- Tags: La mia Africa, Puntland, referendum, Somalia, sud Sudan
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Osservatori internazionali davanti alle urne (Credits: AFP/Unamid/Albert Gonzalez Farran)
A Juba, futura capitale del Sud Sudan, starebbe vincendo la secessione per 211.018 voti contro 3.650. In generale, secondo i primi parziali dati, 7 stati su 10 del sud sono a favore della separazione.
In alcuni casi con percentuali da plebiscito: nel Bahr al-Ghazal Occidentale l’indipendenza è stata votata dal 94,6 per cento degli elettori.
Nello Stato dei Laghi la percentuale arriva a oltre il 99%, così come assai alte sono le percentuali di sì all’autonomia anche nelle regioni petrolifere.
Il quorum del 60% affinché lo scrutinio sia valido è stato ampiamente superato: secondo France Presse, circa il 96% dei 3,93 milioni di elettori ha esercitato il proprio diritto di voto.
Le autorità del Sud hanno comunque invitato la popolazione a non abbandonarsi ai trionfalismi e ad attendere la proclamazione dei risultati definitivi, attesa per la metà di febbraio.
Intanto, però, Hailé Menkerios, vice segretario generale delle Nazioni Unite e inviato speciale per il Sudan, rilancia l’allarme e parla di un rischio di instabilità nella zona di Abiey, quella contesa fra nord e sud per i mesi a venire. I caschi blu di stanza sono stati raddoppiati, per “scoraggiare da ulteriori combattimenti”.
A fronteggiarsi, anche in questi giorni, le milizie dei nomadi arabi del nord, i Misseriya, e dall’altro quelle delle tribù del sud, i Dinka Ngok.
Nel mentre, la regione autonoma del Puntland, in Somalia, ha annunciato di voler prendere le distanze dal governo transitorio in carica a Mogadiscio. Il Somaliland, che cerca il riconoscimento internazionale da tempo, si considera uno stato già dal 1991. Il vento di secessione inizia a spirare anche verso il corno d’Arica?
Secondo quanto riferisce radio Garowe (capoluogo della regione), Daud Mohamed Omar, ministro della cooperazione, punta il dito sul TFG, il Governo transitorio somalo, che ”non rappresenta il Puntland presso le istanze internazionali e chiede all’ufficio dell’Onu per la Somalia di rivedere la sua posizione e il suo sostegno al Tfg a scapito di altre parti interessate”.
Insomma, il Puntland vorrebbe più attenzione internazionale e magari più fondi per una regione relativamente stabile e che potrebbe costituire un baluardo contro la minaccia degli integralisti islamici.
Perdere il supporto del Puntland sarebbe l’ennesima sconfitta per il governo del 45enne Sharif Ahmed, che controlla a fatica alcuni quartieri della capitale Mogadiscio e solo grazie al supporto dell’Occidente e dell’Unione Africana.
Molti sfollati lasciano la Somalia proprio per cercare rifugio nella regione autonoma del nord, specie nella zona di Bosaso, uno dei porti principali. E proprio il Puntland ha ospitato l’anno scorso il torneo nazionale di calcio, il primo da 23 anni a questa parte. Resta però il capitolo pirateria, perché proprio da queste coste vengono sferrati la maggior parte degli attacchi alle navi mercantili nelle acque dell’Oceano Indiano.
- Mercoledì 19 Gennaio 2011


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Il 19 Gennaio 2011 alle 19:44 Il Sud Sudan va verso l’autonomia. Mentre il Puntland si smarca dalla Somalia | Notizie Più ha scritto:
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