
Barack Obama e Hosni Mubarak (Credits: LaPresse/Susan Welsh)
Nel gioco dei pesi e contrappesi (che tante volte ha mantenuto o dato la spallata finale a un regime), l’amministrazione Obama cerca di capire quanta forza deve impiegare e su quali punti deve fare pressione per garantire all’Egitto una transizione che eviti la caduta del Paese nel caos, o peggio, nelle mani di fazioni anti-occidentali e anti-israeliane.
La Casa Bianca non ha ancora dato “tecnicamente” il benservito a Hosni Mubarak, ma di fatto lo ha scaricato, ha avvertito il ràis (e il mondo intero) di ritenere scaduto il suo tempo e di essere pronta a dirlo pubblicamente, se ce ne fosse bisogno, nel momento in cui nascerà una credibile leadership alternativa a quella del presidente egiziano, in grado di assicurare la transizione democratica, ma soprattutto la stabilità politica e di alleanze internazionali al Paese mediorientale.
Il governo degli Stati Uniti sembra in questo momento puntare sui militari e su un passaggio di potere morbido verso un regime che dia maggiori libertà agli egiziani, ma che rimanga ancorato alla politica filo-americana del Cairo.
Con una scelta inusuale, se si pensa alle apparizioni televisive del segretario di Stato, ma naturale, se si considera la gravità del momento, Hillary Clinton si è fatta intervistare dai talk show della domenica mattina per lanciare un chiaro messaggio: gli Stati Uniti pensano già al dopo Mubarak e la loro indiretta richiesta è quella di farsi da parte.
Il Segretario di Stato ha chiesto nuove elezioni, libere e democratiche. Parole che sembrano essere un’offerta a Hosni Mubarak: abbandonare il potere senza provocare ulteriori traumi.
Barack Obama nella telefonata avuta con il Rais è stato ancora più esplicito. Quella chiamata è arrivata dopo alcuni giorni di politica attendista da parte della Casa Bianca. L’amministrazione Obama è sembrata essere sempre un passo indietro l’andamento degli avvenimenti.
Prudenza e cautela necessarie in attesa di capire come si sarebbe evoluta la situazione al Cairo. Gli Stati Uniti per ore e ore si sono trovati di fronte a un dilemma: dare un appoggio esplicito alla repressione del ràis sarebbe stato controproducente per l’immagine degli Usa nel mondo arabo; dargli il benservito avrebbe potuto significare contribuire a un salto nel buio in Egitto.
Secondo una ricostruzione del settimanale Newsweek, la svolta c’è stata dopo il discorso alla nazione di Hosni Mubarak. E’ stato a quel punto che Barack Obama ha capito che la debolezza del ràis era eccessiva e che era ormai indispensabile imboccare la via della transizione. Il presidente Usa ha quindi preso il telefono e ha chiamato il collega egiziano.
La “svolta” americana era quindi compiuta. Una scelta che arriva dopo mesi di una politica tortuosa, ai limiti dell’ambiguità, adottata dalla Casa Bianca nei confronti di Mubarak, considerato dall’amministrazione Obama come un amico (quando la prospettiva è quella degli equilibri mediorientali) o come un problema (quando invece il tema è il tasso di democrazia in Egitto).
La rivolta egiziana ha (quasi) sciolto il nodo delle ambiguità americane. Almeno sulla persona di Hosni Mubarak. L’agnello può essere sacrificato, puntando (per ora) sul vice presidente Osman Suleiman, in attesa di indire elezioni presidenziali libere.
Il futuro rimane però un’incognita. Secondo alcuni analisti, la Casa Bianca sta addirittura pensando di poter dialogare con i Fratelli Musulmani, se ce ne fosse bisogno. Se ciò avvenisse, la svolta sarebbe epocale. ma tutti a Washington, Barack Obama compreso, vorrebbero fermarsi una stazione prima (in questo viaggio nel cambiamento del mondo arabo).
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
- Lunedì 31 Gennaio 2011


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Il 31 Gennaio 2011 alle 16:49 Obama ha (quasi) dato il benservito a Mubarak. Ma non sa ancora cosa fare con l’Egitto – L’ANALISI | Notizie Più ha scritto:
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Il 31 Gennaio 2011 alle 20:45 Obama ha (quasi) dato il benservito a Mubarak. … | Politica Italiana ha scritto:
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