
Mohammed El Baradei, una speranza per l'Egitto (credits: EPA/ROLAND SCHLAGER)
Alcuni lo vedono già come il salvatore della Patria. Mohammed ElBaradei, classe 1947, storico dirigente dell’Agenzia atomica nonché premio Nobel per la Pace, è tornato in Egitto, ormai scosso da diversi giorni dai disordini di piazza con morti e feriti, per guidare la rivolta popolare contro il regime di Hosni Mubarak. Ma davvero ElBaradei ha la forza, il carisma e i numeri per traghettare l’Egitto nel post-Mubarak (ammesso che un post-Mubarak ci sia)?. Il contesto politico egiziano è ahimé molto più complicato di quanto non si possa immaginare.
Tanto per cominciare, è bene ricordare come siamo arrivati a questo punto. L’attuale presidente, Hosni Mubarak, è in carica dal 1981: è salito al potere automaticamente dopo la morte del suo predecessore Anwar El Sadat, assassinato da un estremista perché aveva firmato la pace con Israele.
Dopo l’assassinio di Sadat, è stato dichiarato lo Stato di emergenza: da allora il potere è in mano all’establishment laico e filo-militare, nonostante la maggioranza dei cittadini siano religiosi e tradizionalisti.
Risultato? Non ci sono mai state elezioni fino al 2005, quando Mubarak ha indetto le prime elezioni presidenziali della storia egiziana. Un passo avanti verso la democrazia, secondo alcuni. Una farsa secondo altri. Sta di fatto che Mubarak fu eletto con una maggioranza bulgara (oltre l’88% dei voti). E che alcuni oppositori politici finirono in galera.
A rimanere esclusi dalla politica dei palazzi sono soprattutto i Fratelli Musulmani (o Ikhwan), gruppo estremista nato negli anni Venti con lo scopo di coniugare il ritorno all’Islam più tradizionale ai mezzi politici moderni. Per questo, quando si parla di loro, si utilizza spesso il termine “Islam politico” (da contrapporre ad altre forme di estremismo che rifiutano la politica, come per esempio al-Qaida).
I Fratelli Musulmani godono di un ampissimo sostegno popolare e in molti sono convinti che in caso di libere elezioni sarebbero loro ad avere la meglio sulla scena politica egiziana. Del resto, al momento sono i Fratelli Musulmani a fare la parte del leone nelle proteste anti-Mubarak. E hanno già messo in guardia l’Occidente: “Preparatevi ad accettare le scelte del popolo egiziano.”
Poi, certo, esistono altre forze politiche più laiche e liberali, come il Nuovo Wafd (una sorta di forza di semi-opposizione cooptata) e il partito al-Ghad, il cui leader Ayman Nour è stato detenuto per motivi politici per più di quattro anni.
Poi c’è il movimento di piazza Kefaya, che si è già fatto sentire nelle proteste del 2005, e che riunisce un po’ di tutto: comunisti, liberali, socialisti e islamisti (leggi: Fratelli Musulmani e simpatizzanti), tutti uniti nel nome del “tutto fuorché Mubarak”
Ora, come si inserisce in questo contesto un uomo dalle solide credenziali democratiche come ElBaradei? Che aveva già annunciato la sua intenzione a entrare in politica nel lontano 2009. Di certo non è il leader che si aspetta la massa di egiziani che sostiene l’Ikhwan e i movimenti islamisti affini.
Ma forse ha abbastanza carisma da riuscire a coalizzare, almeno momentaneamente, sul modello di Kefaya, tutte le forze in Egitto che vogliono liberarsi del regime pseudo-democratico di Mubarak. Il problema è che questo significa allearsi anche con gli estremisti religiosi, che di “democratico” (almeno nell’accezione che abbiamo del termine qui in Occidente) hanno davvero poco.
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Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher
- Giovedì 27 Gennaio 2011

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Il 27 Gennaio 2011 alle 21:21 ElBaradei può salvare l’Egitto? -L’ANALISI | Notizie Più ha scritto:
[...] from: ElBaradei può salvare l’Egitto? -L’ANALISI Segnala presso: Articoli CorrelatiAncora caos in Egitto: altri due morti e domani nuove [...]
Il 29 Gennaio 2011 alle 22:36 anna.one ha scritto:
ElBaradei supporto per gli ayatollah iraniani è pari al suo supporto per il Muslim Brotherhood, gli offshoot del quale sono Al Qaeda e Hamas, ha fatto bene Mubarak a metterlo agli arresti domiciliari.
Comunque la scelta in Egypt non è tra il bene ed il male, è tra il male e peggio perchè come scrive Nonie Darwish al mondo Islamico manca la comprensione di cio’ che li ostacola e al quale manca la base morale e legale per formare un sistema stabile e democratico.
Continueranno a sollevarsi e cadere, passando tra una rivoluzione e l’altra, da un tiranno all’altro, cercando l’ideale Stato Islamico che mai fu. I 1400 anni di storia islamica di tirannia continuerà se la Sharia Law non è ripudiata come base del sistema legale e politico delle nazioni musulmane.
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