
(Credits: Ansa/Marina Militare)
Ieri la petroliera italiana Savina Caylyn, oggi quella greca Irene Sl. In 24 ore, i pirati somali hanno messo le mani su due ricche prede le cui stive sono piene di greggio, un carico di grande valore che certo influirà sulla consistenza dei riscatti che verranno chiesti agli armatori.
La Irene Sl era partita dal Kuwait per raggiungere gli Stati Uniti con un carico di 217 mila tonnellate di greggio. La nave è una cosiddetta super tanker lunga 330 metri e con una stazza di 320 mila tonnellate. Poco più piccola la petroliera italiana, 266 metri di lunghezza per 105 mila tonnellate (come una portaerei americana classe Nimitz) in navigazione dasl Sudan a un porto malese.
Entrambi gli arrembaggi sono stati effettuati in mezzo all’Oceano Indiano, a oltre 500 miglia dalle coste indiane e a più di 800 da quelle somale e probabilmente sono opera della stessa nave-madre pirata, una delle 36 imbarcazioni attualmente in mano ai criminali utilizzata per portare in alto mare i barchini d’assalto e sfuggire così alle aree pattugliate dalle flotte internazionali.
Lunedì un’imbarcazione da guerra della Guardia Costiera indiana aveva raggiunto una nave–madre pirata al largo delle isole Laccadive. I 28 pirati a bordo si sono subito arresi, forse memori della nave-madre affondata a cannonate dagli indiani tre anni or sono, e sono stati trasferiti a Mumbai per essere processati.
Le flotte di Nato e Ue sono state mobilitate per raggiungere le due petroliere sequestrate dai pirati. La fregata italiana Zeffiro (assegnata alla missione anti-pirateria Atalanta della Ue) arriverà probabilmente nella notte tra mercoledì e giovedì in prossimità della Savina Caylyn sulla quale cinque pirati tengono prigionieri 22 uomini d’equipaggio: 5 italiani e 17 indiani.
Negli ultimi due anni, una dozzina di mercantili italiani sono stati attaccati dai pirati somali ma prima della Savina Caylyn solo il rimorchiatore Buccaneer era stato catturato nel marzo 2009 e liberato nell’agosto successivo dietro il pagamento di un riscatto di 4 milioni di euro annunciato dai pirati ma sempre smentito dalla Farnesina.
La nave in mano ai pirati sta proseguendo la navigazione verso le coste somale, quasi certamente verso la tortuga che costituisce la base della banda somala la quale non ha nulla da temere dalle navi da guerra italiane e internazionali. Le regole d’ingaggio applicate dalle flotte Nato e Ue che dovrebbero contrastare i pirati non prevedono blitz o incursioni per liberare le navi sequestrate per non mettere a rischio la vita dei membri dell’equipaggio. Le navi militari su limitano solitamente a controllare a distanza la nave sequestrata.
Non mancano però le eccezioni, come l’incursione dei commandos della marina sudcoreana che il 21 gennaio hanno attaccato prima dell’alba un cargo catturato dai pirati somali. Il raid si è concluso in pochi minuti con la liberazione dei 21 membri d’equipaggio e della nave mentre dei 13 pirati otto sono stati uccisi 5 catturati.
- Mercoledì 9 Febbraio 2011

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Commenti
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Il 10 Febbraio 2011 alle 9:36 fsl ha scritto:
Nessuna sorpresa e nessuna indignazione.
Visto l’atteggiamento rilassato dei paesi UE e, in particolare, del nostro non ci resta che edulcorare questo episodio.
Quindi mi auguro che non si parli più di “atto di pirateria”, termine desueto che richiama scenari di guerra a noi alieni per Costituzione.
Auguriamo una felice vacanza ai fortunati marinai delle navi sequestrate, lungo le splendide coste del Corno d’Africa.
Questa piacevole pausa, dalla durata incerta ed indeterminabile, spezzerà la monotonia delle lunghe navigazioni “lavorative” e non potrà che giovare al loro spirito.
Speriamo che i marinai della Zeffiro, in ossequio alle direttive ricevute da Via XX Settembre, si adopereranno con ogni mezzo per munire questi croceristi aziendali di ogni genere di conforto ed auspichiamo che la RAI riesca ad organizzare un “reality” a bordo.
Inoltre dovremmo valutare la valenza economica di queste situazioni ed allacciare rapporti di collaborazione economica con questi intrepidi marinai somali.
La nostra industria turistica avrà modo di organizzare crociere a tema, da vendere come pacchetti di viaggio alternativi ai soliti soggiorni nei villaggi turistici.
Si dovrebbero solo curare meglio il catering e le strutture igieniche a terra.
Il 10 Febbraio 2011 alle 12:03 indigesto ha scritto:
Gentile Dr Gaiani, mi domando: ma una efficiente sorveglianza satellitare ed un altrettanto efficiente pattugliamento non potrebbero prevenire simili aggressioni, individuando ed intercettando per tempo il naviglio sospetto? Nel tempo in cui i satelliti leggono le targhe delle auto ci vuole tanto ad organizzarsi in tal senso? Saluti.
Il 12 Febbraio 2011 alle 11:40 gianandrea gaiani ha scritto:
L’ironia di fsl mi pare quanto mai condivisibile anche perchè, per rispondere a Indigesto, il problema non è localizzare navi e pirati ma poterli contrastare con le armi anche in modo preventivo, cioè appena escono dalle loro “tortughe” e ben prima che attacchino i mercantili. Le regole d’ingaggio adottate dalle flotte Nato/Ue non lo consentono e i pirati ne approfittano.
Il 12 Febbraio 2011 alle 14:17 indigesto ha scritto:
Capisco, egregio Dr. Gaiani, ma una rapida interposizione di navi in pattugliamento, magari anche con motoscafi armati (o elicotteri) partiti tempestivamente da esse, potrebbe dissuadere i predoni. A meno che non si sappia per certo che il naviglio Nato/Ue venga chiamato in quei mari giusto per far crociera! Cordiali saluti.
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