
(Credits; Ap Foto/Ahmed Alì)
Un milione in piazza. I leader della protesta che da una settimana sta scuotendo l’Egitto non hanno dubbi e sono certi di riuscire a portare nuovamente i manifestanti per strada. Così come hanno occupato praticamente in pianta stabile piazza Tahrir al Cairo, diventata luogo simbolo della rivolta a Hosni Mubarak.
Potrebbe essere la giornata decisiva per il popolo egiziano; a piazza Tahrir ieri si respirava aria di festa e, secondo il quotidiano indipendente egiziano Al Masri Al Youm, oggi la mega protesta che si prepara nella capitale e ad Alessandria potrebbe avere il gusto di un “carnevale”. Il movimento del “6 aprile” ha già lanciato l’appello per la marcia di un milione di persone che, secondo le aspettative (e le speranze), dovrebbe dare la spallata definitiva a Hosni Mubarak.
Il presidente egiziano ieri, sulla scia delle pressioni internazionali, ha dato mandato al suo vice presidente Omar Suleiman di mettere mano all’architettura costituzionale assieme ai rappresentanti delle opposizioni. Ma questi ultimi (Fratelli Musulmani in testa), si sono rifiutati, dopo avere incassato l’appoggio dell’esercito. Sì, perché l’aria di festa che si respira a piazza Tahrir per quella che oggi potrebbe passare alla storia come la giornata della liberazione dal regime di Mubarak, è diretta conseguenza delle decisioni dell’esercito, che ieri ha annunciato di sostenere la protesta.

(Credits; Ap Foto/Ben Curtis)
In sostanza, la polizia non sparerà sulla folla e la presenza dei carri armati nelle piazze garantirà la protezione dei cittadini e non reprimerà la loro protesta nel sangue. L’esercito si è dunque schierato, legittimando le proteste anti-Mubarak attorno al quale adesso il cerchio si stringe.
Intanto, nella capitale cominciano a scarseggiare i generi alimentari, dopo una settimana di scioperi e chiusura dei negozi. Altre due settimane così e il Paese collasserebbe. Ieri si è interrotto anche il flusso del commercio con l’estero.
E già si discute del dopo Mubarak, ma Mohamed El Baradei non piace a tutti. Una parte delle fazioni all’opposizione non si riconoscono nel premio Nobel ed ex direttore dell’Aiea (Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica) che si è candidato alla presidenza del Paese. Secondo l’analisi di Griff Witte del Washington Post, “come altre rivolte democratiche che hanno avuto successo, anche questa qui (quella egiziana ndr) manca di personalità carismatiche e di una chiara agenda politica” per il prossimo futuro.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Martedì 1 Febbraio 2011


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