
(Credits: AP Foto/Wally Santana)
Appena un paio di giorni fa aveva fatto sperare la scelta di Seul e Pyongyang di sedersi di nuovo a un tavolo negoziale per risolvere lo stallo della penisola coreana. Soprattutto perché la proposta è arrivata, totalmente inaspettata, proprio dal Nord. Che oggi, invece, ha deciso di tirarsi indietro, dichiarandosi incapace anche solo di conversare con un regime “sinistro” colpevole di non voler raggiungere nessun compromesso ragionevole.
I leader della penisola più instabile del pianeta si sono incontrati ieri a Panmunjom dopo aver interrotto qualsiasi tipo di contatto lo scorso novembre. Seul ha subito accettato la proposta di Pyongyang nella speranza di poter discutere con il rivale di sempre quanto meno i problemi legati alla riunificazione delle famiglie separate da un confine invalicabile, e di rilanciare il turismo e le attività industriali congiunte.
Ma una volta raggiunta Panmunjom i rappresentanti del Nord hanno immediatamente interrotto le trattative perché “le controparti del Sud hanno presentato richieste inaccettabili“, ha pubblicato l’agenzia di stampa di Pyongyang. “Hanno mostrato le loro intenzioni sinistre a utilizzare il canale dei colloqui militari solo per creare nuove tensioni. Ecco perché abbiamo deciso di non avere più nessun contatto con loro: sono dei traditori, e qualsiasi altra iniziativa di dialogo sarebbe inutile”.
Qualche giorno fa in tanti hanno sperato che questo meeting tra militari potesse facilitare l’apertura di un dialogo tra rappresentanti ministeriali di alto livello. Ma oggi è evidente che non solo questa aspettativa non verrà mai confermata, ma anche che, molto probabilmente, la richiesta della Corea del Nord di intavolare una nuova trattativa non è stata altro che un bluff, un modo per dimostrare al mondo che Pyongyang non può essere considerata la principale responsabile dell’instabilità della Corea.
Il punto di vista di Seul, naturalmente, è completamente diverso: il paese non può accettare che Pyongyang continui a negare qualsiasi responsabilità negli attacchi con cui ha colpito la Corea del Sud, ma preferisce sperare che, oggi, il dialogo possa continuare con la mediazione dei rappresentanti della Croce Rossa.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Giovedì 10 Febbraio 2011


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