
(Credits: Ap Foto/Mohammed Abou Zaid)
Secondo Al Jazeera è di cinque morti e più di 800 feriti il bilancio degli scontri che hanno scosso Il Cairo per tutta la notte. In azione, su cammelli e cavalli, i fedelissimi di Hosni Mubarak, che hanno attaccato i manifestanti in piazza Tahrir. Lancio di pietre, incendi e spari. Hillary Clinton chiama il vice presidente Suleiman.
“Scioccata” dal sangue per le strade d’Egitto e risoluta nell’esortare il vice presidente egiziano, Omar Suleiman, a garantire una transizione immediata al Paese. Il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha rafforzato le posizioni di Barack Obama, durante una telefonata con il vice di Mubarak, che per suo conto si è limitato a diffondere un comunicato in cui viene chiesta “la fine delle violenze“. La Clinton ha anche chiesto a Suleiman (ex capo dei servizi segreti egiziani) di assicurarsi che i responsabili del massacro in piazza Tahrir paghino.

(Credits: Epa/Manuel De Almeida)
Secondo le testimonianze dalla capitale, l’assalto dei manifestanti pro-Mubarak è stato segnato anche dall’utilizzo di armi da fuoco. Almeno tre cecchini avrebbero sparato sulla folla che lanciava pietre. Voci non confermate e riportate da Al Jazeera, sostengono che i manifestanti “cammellati” del presidente sarebbero stati pagati 17 dollari a testa per attaccare gli oppositori del regime.

(Credits: Ap Foto/Lefteris Pitarakis)
Intanto, dopo le violenze e il sangue di mercoledì, si allontana la possibilità che le opposizioni negozino con il governo. Inizialmente, subito dopo il discorso di Mubarak, il movimento “6 Aprile” si era detto disposto a dialogare con il raìs, pur di raggiungere un accordo definitivo per la sua uscita di scena. Ma, dopo i nuovi morti, la situazione è diventata ancora più complessa e adesso i giovani leader che animano le proteste si dicono molto lontani da possibili soluzioni “diplomatiche”. Insomma, piazza Tahrir continuerà a essere presidiata dalla gente del movimento di liberazione.
Un gruppo di intellettuali, scrittori e imprenditori ha scritto a Hosni Mubarak per chiedergli di delegare tutti i suoi poteri al vice Suleiman, e tenere un mero ruolo di rappresentanza fino alle elezioni di settembre. Ma, per ora, da Mubarak non è arrivata alcuna risposta.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Giovedì 3 Febbraio 2011


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