
(Credits: Ap Foto/Claude Paris)
Nonostante l’euforia per la fuga dell’ex presidente Zine el Abidine Ben Alì, in Tunisia continuano gli scontri e le violenze. Oggi, secondo la Bbc, il primo ministro, Mohammed Ghannouchi, annuncerà il nuovo governo di unità nazionale. Intanto, si scopre che la famiglia di Ben Alì ha lasciato il Paese trafugando 1 tonnellata e mezzo d’oro.
Mentre la Tunisia continua ad andare in fiamme e le elezioni, fissate tra 60 giorni, sembrano distanti un tempo infinito, Leila Trabelsi, la seconda moglie dell’ex presidente Ben Alì (una ex parrucchiera diventata donna d’affari), ha pensato bene di non lasciare il Paese senza portarsi dietro un souvenir: secondo l’edizione online del quotidiano francese Le Monde, la ex first lady avrebbe trafugato da Tunisi una tonnellata e mezzo di oro, prima di imbarcarsi su un aereo in direzione Gedda, assieme a tutto il resto della numerosa famiglia.

(Credits: Epa/ Stringer STR)
L’ennesimo smacco per un popolo allo stremo. Intanto, domenica scorsa il premier Ghannouchi, che durante i 24 anni del regime di ben Alì è stato tra i suoi fedelissimi e ha ricoperto ruoli cruciali, come quello di ministro dll’Economia, ha anticipato il presidente ad interim, Fouad Mebazaa (che secondo il Consiglio costituzionale del Paese è l’unico legittimato a sostituire il presidente), e ha annunciato che oggi verrà resa nota la composizione del nuovo governo di unità nazionale, del quale faranno parte le opposizioni, dall’Unione della Libertà e del Lavoro (capeggiata da Mustafa Ben Jafaar), al Partito Democratico Progressista (Pdp), guidato da Nejib Chebbi e fino ad oggi estromesso dal Parlamento.
Intanto, le fiamme non divampano; Tunisi e Cartagine sono dei campi di battaglia. Nel fine settimana nella capitale è scattata la caccia ai “parenti” di Ben Alì. Due i morti, mentre il palazzo presidenziale veniva attaccato e negli scontri rimaneva ucciso (per accoltellamento) anche un nipote della moglie di Ben Alì. Rivolte e morti nelle carceri date alle fiamme, da Mahdia a Biserta e Monastir, e nei villaggi i cittadini si organizzano in ronde spontanee per proteggere abitazioni e negozi dai saccheggi. Il timore maggiore è che presto, o l’esercito o i miliziani fedeli a Ben Alì, possano entrare in gioco in modo più pesante. Allora, davvero, si rischierebbe una carneficina.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Lunedì 17 Gennaio 2011


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