
(Credits: Ansa/Luciano Del Castillo)
Un passaggio di poteri al Cairo sembra essere ormai inevitabile ma la successione controllata che lo stesso presidente Hosni Mubarak ha preparato potrebbe non andare in porto. La nomina a vicepresidente il capo dei servizi d’intelligence, il generale Omar Soliman, ricalca la tradizione politica egiziana che dal golpe contro il re Faruk del 1952 vede al potere militari (Neghib, Nasser, Sadat, Mubarak) e vicepresidenti che subentrano a presidenti.
Certo Mubarak paga anche il malumore dei militari per aver cercato di trasformare il regime in senso nepotistico puntando a imporre il figlio Gamal, ma in ogni caso le nuove nomine del presidente sono già state respinte dai Fratelli Musulmani, l’opposizione islamista che grazie alla capillare ramificazione sociale e al suo welfare parallelo attivo nei confronti dei ceti più poveri potrebbe essere l’unica forza politica a guadagnare dalle rivolte popolari e dal caos che stanno insanguinando l’Egitto.
Il Paese delle piramidi riveste un ruolo strategico per l’Occidente. Controlla e garantisce la libertà di navigazione nel Canale di Suez, contrasta l’asse siriano- iraniano, sostiene il dialogo con Israele con il quale ha stretto dal 1979 accordi di pace. Le sue forze armate sono le più potenti d’Africa e Medio Oriente e sono equipaggiate con i migliori mezzi occidentali e statunitensi come i jet F-16 e i carri armati Abrams comprati anche con gli aiuti militari di Washington pari a 2 miliardi di dollari annui.
Se le redini della rivolta finissero nelle mani dei gruppi islamisti (ai quali strizza l’occhio l’Iran) il rischio di una guerra civile diventerebbe più concreto e un Egitto travolto dal caos o in mano a un regime anti-occidentale avrebbe conseguenze strategiche pesantissime soprattutto per l’area mediterranea e Israele che si ritroverebbe circondato da stati ostili come prima degli accordi di Camp David.
L’Europa sembra come al solito colta di sorpresa dalla crisi egiziana e in generale dei paesi arabi eppure Tunisia, Egitto, Yemen e Libano non è certo da oggi che mostrano segni di destabilizzazione. Un esempio? A Beirut governa da qualche giorno Hezbollah ma né Washington né le cancellerie europee sembrano esserne consapevoli. Se n’è accorta solo la BBC?
Nel vento rivoluzionario che soffia sul mondo arabo anche gli Stati Uniti non fanno una gran bella figura e le dichiarazioni confuse e contraddittorie di Barack Obama e Hillary Clinton ben evidenziano l’imbarazzo di un’Amministrazione priva di strategia dopo aver rinnegato quella di George Bush che era arrivato ai ferri corti con Mubarak chiedendo al raìs di concedere libertà democratiche come ricetta contro l’ascesa dell’estremismo islamico.
In un discorso del 2003, Bush aveva dichiarato che ”sessant’anni in cui i Paesi occidentali hanno giustificato e ammesso la mancanza di libertà in Medio Oriente non hanno fatto nulla per renderci più sicuri, perché nel lungo termine la stabilità non può essere comprata in cambio della libertà” come ha ricordato il Washington Post.
Sui giornali italiani in questi giorni Carlo Panella, Maria Giovanna Maglie e Gian Micalessin hanno ricordato sulle pagine di Il Foglio , Libero e il Giornale la freedom agenda di Bush messa in soffitta da Obama senza sostituirla con nessuna strategia alternativa credibile se non una generica “disponibilità al dialogo con l’Islam” interpretata dai suoi interlocutori come un segnale di debolezza e indecisione.
Tra i diversi scenari che si possono configurare, il più disastroso potrebbe vedere l’Egitto (e Suez) in mano a un regime islamico schierato con un nuovo asse anti-israeliano che comprenderebbe Iran, Siria, Libano e Turchia minacciando anche la stabilità dei regni saudita e giordano, degli emirati del Golfo e della giovane democrazia irachena. Un’ipotesi che aprirebbe una lunga stagione di instabilità e conflitti con ripercussioni strategiche, politiche ed economiche molto pesanti.
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- Lunedì 31 Gennaio 2011

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Commenti
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Il 31 Gennaio 2011 alle 18:04 anna.one ha scritto:
Articolo eccellente!!!
Ahhh Obama, dall’address in Cairo molti capirono che la strategia di Obama è self-defeating!
Imo in Egypt ci sarà un’ altro militare al governo, un’altro che apprezzerà i $2 miliardi dagli USA.
Ma si creerà un problema con il Muslim Brotherhood perchè nello spirito democratico gli permetteranno di far parte del nuovo governo,cosi’ piano, piano riuscirà a portare a termine la strategia cosi’ ben messa a punto dall’Hizbollah (Iran) in Lebanon dove, sotto gli occhi dell’amministrazione Obama ha di fatto con un coup, io lo chiamo “cold”, ma visto come si erano preparati con una simulazione nella capitale poteva, se ci fosse stata un’opposizione anche dagli US e EU..armato, ha preso le redini della nazione.
Per rendersi conto di come “lavorano” basta andare sui loro siti, Ikhwanweb in inglese e il militante in arabo, dove dicono la verità, Ikhwanonline, l’inganno è la loro specialità.
Credo che le proteste in Tunisia e Egypt sono legittime, e iniziate dal popolo per le condizioni sociali e sopratutto economiche, era previsto, ero in Cairo nel 2003 e ne vedevo ogni giorno perchè volevano “pane”, il fatto che non ci siano stati all’inizio cartelli in inglese tra la folla anti-USA e anti-Israel era incoraggiante ma, con l’entrata in scena di AlBaradei, frontman dell’Ikhwan e supporter degli ayatollahs iraniani, lo State Department ora, vuole tutti i cittadini americani fuori dall’Egypt.
Si, la possibilità di una guerra civile stà diventando probabile.
Ora anche al Assad dice che è il tempo per le riforme in Syria è arrivato, Qaddafi sarà prossimo, vedremo che cosa succederà in Saudi Arabia, Jordan, Yemen e Kuwait, non so se scherzando o meno una persona che conosco e che lavora per la CIA mi ha detto che è l’inizio del “new world order” ma non ha approfondito…bummer!
Il 1 Febbraio 2011 alle 2:29 e.fumagalli ha scritto:
Se lavora per la CIA è un flop assicurato. Strano il citare tutti stati amici USA, ora la Anna è contro gli USA? Manca il Pakistan bellezza, quello dei taliban. Che dice il tuo amico della CIA?
P.S. Qui non esistono emigrati libici, Gheddafi i suoi li fa stare bene e lui la scorta ce l’ha e non sono escort o troie come la Hillary. In Libia gli yankee sono tornati per affari di turismo a miti pretese non lo sai?
Il 1 Febbraio 2011 alle 2:47 e.fumagalli ha scritto:
Io invece ho un amico in stretti rapporti con la Cina, è un esperto in scambi internazionali in stretta collaborazione con i cinesi, iniziata con Prodi che in Cina fu chiamato e ascoltato. Dice che se non ci mettete un vostro siluro, presto tra Cina e Taiwan sarà come Cina e Hong Kong, e da quelle parti, gli yankee, dovranno fare le valige. Mi spiace non è della CIA ma credo più a lui. Sai che pure il Giappone capirà che il futuro è con i vicini e non più oltre il Pacifico, visto che pure per Okinawa cominciano ad agitarsi. Dagli USA hanno già il monumento simbolo della brevissima era USA, Hiroshima. Sarà l’unico ricordo yankee per i posteri. Bello vero? E’ il crimine contro l’umanità lasciato dalle radici cristiane lorde di sangue, un patibolo con cadavere e uno scheletro, perfetto, mancano la svastica e il KKK ma basta stiano da voi.
Il 1 Febbraio 2011 alle 17:10 anna.one ha scritto:
Il Pakistan, gentile mr. fumin, se ben ricorda aveva come president…Musharraf…
In Libya, gli americani ci sono tornati quando l’Elvis Libico calo’ le braghe e spedi’ tutto il suo materiale nucleare negli USA dopo l’invasione dell’Iraq, dove se non sbaglio non tiranneggia più l’altro tiranno Saddam.
Il 1 Febbraio 2011 alle 17:27 anna.one ha scritto:
Il “Lowly Bedouin” e i suoi figli si stanno comportando in una maniera molto non islamica, e si stanno arricchendo in maniera spudorata.
WikiLeaks, come dicono, ha avuto un ruolo nelle insurrezioni in Tunisia e Egypt percio’ si puo’ prevedere che succeda lo stesso in Libya, dopotutto l’opposizione contro le ambizioni dinastiche del Bedouin per i suoi pargoli sta crescendo, la stessa dinamica che ha contribuito l’uprising in Egypt.
Il 1 Febbraio 2011 alle 18:08 anna.one ha scritto:
” Strano il citare tutti stati amici USA, ora la Anna è contro gli USA?”
“Amici”? Meglio “alleati”.
L’amministrazione Bush sollecito’ Mubarak in pubblico e in privato perchè favorisca la formazione di partiti non-islamici, le pressioni furono ignorate e i partiti non-islamici perseguitati e repressi.
Il risultato oggi è che in Egypt il popolo ha solo due scelte, l’ NPD e il Muslim Brotherhood. Questo è il risultato creato da Mubarak.
Il President Bush “doveva spingerlo con più forza” è il senno del poi e l’ignoranza dei fatti visto che, sebbene era importantissima la “freedom agenda”, altri fattori/problemi contribuirono al rilassamento delle pressioni:terrorismo, conflitto israelo-palestinese, la proliferazione nucleare, tutto cio’ constrinse l’amministrazione a trattare con Mubarak e purtroppo a chiudere un occhio,
ma la situazione attuale è opera sua, creando l’impressione che non esiste altra alternativa all’Egytto” “moi o lo Stato Islamico”, ed ora ne paga le conseguenze.
Il 1 Febbraio 2011 alle 19:33 Tweets that mention Egitto: la posta in gioco (strategica) per l’Occidente - L’ANALISI - Mondo - Panorama.it -- Topsy.com ha scritto:
[...] This post was mentioned on Twitter by meriwater and Panorama.it, Riviste Italiane. Riviste Italiane said: Rivista: Egitto: la posta in gioco (strategica) per l’Occidente - L’ANALISI http://ow.ly/1b6MM2 [...]
Il 2 Febbraio 2011 alle 22:55 anna.one ha scritto:
OT riguardo il “Lowly Bedouin”.
Surfing..per caso il web, ho trovato questo:
http://salamelik.blogspot.com/.....talia.html
WOW! Belle serpi vi tenete in seno, un’altro della vostra (same la “nostra”) “intelligentsia” ora capisco ..fumin! LOL
Il 3 Febbraio 2011 alle 7:35 anna.one ha scritto:
Dalla stessa gente che vi ha portato “Stimulus”, “WTF”, “Sputnik Moment” e “Mangia i tuoi Broccoli, un blockbuster straziante dei nostri tempi..
Sometime bisogna dimenticare gli interessi nazionali e ascoltare il tuo cuore.
http://atlasshrugs2000.typepad.....7ce970b-pi
h/t Atlas Shrugged
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