
(Credits: Gianandrea Gaiani)
L’uccisione del caporalmaggiore Luca Sanna, trentaseiesimo caduto italiano in Afghanistan, rientra in una casistica particolare anche se sempre più diffusa: quella dei soldati uccisi non dai miliziani sul campo di battaglia o con attentati dinamitardi ma da insorti infiltrati nelle forze militari e di polizia afghane. Jihadisti “dormienti” che si arruolano e dopo l’addestramento operano fianco a fianco con i soldati della Nato che cercheranno di ammazzare alla prima occasione utile.
I casi di talebani infiltrati nelle forze militari e di polizia afghane si sono moltiplicati negli ultimi due anni, non a caso da quando i finanziamenti occidentali (20 miliardi di dollari nel biennio 2009-2010) hanno reso possibile il rapido ampliamento degli organici che contano oggi 150 mila soldati e 120 mila poliziotti.
Difficile dire quanti sono i talebani in uniforme governativa (c’è chi parla addirittura del 10 per cento) ma di certo sono almeno una trentina i militari alleati (per lo più anglo-americani) uccisi negli ultimi 24 mesi dai kalashnikov dei loro allievi o alleati afghani. I casi più eclatanti si sono verificati nel novembre scorso (6 istruttori americani uccisi da un allievo di polizia a Nangarhar) e nel novembre 2009 (cinque soldati inglesi uccisi a Helmand da una recluta) ma non mancano i casi verificatisi proprio nella provincia di Badghis dove è stato ucciso il caporalmaggiore Luca Sanna.
Nel dicembre 2009, propriO a Bala Murghab, un militare afghano uccise un soldato americano e ferì lievemente due italiani intenti a scaricare rifornimenti da un elicottero prima di essere abbattuto. A cinquanta chilometri di distanza, a Qal-i-Now, nell’agosto scorso, due ufficiali della Guardia Civili spagnola e un interprete vennero uccisi da un poliziotto afghano in addestramento nella base del contingente iberico. Un fenomeno non certo decisivo per gli esiti della guerra ma che certo contribuisce a creare diffidenza tra le truppe alleate e quelle governative afghane.
Aldilà dei toni propagandistici utilizzati dai comandi alleati, intenti ad attribuire alle forze afghane continui miglioramenti nelle capacità operative e nell’affidabilità, i criteri di selezione, formazione e valutazione di esercito e polizia sarebbero in realtà “inaffidabili e inconsistenti”come ha denunciato l’anno scorso un rapporto dello Us Special Inspector General for Afghanistan Reconstruction che citò l’ampia diffusione di droga tra i militari e gli esempi di un comandante talebano riuscito ad arruolarsi nelle fila dell’esercito e di un ufficiale di polizia responsabile di numerosi attentati dinamitardi contro le forze alleate.
La fretta di completare gli organici previsti (entro il 2014 dovrebbero essere in servizio 240 mila soldati e 160 mila poliziotti afghani) non lascia margini per prevedere una più accurata selezione e un migliore addestramento di quelle forze che fra tre anni dovrebbero rimpiazzare i soldati della Nato nella lotta ai talebani.
Nella ventina di avamposti italiani costruiti intorno a Bala Murghab e nelle oltre 400 basi e fortini alleati in Afghanistan i militari devono tenere gli occhi ben aperti per non farsi sorprendere dai miliziani che hanno di fronte e da quelli in uniforme che hanno a fianco.
- Mercoledì 19 Gennaio 2011

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Commenti
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Il 19 Gennaio 2011 alle 18:07 Tweets that mention Il nemico tra noi: talebani infiltrati nell’esercito afghano - L’ANALISI - Mondo - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
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Il 20 Gennaio 2011 alle 21:33 pasalaam ha scritto:
Certo che ci sono gli infiltrati, quando noi saremo partiti, gli islamisti faranno veder i sorci verdi a coloro che collaborarono.
È successo in Vietnam, in Cambogia, in Germania ed in tanti altri paesi temporaneamente occupati.
Non facciamoci illusioni,
Il 23 Gennaio 2011 alle 7:16 anna.one ha scritto:
Si, c’é la possibilità che i talibani rimasti faranno vedere i sorci verdi ai collaboratori se partiremo, nel frattempo il Gen.Petraeus fa vedere a loro i sorci verdi…
http://www.wired.com/images_bl.....olache.png
:)
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