

(Credits: Camera Press)
di Erica Orsini
I sacchetti di rifiuti coprono quasi per metà l’ingresso di una delle tante casette vittoriane a Epping Forest, zona nord di Londra. «Non ritirano la spazzatura da quattro settimane e qui intorno è un disastro» racconta la proprietaria dell’abitazione scuotendo la testa. «Nei giorni prima di Natale non si sono fatti vedere per via della neve, poi ci sono state le feste e noi continuiamo ad aspettare» rincara la dose la vicina. «Benvenuti nel Terzo mondo!». Sembrano dialoghi partenopei, invece siamo oltremanica, nella Londra che non ti aspetti. Dimenticate il bianco quasi accecante delle eleganti dimore di Holland Park: Londra oggi è una capitale in subbuglio, attraversata dai malumori di una crisi sociale che è solo all’inizio, tormentata dai problemi comuni a tutte le società multietniche e da quelli quotidiani dei servizi che non funzionano più come una volta.
La raccolta dei rifiuti è un po’ come la storia della puntualità dei treni, dove l’antica perfezione è divenuta ormai soltanto leggenda metropolitana. Sono bastati uno sciopero dei netturbini, un’eccezionale ondata di maltempo e il ponte natalizio a seppellire mezza città sotto una montagna di spazzatura. Adesso i Comuni stanno correndo ai ripari, ma tornare alla normalità non sarà facile viste le risicate risorse pubbliche: troppo lavoro arretrato da smaltire e altri due scioperi a metà gennaio rischiano di appesantire una situazione già critica.
Sul fronte politico, tutti a passarsi di mano la patata bollente. I laburisti archiviano il problema come «minore», scatenando la furia dei cittadini, mentre il governo conservatore-liberaldemocratico butta la croce sui predecessori e sulla loro inerzia. «Anche questa è parte della pesante eredità laburista» ha dichiarato senza mezzi termini nei giorni scorsi Bob Neill, ministro per le Autorità locali, promettendo di rivedere i turni della raccolta settimanale.
È vero che la politica del passato in materia di smaltimento e raccolta dei rifiuti va ripensata. Oggi la capitale produce in un anno 3,5 milioni di tonnellate di spazzatura comune, 10 milioni di tonnellate di rifiuti industriali e altri 14 milioni derivanti dal settore delle costruzioni: un peso che la città da tempo non è più in grado di sostenere. Quando le montagne di sacchetti neri hanno invaso le strade di alcuni quartieri, molte amministrazioni sono arrivate a implorare i cittadini di nascondere nei garage e nei giardini sul retro l’immondizia non raccolta. Gli unici a guadagnare da questa situazione sono i senzatetto, che si nutrono grazie agli abbondanti resti di pranzi e cene natalizi trovati nei bidoni rimasti pieni.
La spazzatura, per di più, non è l’unico problema. Un inverno rigido può trasformare Londra in un autentico inferno per gli immigrati che la popolano e l’integrazione spesso è soltanto una facciata benevola. Se n’è reso conto il nuovo governo che ha deciso di limitare l’immigrazione proveniente dai paesi dell’Est, aumentando controlli e regolamenti. A chi già c’è Londra promette una vita migliore e conta sul progetto del nuovo villaggio olimpico, in costruzione nella terra di nessuno al crocevia fra la stazione di Stratford e la zona industriale ristrutturata dei Docklands. Boris Johnson, biondissimo ed eccessivo sindaco conservatore della città, ha promesso di dare nuova linfa al poverissimo quartiere di Newham, un intrico di stradine sudicie con il più alto tasso di criminalità della Gran Bretagna destinato a trasformarsi in una lussuosa area residenziale.
Per ora però i primati in questa zona popolata da pachistani, polacchi, turchi e una risicata minoranza di inglesi sono tutti da cronaca nera. Qui ogni 1.000 abitanti si verificano 31 reati, il doppio della media nazionale, e spesso le vittime sono minorenni. È in questi vicoli che di recente una banda di ragazzini ha assassinato brutalmente un coetaneo, lasciandolo a terra a morire dissanguato. Per questi ragazzi le promesse di Johnson sono parole scritte sulla sabbia. Ma non è necessario spingersi fin qui per notare i segni di una tensione sociale che aggredisce ormai anche il centro cittadino. Perfino per i giovani italiani la capitale britannica non è più il mito di un tempo, il luogo dove fioccavano le offerte di lavoro. Sui blog della rete come Londonlink, sito che offre assistenza ai nuovi arrivati, chi già vive qui fotografa una realtà difficile in cui i licenziamenti sono frequenti e la vita costa sempre più cara.
La situazione è ampiamente peggiorata anche sul fronte della sicurezza. Nemmeno la polizia metropolitana sfugge alla scure dei tagli e il numero di agenti in servizio per le strade cittadine è diminuito di circa 1.000 unità rispetto al 2009. Il contingente rimasto a volte si è rivelato impreparato ad affrontare le nuove ondate di violenza che hanno travolto perfino le vie dello shopping. I teppisti che in dicembre hanno trasformato in un inferno Regent street e Oxford circus hanno preso alla sprovvista gli uomini di Scotland Yard. E i fumogeni lanciati dalla polizia non sono bastati a infrangere le barricate alzate per protestare contro l’aumento delle tasse universitarie, che si è trasformato in un pretesto per mettere a ferro e a fuoco il centro. Insieme alle studentesse tredicenni delle scuole di Camden e agli anarchici irriducibili, una folla di esaltati ha sfondato a martellate le vetrine dei negozi spedendo all’ospedale almeno una decina di poliziotti. La moltitudine di turisti arrivata in città con i voli low cost per l’ultimo shopping natalizio è stata testimone terrorizzata dell’aggressione dei dimostranti all’auto del principe Carlo e della consorte Camilla, scossa e quasi rovesciata. La polizia a cavallo arrivata in ritardo non è riuscita a disperdere la folla. Le luci del centro agghindato a festa hanno assistito mute alla sfilata di arresti, simbolo di una città ormai in ginocchio.
- Lunedì 17 Gennaio 2011

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