
(Credits: Epa)
Nella prima “giornata della rabbia” decisa dalle opposizioni yemenite per ogni giovedì di questo mese, almeno ventimila persone si sono ritrovate nei pressi dell’Università di Sanaa e non, come anticipato, in piazza Tahrir.
Nella piazza della liberazione, che porta lo stesso nome di quella del Cairo, si sono riunite decine di migliaia di manifestanti filo-regime e gli oppositori hanno dovuto ripiegare altrove. Come in Egitto, anche a Sanaa chiedono le dimissioni del presidente e per ora l’esito è meno drammatico: le proteste si sono svolte in modo pacifico e il rais yemenita Saleh, al potere dal 1978, ha reagito con moderazione e promesso aperture.
Saleh governa attraverso un complesso intreccio di elementi tribali e religiosi e, dopo le proteste spontanee della scorsa settimana, ha promesso che nel 2013 non si ricandiderà e non passerà il testimone al figlio. Ma sono in pochi a credergli: “Sono 32 anni che fa promesse e non le mantiene. Disse di voler combattere la povertà e siamo diventati più poveri. Nel 2005 promise di non ricandidarsi e invece ha emendato la costituzione per restare”, commenta l’oppositore Shawki al-Qadi che fa parte di un’eclettica coalizione islamica.
In un Paese come lo Yemen, dove la società civile non è vivace come altrove, a giocare un ruolo di primo piano potrebbe essere proprio il movimento conservatore Islah che chiede riforme rispettose dei principi islamici.
Gli eventi egiziani condizionano lo Yemen e molto dipenderà anche da Washington e Bruxelles: Sanaa è sull’orlo della bancarotta e i finanziamenti stranieri sono fondamentali nel mantenere Saleh al comando.
In questi cinque anni gli Stati Uniti hanno fornito 250 milioni di dollari in aiuti militari, volti però soprattutto a punire gli oppositori, marchiati troppo spesso come “islamici” e “terroristi” laddove rivendicavano diritti. A gennaio 2010, a margine della Conferenza sull’Afghanistan, su proposta dell’Italia, era stato lanciato il gruppo informale Amici dello Yemen per aiutarlo “nella lotta al terrorismo e nelle sfide su sicurezza e sviluppo senza imporre soluzioni dall’esterno”.
Il prossimo incontro è previsto a metà marzo (a ridosso delle elezioni di aprile che il presidente Saleh vorrebbe far slittare) e in quella occasione l’Italia, che è uno dei primi donatori europei, potrebbe giocare un ruolo. La Cooperazione italiana fornisce inoltre alla guardia costiera la rete radar VTS, strategica per rendere sicuro quel braccio di mare che porta al Canale di Suez e quindi tanto stava a cuore al presidente egiziano Nasser che – anche per questo - cercava di condizionare la politica yemenita. Cinquant’anni dopo, quella costa continua a essere importante, per gli equilibri strategici della regione.
- Venerdì 4 Febbraio 2011

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Commenti
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Il 4 Febbraio 2011 alle 18:16 anna.one ha scritto:
“Gli eventi egiziani condizionano lo Yemen e molto dipenderà anche da Washington e Bruxelles”
Un paese chiave che deve essere considerato nella formulazione della politica Yemen è l’Arabia Saudita. Riyadh è il principale donatore di aiuti dello Yemen e che ha un ruolo elevato nel fornire una guida esterna a Sana’a. Alcuni osservatori suggeriscono che l’Arabia Saudita vede questo ruolo così importante che contrasti con interessi sauditi in Yemen sono a volte considerati offensivi, come un’interferenza nella politica in Arabia.
Riyadh è diventata particolarmente sensibile sui problemi dello Yemen in questi ultimi anni tanto che è anche intervenuta militarmente a fianco del governo yemenita nella fase più recente della guerra Houthi nella provincia di Saada. Non dimentichiamo che I Saudis sono coinvolti seriamente nella lotta contro al-Qaeda a causa, in parte, a una fusione 2009 delle filiali saudita e yemenita di questa organizzazione. La fusione si è verificata in seguito alla decisione di membri dell’Arabia Saudita di al-Qaeda a fuggire in Yemen per ricostruire la loro organizzazione che è stata decimata.
Inoltre, il governo dello Yemen ha intrapreso una lotta contro al-Qaeda almeno dal 2001, quando la sua leadership ha scelto di collaborare con gli US . Più recentemente, lo Yemen è emerso come uno dei teatri più importanti per la lotta contro alQaeda, molti membri di questa organizzazione tentano di raggrupparsi e di riorganizzarsi in Yemen dopo aver subito battute d’arresto paralizzante in Arabia Saudita, Pakistan e Afghanistan. La perdita dello Yemen, all’ al-Qaeda sarebbe particolarmente dannosa per gli interessi occidentali grazie alla sua posizione strategica e di una popolazione che si prevede di superare la metà di quella di tutta la penisola arabica entro i prossimi 20 anni. Inoltre, al-Qaeda nella penisola arabica (AQAP), con sede in Yemen, mostra segni di transizione da un gruppo terroristico con capacità limitata a un emergente movimento ribelle.
Gli US sono attualmente profondamente preoccupati per la necessità di contenere e sconfiggere le forze di al-Qaeda in Yemen. Tuttavia, sembra impossibile formulare una strategia significativa per raggiungere questo obiettivo senza considerare attentamente una serie di altri fattori importanti che sono arrivati a dominare la politica yemenita. Questi fattori includono il declino dell’economia, così come i problemi ricorrenti con l’unità nazionale. Attualmente, nello Yemen del north ci sono disordini che a volte si trasformano in rivolta tra tribù Houthi e un forte movimento, finora non violento, secessionista nel south. In queste condizioni, la politica di Washington and Brussels deve essere informata da una profonda conoscenza della politica interna in particolare le sfumature delle relations dello Yemen con il vicino più influente, Saudi Arabia.
Il 4 Febbraio 2011 alle 18:42 anna.one ha scritto:
“In the past five years, U.S. military assistance to Yemen has totaled about $250 million. In 2010, military and civilian aid was almost evenly split and combined for about $300 million.
Military aid to Yemen would reach $250 million in 2011 alone, U.S. officials said, and Clinton said there will be additional development aid.”
Si, $250mil saranno dati allo Yemen solo nel 2011. Molti si dimenticano che, sebbene sotto un’altro nome, la guerra contro il terrorismo islamico radicale, Al Qaeda..continua e non contro “oppositori”…incredibile!!!!
Il 4 Febbraio 2011 alle 18:46 anna.one ha scritto:
Hey, look…un “oppositore” in Yemen..
http://www.nefafoundation.org/.....awlaki.pdf
Il 5 Febbraio 2011 alle 11:04 e.fumagalli ha scritto:
In Egitto ammazzano i giornalisti e non sono i Fratelli Musulmani ma bensi gli squadroni dela morte come le camicie nere e le brune del secolo scorso che poi portarono alla seconda mondiale, generando un mostro peeggioore del nazismo creato dal capitale.Il nazismo se la prendeva con gli ebrei e i poveracci gli USA con tutti.Per fortuna che esiste una Cina che li metterà a posto e gli fa paura.Non mi sono simpatici ma meglio dagli USA,peggio non piò andare,si cambia.
Il 7 Febbraio 2011 alle 18:30 anna.one ha scritto:
Immagino che mr. fumin ha delle fonti indiscutibili o è sul posto e SA che i “fratelli” non sono coinvolti nella bagarre e invece lo sono gli “squadroni” e gli USA “che se la prendono con tutti”, fumin, lei è uno spasso!
Io, invece ho sentito dire che sono proprio agenti della Hamas, offshoot del Brotherhood (come l’Al Qaeda) e Hezbollah proxy dell’Iran, a causare violenza e nel frattempo liberare i loro compagni dalle carceri egyziane e bruciare le stazioni di polizia dopo averle ripulite delle armi, sul confine con Israel. Crede veramente che il Brotherhood e gli ayatollah iraniani non diano le direttive? Fonti diverse, conclusioni diverse!
Comunque, tanto per essere chiari, l’ideologia degli islamists nei cui ranghi oggi comprendono non soltanto al-Qaeda, ma anche Hamas e Hezbollah è nata in Egypt con il Muslim Brotherhood fondato nel 1928 dallo sceicco Hassan al-Banna. Il Brotherhood non trova solo le sue radici, ma gran parte del suo simbolismo, la terminologia e le priorità politiche profondamente all’interno del cuore del nazifascismo.
Il 7 Febbraio 2011 alle 18:59 anna.one ha scritto:
E se qualcuno penserà che non è possibile che l’Iran shia sia in combutta col MB sunni, gli indico solamente: Navaab Safavi.
Come disse Juan Zarate: “Il Muslim Brotherhood è un gruppo che ci preoccupa, non per le idee filosofiche o ideologiche, ma perché difende l’uso della violenza contro i civili.”
Raymond Ibrahim, direttore di Al Qaeda Reader, il quale rileva che lo stesso Maometto descrive la guerra come “inganno” e che i discepoli del MB, passati e presenti, semplicemente duplicano le parole eterne di Allah, come ribadito nel Quran.
Già, il MB un gruppo di amabili fratelli…
Il 8 Febbraio 2011 alle 1:19 jimmie01 ha scritto:
Fumagalli, come al solito vai scrivendo su cose di cui non sai nulla!!!! Le vere camice nere in Egitto sono i fratelli musulmani ( volutamente lettere muniscole ). Infatti questi furono supporters sfegatati di hitler ( altra lettera minuscola. Informati prima di scrivere commneti senza ne` capo e ne` coda. Sei un ” ben ten “, fumagalli. E` cinese mandarino, non piemontese.
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