
(Credits: Epa/Juan Carlos Cardenas)
WikiLeaks potrebbe non farcela ad andare avanti ed essere costretta a chiudere i battenti. L’allarme viene lanciato dal fondatore del sito-corsaro, Julian Assange, che negli ultimi mesi ha sferrato duri colpi all’amministrazione Usa attraverso la pubblicazioni di cablogrammi riservati dalle ambasciate di tutto il mondo.
A poche ore dalla prima udienza di fronte a un giudice britannico che deciderà se estradarlo o meno in Svezia, dove è ricercato per stupro e molestie sessuali, Julian Assange ha rilasciato un’intervista alla radio francese Europe 1, dichiarando che WikiLeaks sta perdendo circa 500 mila euro a settimana. Un buco nero dovuto al congelamento dei conti dei donatori da parte delle banche, che renderà assai difficile il proseguimento delle “wiki-campagne”.
Julian Assange ha poi per la prima volta parlato del braccialetto elettronico che è costretto a portare su ingiunzione del tribunale che ha deciso per i suoi arresti domiciliari e dell’obbligo di doversi recare ogni giorno a firmare in un commissariato di Beccles, a 200 chilometri da Londra. Ma l’ex hacker australiano non si dà per vinto e sul futuro di WikiLeaks continua a essere ottimista: “Le persone hanno deciso di sostenerci quando hanno visto la pressione che abbiamo subito e hanno assistito a tutti gli attacchi contro di noi”, ha detto Assange.
“Noi abbiamo dato vita a una tribuna globale per parlare di problemi come l’abuso di potere dei governi - ha continuato il papà di WikiLeaks - la coalizione di grandi imprese e quella tra Stati. Se ne dubitava e noi lo abbiamo provato“, conclude Assange nervosamente e aggiunge che in lui è intatta la volontà di combattere alla testa di WikiLeaks e di contrattaccare.
Al momento l’organizzazione sta perdendo mezzo milione di dollari a settimana, ma Assange non si dà per vinto e sostiene che pur “essendo sotto attacco”, WikiLeaks ce la farà a resistere e a uscirne “più viva che mai“. Qualche tempo fa aveva annunciato per gennaio un altro “colpo grosso“, che avrebbe fatto cadere “una o due grandi banche americane“. Che fosse un jolly da giocarsi proprio in questo momento?
- Martedì 11 Gennaio 2011

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