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- Un commento

Omar Hassan al-Bashir, al centro e il Presidente del Sud Salva Kiir Mayardit (Credits: Philip Dhil/Epa)
Il Sud Sudan sarà uno stato indipendente. È ufficiale. I risultati comunicati a Juba il 7 febbraio sono univoci: il 98,83% dei sudanesi del Sud vuole l’indipendenza da quello che fino ad oggi è stato il Paese più grande dell’Africa. L’ufficializzazione dei risultati ha raccolto il plauso internazionale: “Questo è un momento storico per il Sudan”, ha commentato Catherine Ashton, responsabile per la politica estera dell’Unione Europea.
“È un grande risultato per tutti i sudanesi”, ha dichiarato a sua volta il segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon; mentre il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, ha avuto parole di elogio per il governo del Nord che, ancora prima dell’annuncio formale delle cifre referendarie, aveva accettato l’esito della consultazione con una tranquillizzante dichiarazione del presidente Omar Hassan al-Bashir in persona.
E sulla scia degli entusiasmi, gli Usa hanno anche annunciato che bandiranno il Sudan dalla lista nera dei Paesi terroristi. La vera e propria dichiarazione di indipendenza è attesa per oggi, 9 luglio.
Ma fino ad allora, quali sono le implicazioni e gli scenari possibili?
- Economia globale e riconoscimento internazionale
Più i diversi attori internazionali faranno in fretta a riconoscere il Sud Sudan come stato sovrano, più velocemente potranno arrivare fondi per ricostruire un Paese devastato dalla guerra civile.
- SPLM ed esercito
Al momento, circa 22mila uomini delle milizie del sud fanno parte integrante dell’armata del nord. Dopo il 9 dovranno essere dislocate a sud e ciò dovrà avvenire con cautela a trasparenza massime. Sempre fino a quella data, gli esponenti dell’SPLM (il Sudan People Liberation Movement) potranno tenere incarichi all’interno del governo di coalizione di Karthoum. Ma, ovviamente, non oltre.
- Due economie, due velocità, un solo debito?
Il nord è stritolato da un’inflazione galoppante, mentre il sud necessita di corpose iniezioni di denaro per rimettersi in piedi. Il sud, inoltre, vorrebbe poi emettere una nuova valuta. Questo potrebbe impattare sulla decisione di come ripartire le risorse petrolifere che sono quasi tutte al sud (ma che vengono lavorate al nord). Il nord stesso insiste affinché il grande debito verso l’estero pari a circa 40 miliardi di dollari sia ripartito con il nuovo stato.
- La regione di Abyei
Rimane l’ultimo grande nodo irrisolto: la regione centrale, ricca di petrolio e contesa da entrambi gli attori, potrebbe essere il vero detonatore di violenza nei prossimi mesi. Più in generale circa 5 milioni di sudanesi vivono in zone di confine. Così Karthoum e Juba hanno promesso una delineazione soft dei confini. Altro problema saranno i sud sudanesi che dal Nord si trasferiranno al Sud, portando cultura, abitudini, attività e lingue diverse: riuscirà Juba a gestire il fenomeno?
- Quindi cosa cambierà?
Secondo alcuni commentatori tra cui Marc Gustafson della Oxford University, molto poco. Il sud ha già una sua larga autonomia, legislatura, forze armate e controllo delle risorse. I due Paesi non potranno vivere ignorandosi. Gli stessi accordi per la gestione del petrolio per ora non possono essere messi in discussione: gli oleodotti partono dai pozzi del sud e vanno a nord. Ma intanto la Cina si muove da tempo nella regione…
- Il Nord e la sharìa
In un’intervista all’agenzia Ansa, Mohamed Hassan El-Bashir, fratello del premier ha detto: continueremo a chiamarci Repubblica del Sudan, anche se le leggi islamiche saranno applicate. Dopo l’indipendenza del Sud, il 98% degli abitanti del Sudan saranno musulmani. Le applicheremo con moderazione e non saranno valide per i non musulmani. Nelle nostre strade può vedere passeggiare tranquillamente ragazze non velate e questo senza alcun problema”.
- Sud e sicurezza
Un contingente di caschi blu Onu è presente nel Sud per sorvegliare i confini e anche per addestrare la polizia sud sudanese, ma il rischio scontri tribali è sempre presente. In più, bande di miliziani appartenenti al temibile LRA di Joseph Kony fanno spesso incursioni nella parte meridionale del sud.
- Darfur
Dal dicembre scorso i militari di Khartoum e i ribelli del Darfur si sono scontrati parecchie volte e in diverse aree nel nord e nel sud della regione. L’instabilità nella martoriata regione preoccupa la maggior parte degli analisti. La situazione umanitaria è drammatica con centinaia di migliaia di sfollati.
- Mercoledì 9 Febbraio 2011


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