Nasser Nasser)
Getta acqua sul fuoco Chan Reec, numero due della Commissione referendaria: ”Ci sono stati scontri causati dai miliziani, ma mi hanno assicurato che la situazione è sotto controllo. Sono fiducioso sul fatto che ciò non avrà impatti sul processo di voto”.
Staremo a vedere. Intanto, le violenze nello stato di Unity, ricco di giacimenti petroliferi, nei giorni scorsi hanno provocato la morte di sei ribelli della milizia del colonnello Gatluak Gai opposti a uomini dell’Spla, ex movimento ribelle, ora divenuto l’esercito del Sud Sudan. La milizia di Gatluak Gai, anch’essa sudista, è rivale dell’Spla anche se una volta ne faceva parte. Philip Aguer, portavoce dell’Spla, ala militare dell’Splm, punta il dito contro il governo di Al-Bashir e accusa Khartoum di sostenere e armare queste milizie per destabilizzare il Sud.
Scontri anche ad Abiey, la città “in bilico” fra nord e sud. Secondo fonti Onu, alcuni uomini della tribù Misseriya a bordo di motociclette hanno attaccato posti di polizia. Secondo un funzionario Misseriya, invece, i primi ad attaccare sarebbero stati i militari del Sud. 33 i morti finora. Da sempre contesa e spesso teatro di conflitto, nell’Abyei gli accordi di pace fra Nord e Sud del 2005 prevedevano che si tenesse anche un referendum per decidere del destino della regione: restare con il nord o aggregarsi al “nuovo” sud? La data del referendum non è mai stata fissata. La “questione Abiey” rischia di rimanere un detonatore.
Intanto, si continua a votare: sono quattro milioni circa i sudanesi che si sono iscritti nelle liste per il referendum. L’appuntamento elettorale era stato stabilito in applicazione dell’Accordo di pace globale (The Sudan Comprehensive Peace Agreement, Cpa) che il 9 gennaio del 2005 ha messo fine ad una sanguinosa guerra civile.
Affinché il referendum sia valido dovrà votare almeno il 60% degli iscritti. Le operazioni si svolgono in 3000 seggi in Sudan ed in otto paesi stranieri in cui risiedono i sudanesi. La commissione referendaria ha annunciato che dopo la fine delle votazioni, il 15 gennaio, è previsto un mese di tempo per la comunicazione dei risultati.
Intanto, in Sud Sudan, da alcuni giorni si fa vedere l’attore americano George Clooney, che sostiene che la sua presenza farà da deterrente alla violenza. Ma la situazione resta tesa e assai delicata. E non basta la presenza di osservatori Ue e Onu a fugare i dubbi su ulteriori possibili violenze. Figuriamoci il divo di Hollywood.
Tra gli scottanti temi non risolti: 1) Il controllo dei pozzi di petrolio nelle zone di confine, per i quali si pensa a un management congiunto nord-sud. 2) Le tensioni tribali tra nomadi del nord e agricoltori del sud e il controllo del territorio. 3) Il diritto di cittadinanza: Karthoum vorrebbe togliere la cittadinanza del Nord Sudan a chi va a votare per il referendum, una discriminazione inaccettabile per Juba e i sudisti e che potrebbe alimentare in futuro ulteriori discriminazioni e violenze.
- Lunedì 10 Gennaio 2011

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Il 10 Gennaio 2011 alle 16:16 Sudan, scontri tra milizie mentre si vota per l’indipendenza del Sud | Notizie Più ha scritto:
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