
Il tenente Massimo Ranzani (Cresits: Ansa)
Un militare italiano, il tenente Massimo Ranzani, è rimasto ucciso nell’esplosione di un ordigno improvvisato che ha colpito un veicolo blindato Lince nei pressi di Shindand, nell’Ovest dell’Afghanistan. L’attentato è avvenuto mentre la pattuglia rientrava da un’operazione di assistenza medica alla popolazione locale. Altri quattro soldati, tutti appartenenti al 5° reggimento alpini di Vipiteno, sono rimasti feriti nello scoppio: sono gravissimi.
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Foto di Giovanni Porzio

Dopo essere stato al Cairo nei giorni della caduta di Hosni Mubarak, lo storico inviato di Panorama Giovanni Porzio si trova ora in Libia dove racconterà quotidianamente per il nostro sito i convulsi giorni della fine del quarantennale regime di Muhammar Gheddafi
Domenica 27 febbraio: ascolta la testimonianza di Giovanni Porzio Domenica 27 febbraio: ascolta la testimonianza di Giovanni Porzio
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- Tags: Al Qaeda, Bengasi, Cirenaica, governo nazionale, Hillary Clinton, Libia, Muammar Gheddafi, ribelli, rivolte islam, sanzioni, Tripoli, world news
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(Credits: Ap Foto/Kevin Frayer)

Bengasi è pienamente “liberata” e il popolo anti-Gheddafi si è dato un nuovo governo, autogestito e armato fino ai denti. Nelle città dell’Est nascono spontaneamente gruppi locali per amministrare il vuoto di leadership. Il Colonnello è rinchiuso con i suoi ultimi fedelissimi a Tripoli e attacca Usa e Al Qaeda. Hillary Clinton fa il muso duro.
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Paul Wolfowitz (Credits: Ansa/Franck Robichon)

Ricordate Paul Wolfowitz? Difficile scordalo. Fu l’architetto della guerra in Iraq di George W. Bush, l’ispiratore del gruppo dei neo conservatori, l’anima della dottrina dell’esportazione della democrazia nel mondo dopo l’11 settembre. Fu tutto questo prima di perdere (con il suo gruppo di intellettuali e politici) l’influenza che aveva avuto per circa un lustro nella politica estera americana, prima di essere messo ai margini, ben prima dell’uscita di Bush dalla Casa Bianca.
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Ribelli festeggiano su un carro armato la presa di Al Zawia
Il diario quotidiano del reporter di guerra Fausto Biloslavo dalla Libia
Tripoli, 5 marzo: si combatte a Al Zawia. Le telefonate da Al Zawia sotto attacco dei reparti di Gheddafi arrivano solitamente nei momenti meno indicati, quando veniamo fermati ad un posto di blocco o ci sequestrano la memoria della macchina fotografica puntandoci in faccia i kalashnikov.
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(Credits: Ansa/Al Jazeera)

“Guarda Europa, guarda America, questo è il popolo libico, questo è il frutto della Rivoluzione. La Rivoluzione ha risuscitato Omar El Mukhtar, combatteremo per la terra di Libia”. A sorpresa Muammar Gheddafi si concede alla folla nella Piazza Verde. Le spalle protette da un muro di cinta di un palazzo governativo, sprona i suoi fedelissimi a ballare davanti agli occhi del mondo e minaccia gli oppositori: “chi protesta verrà ucciso”.
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(Credits: Ansa/Al Jazeera)
La comunità internazionale è indignata per i massacri compiuti dai seguaci e dai mercenari di Muhammar Gheddafi che sembra ormai barricato nel suo bunker a Tripoli. Indignati al punto che i leader europei e occidentali parlano in questi giorni esplicitamente in ambienti Nato e Ue di intervento militare “umanitario”, di costituire una no fly zone per impedire il decollo dei jet del Colonnello, di istituire un blocco economico e di fermare le forniture di armi per ottenere le quali fino a una settimana or sono tutti si facevano in quattro per compiacere il ràis di Tripoli.
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(Ap Foto/Hussein Malla)

“E’ una carneficina“. Testimonianze da Tripoli descrivono uno scenario apocalittico. Spari fuori dalle moschee e le milizie di Gheddafi in azione. “Entrano nelle case, distruggono ogni cosa, uccidono chi trovano“, racconta concitata una giornalista raggiunta telefonicamente da Al Jazeera. In Libia è il giorno del giudizio.
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