
Foto di Albertina d’Urso
Uomini stracciati scavano nelle montagne di macerie in cerca di ferro come topi che frugano dentro una discarica. Uno di loro, acrobata della miseria, sta in bilico sul cornicione e sfila a uno a uno i vetri preziosi che splendevano nelle finestre della chiesa. Un bambino scarnifica con un coltellaccio le crepe del muro della sacrestia. Cerca una croce d’argento sepolta lì da ormai un anno.
- Abbandono
- Migliaia di vittime
- Palude avvelenata
- La vita continua
- Manca tutto
- Fondi scarsi
- Morbo in agguato
- Emergenza infinita
- Niente luce e gas
A Port-au-Prince, nella cattedrale di Notre Dame, si respira il terremoto infinito. Quello che un anno fa ha ingoiato la terra e la gente di Haiti. Perché la città è ancora un’eruzione di macerie. Perché nulla, o quasi, di ciò che è stato distrutto ha potuto essere ricostruito. Camminando fra sassi e pezzi di ferro che schizzano come radici impazzite dalle viscere dell’abside si capisce che questa chiesa violata altro non è che la metafora di questo paese. Il paradiso devastato e l’abbandono.
«Ci hanno promesso una rinascita, ma ci hanno dato solo una lunga agonia».
Seduta nel dondolo arrugginito del suo terrazzo illuminato da povere fiammelle la scrittrice haitiana Louise Mattierre racconta come questo anniversario non può essere celebrato.
«Dei 10 miliardi di dollari promessi ad Haiti dalla Conferenza dei donatori dopo il disastro è stato utilizzato solo il 15 per cento. Perché questo immobilismo quando la mia gente muore di fame? Non hanno ricostruito le case, ma neppure un solo ufficio statale o ministero. Tra i resti di quello dell’Economia abita una banda di disgraziati, tutti monchi, che vendono carbone. Avanzi umani del terremoto. Per il resto abbiamo un solo panorama: tendopoli e baracche». Ma dov’è finita quell’immensità di denaro? «Ambasciatori e politicanti dicono sempre che le cifre sono state già “impegnate” ma che “le attiveranno” dopo le prossime elezioni, quando questo paese avrà leader politici più sicuri. Adesso con l’alibi della città messa a ferro e fuoco ancora una volta il destino di Haiti si deciderà lontano da noi».
Per ora la strada ha dato ragione a questa pasionaria della scrittura haitiana. Il fuoco e il caos cominciano la mattina dell’8 dicembre quando, dopo il primo turno elettorale, le speranze di molti affogano dentro risultati falsati dai brogli. Jude Celestine, candidato di René Preval, attuale presidente, avrebbe battuto Michel Martelli, ex canzoniere popolare e speranza di rinascita per tutti i poveri. La voce vola dalle macerie alle baracche di latta: «Martelli era avanti, ci hanno rubato 6 mila voti!». Port-au-Prince è invasa da un’onda di popolo infuriato. Nelle vie del centro corrono gang armate. Si bruciano il palazzo presidenziale e poi tutte le macchine. A quella del braccio destro del presidente riservano una cura particolare. Un ragazzo disegna sulla portiera la morte, poi salgono in 4 sul tetto e comincia una danza frenetica. Vudù su misura.
Il fumo acceca. Paura. Corro. Mi ritrovo a Campo di Marte. La bidonville del centro più dannata. Una donna coperta di fuliggine scopre le mie radici italiane e mi fa entrare nella sua baracca. Qui tutti ce l’hanno a morte con Bill Clinton, incaricato speciale dell’Onu ad Haiti: «È lui che ci ha rubato i soldi. Intanto noi viviamo come bestie avvelenate. Guardi qui!» dice, mettendomi in braccio il nipotino di un mese. «Certe volte il gas dei fornelli lo soffoca. Non abbiamo più impianti di gas né di luce. Ci laviamo con secchi di acqua marcia. Il terremoto non bastava?».
Un giovinotto vestito con povertà dignitosa spiega che andava all’università, ma che oggi, orfano dopo il terremoto, non può più. È informatissimo però.
«Il governo americano ha impegnato 1,15 miliardi di dollari per la ricostruzione e 1,1 miliardi in aiuti, ma tutto rimarrà congelato. Il segretario di Stato Hillary Clinton non darà il via finché non troverà obiettivi chiari. Così, mentre lei pensa, noi moriamo di fame e di questa peste dello stomaco».
La peste è il colera. Un’epidemia che ha fatto quasi 4 mila morti. Dissenteria inarrestabile e vomito e in 7 ore rimani senz’acqua e senza vita. È il colera il mostro che celebrerà il 12 gennaio ad Haiti l’anniversario della furia della terra. La peste dello stomaco non ha fatto sconti a nessuno: nelle bidonville come nelle case dei commercianti della collina.
Ospedali, pronto soccorso, cliniche private lavorano a tempo pieno. Arrivano di giorno e di notte. Uno addosso all’altro. «Ho perso in 24 ore tre figli, l’ultimo aveva nove mesi» racconta piangendo una donna nel centro colera della Fondazione Rava, che lavora con i volontari italiani per salvare vite.
«È colpa mia: sono arrivata in ritardo. Essere appestati per noi è una vergogna. Anche se ormai lo sanno tutti che questo morbo l’hanno portato i soldati nepalesi dell’Onu». La povera madre ha la bocca color della cenere «Per favore non credete quando dicono che Haiti è maledetta, non è colpa della povera gente se ci hanno abbandonato in una palude avvelenata».
Una disperazione questa che si raccoglie in ogni casa:
«Supplico gli haitiani all’estero di aiutarci ad avere acqua pulita. L’Usaid sostiene solo imprese private che speculano sull’affare della miseria».
A urlarlo è Ezili Danto della Haitian lawyers leadership. Ha ragione. Un esempio per tutti? La Croce rossa americana ad agosto aveva usato solo un terzo dei 480 milioni di dollari raccolti per il terremoto. Quando qualcuno le ha chiesto perché, July Sell, portavoce dell’organizzazione, ha risposto candidamente che era una gestione mirata a non sprecare risorse. Quanti pozzi d’acqua salvifica avrebbe costruito la metà di quella somma? Forse avrebbe risparmiato 2 mila morti.
Il morbo è la faccia della fame e della sete che fanno mangiare e bere di tutto. Ma questa nuova sofferenza haitiana ha anche i suoi angeli. Qualcuno di loro come quelli di Medecins sans frontieres, ong arrivata nel paese nel 1991, ha messo a disposizione i propri 10 ospedali. Fino a riempire perfino una palestra di moribondi.
«Il paradosso è che il colera è una malattia curabile. Basta prenderla in tempo e sei fuori anche in 48 ore. Perché a molti che lavorano qui ci sono voluti 2 mesi per capire la forza devastante dell’epidemia? Nelle ultime settimane abbiamo avuto un morto ogni mezz’ora» dice Stefano Zannini, capogruppo di Msf ad Haiti.
Nel centro di Martissant ci sono tende pulite, lettini grotteschi col buco perché i malati non debbano spostarsi in bagni inesistenti. Qui Msf ha curato almeno 50 mila malati. «Ma è inutile salvare un bambino per poi vederlo tornare a una tenda che galleggia su acqua marcia». Del resto che gli aiuti vadano a rilento lo dimostrano i numeri: 12 gennaio il terremoto; il 30 marzo prima conferenza dei donatori; il 15 giugno prima riunione per prendere le decisioni.
Per ora sono molti i corpi lasciati in sozzi sudari ai bordi della strada e nei cimiteri. Come quello di un bambino abbandonato a Cité du soleil, il Bronx di Haiti. Una ragazza coraggiosa con due galli in mano si ferma e urla a due uomini: «Chiamate l’autoambulanza… aiutatemi». Nulla: nessuno vuole il corpo di un appestato. A parte padre Rick. Americano, occhi color del vetro. Padre Richard Frechette era venuto per dare ai bambini haitiani amore e cure. Ma troppi soffrivano. Troppi morivano. Così Rick è rientrato in America dove si è laureato in medicina per tornare ad Haiti a salvare vite. Lo fa da anni nell’ospedale San Damien con la Fondazione Francesca Rava dove dirige i progetti che aiutano Haiti da sempre: due orfanotrofi, il panificio, le scuole, la Città dei piccoli angeli dove i bambini, amputati dopo il terremoto, hanno trovato amore e protesi per camminare ancora. Infine il nuovo reparto di neonatologia aiutato da Mediafriends.
Ma se le vite non possono essere salvate, se i corpi di malati e disgraziati vengono abbandonati, Rick va a prendersi quei cadaveri senza pace. Arriva la mattina presto davanti alla morgue dell’ospedale generale. Bambini morti, donne e uomini. Stracci umani irriconoscibili e intrecciati tra di loro. Corpi senza nome e senza pietà. Rick prega per loro in creolo. I suoi uomini cominciano a cantare danzando ancora una volta. «Dio ci chiede musica e canto per portarli in cielo» dice uno di loro. I corpi vengono caricati su un camion e portati al cimitero dove il padre tratta con la mafia dei morti per avere un pezzo di terreno.
Seppellirà tutti in bare di cartone.
«È gente che muore male. Confusa e rabbiosa spiega. «Con la preghiera io darò loro la pace. Per farli andare via liberi dalla disperazione. Vedi, qui nelle nostre tende avevamo una madre, moribonda per il colera con i suoi 3 figli, anche loro malatissimi. La donna è morta. Mi sono detto: come può una madre andarsene in pace lassù se è trattenuta e attaccata alla terra dall’angoscia di lasciare qui i suoi figli? Allora penserò io a quei bambini per sempre. Per lasciarla andare in pace e per liberarla dalla sua ombra. Oggi Haiti e noi lottiamo insieme per liberarci dal buio. Ma ce la faremo».
- Martedì 11 Gennaio 2011


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Commenti
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Il 11 Gennaio 2011 alle 17:40 Tweets that mention Haiti: a un anno dal terremoto, colera e collera - FOTO - Mondo - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
[...] This post was mentioned on Twitter by Ivan Rizzo, Panorama.it. Panorama.it said: Haiti: a un anno dal terremoto, colera e collera - FOTO - http://ow.ly/3BIbq [...]
Il 11 Gennaio 2011 alle 22:44 anna.one ha scritto:
Perche’ gli haitians non fanno lo stesso?
http://www.criticalpast.com/vi.....ng-streets
Che cosa aspettano?
:)
Il 11 Gennaio 2011 alle 23:06 anna.one ha scritto:
“Qui tutti ce l’hanno a morte con Bill Clinton, incaricato speciale dell’Onu ad Haiti: «È lui che ci ha rubato i soldi. Intanto noi viviamo come bestie avvelenate. Guardi qui!» dice, mettendomi in braccio il nipotino di un mese.”
http://haiti.clintonfoundation.....er_v08.pdf
Il 12 Gennaio 2011 alle 7:34 anna.one ha scritto:
“A urlarlo è Ezili Danto della Haitian lawyers leadership. Ha ragione. Un esempio per tutti? La Croce rossa americana ad agosto aveva usato solo un terzo dei 480 milioni di dollari raccolti per il terremoto.”
No, ha torto, ma le bufale vanno bene per i lettori di Conspiracy Planet o Global Research, non per quelli di Panorama! :)
http://www.redcross.org/www-fi.....eChart.pdf
Non solo.La Red Cross America ha altri $100 milioni stanziati per la costruzione di abitazioni permanenti e community development projects che e’ difficile per ora costruire perche’ ancora il governo di Haiti non ha determinato esattamente a chi appartiene la terra dove queste strutture saranno costruite, e questo e’ un’altro esempio dell’incompetenza dei leader haitians, non delle varie organizzazioni americane.
Da quando l’epidemia di colera e’ scoppiata, la Red Cross America ha speso $4.5 milioni e spendera’ altri $10 milioni per combatterla.
Il 12 Gennaio 2011 alle 17:44 anna.one ha scritto:
Si, Hillary is a xxx, non vuole mollare il malloppo senza prima essere certa che ci sia un governo funzionante, che vada speso per il popolo e non nelle tasche del xxx di turno, e Clinton si sa che ha rubato i “loro soldi” (hey, e Bush?).
Ora ce l’hanno con USAID e la Red Cross!
Comunque gli haitians hanno ragione, anch’io sono dell’opinione che gli yankees se ne devono andare e’ ora di finirla di spendere i nostri soldi, miliardi su miliardi dal 1973. Che siano gli europei ad occuparsi di quel xxx senza fondo di xxx, xxx xxxx che ancora non hanno pulito le strade dalle macerie ma trovano il tempo di violentare le loro donne…oops, della perenne sfortunata, exploited, disperata Haiti!
Michel Martelly-Sweet Micky avanza al runoff e potra’ essere un contender, cosi’ dice un panel internazionale di election experts, ora vedremo la decisione del consiglio elettorale haitian.
Nel frattempo….voodoo su misura!
FTFY…va bene ora? LOL
:)
Il 13 Gennaio 2011 alle 1:27 jimmie01 ha scritto:
Non solo, Anna. A parte costruire nuovi orfanatrofi coi soldi degli altri, il Governo ( si fa per dire ) di Haiti dovrebbe anche porre in essere norme per facilitare le adozioni. O forse gli orfanatrofi vengono usati solo come poster per impietosire il prossimo e spingerlo a donar soldoni che finiranno nelle tasche dei soliti cornuti locali? Unicef docet!!!!
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