
(Credits: AP Photo/Amr Nabil)
Hosni Mubarak si è dimesso. Da Sharm el Sheik, dove si è rifugiato con la famiglia, l’ormai ex presidente egiziano ha annunciato di fare un passo indietro e di lasciare tutto il potere nelle mani dell’esercito. Un golpe militare con guanti di velluto.
All’annuncio delle dimissioni di Mubarak è esplosa la festa in piazza Tahrir, il cuore della protesta contro l’ultimo faraone d’Egitto. Dopo la decisione da parte dell’esercito di schierarsi con il popolo in piazza (leggi qui tutti gli articoli sulla rivoluzione egiziana), Hosni Mubarak non ha praticamente avuto scelta e, come ultimo atto presidenziale, ha lasciato il potere nelle mani del Consiglio Supremo delle Forze Armate.
I militari, considerati il “cuore” dello Stato, garantiscono che traghetteranno il Paese verso imminenti e libere elezioni. Ma il primo passo da fare adesso è riuscire a sgomberare piazza Tahrir e far tornare i manifestanti nelle loro case. La vita dell’Egitto, che si è interrotta per due settimane, dovrebbe riprendere al più presto. Da un punto di vista pratico, il Paese ha attraversato un golpe bianco, senza spargimenti di sangue.
Omar Suleiman, il vice di Hosni Mubarak ed ex capo dei servizi segreti, è stato messo da parte. Troppo fedele al “vecchio establishment”. In un comunicato stampa i militari non hanno lasciato spazio a dubbi e ambiguità, dichiarando che si assumeranno il compito di gestire la “transizione” e assicurare al Paese stabilità e pace. Dopo lo “schiaffo” al presidente Barack Obama, Hosni Mubarak ha dunque mollato la presa. Ancora non si sa se, assieme alla sua famiglia, lascerà o meno l’Egitto. Voci lo danno in partenza per Abu Dhabi, ma per il momento non è arrivata alcuna conferma da parte dei fedelissimi dell’ex presidente.

(Credits: Epa/Amel Pain)
Adesso per l’Egitto si apre una stagione del tutto nuova, di cui è difficile riuscire a prevedere gli sviluppi. Il timore di molti - comunità cristiano-copta in testa - è che il potere passi nelle mani dei fondamentalisti islamici e che questi possano creare una sorta di “asse del male” con i vicini di Hezbollah ed Hamas e con gli iraniani. Per il momento i Fratelli Musulmani - che, va detto, non rappresentano la frangia più estremista nel Paese - hanno deciso di restare defilati.
Ma quel che si sa è che gli appartenenti all’organizzazione bandita dalla vita politica egiziana proprio dal presidente Mubarak, riempiono i ranghi del milione di soldati dell’esercito delle Piramidi (500mila in servizio effettivo e 500mila a riposo e pronti a essere richiamati). Il panorama è dunque ancora estremamente caotico. Intanto, Mohamed ElBaradei è tra i primi a commentare: “E’ il giorno più bello della mia vita”, dice da piazza Tahrir. E mentre nella Striscia di Gaza la gente scende per le strade per festeggiare la cacciata di Mubarak, da Gerusalemme trapela preoccupazione. Una fonte governativa, citata dal quotidiano Maariv, dichiara che la “speranza di Israele è che le dimissioni non abbiano ripercussioni negative sulla pace fra i due Paesi”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Venerdì 11 Febbraio 2011


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Il 12 Febbraio 2011 alle 13:28 indigesto ha scritto:
Le fortune ed i destini di un popolo non sempre si misurano dalle fortune e dai destini di chi si trova a guidarli. Le grandi rivoluzioni avranno pure segnato la fine delle monarchie, o delle dittature, ma non sempre, per non dire quasi mai, hanno avuto esiti felici per i popoli chiamati a sorrergerle. Ma tant’è! La forza ha da sempre preceduto il diritto. Non resta che augurare al popolo egiziano un sostaziale miglioramento delle sue condizioni di vita, anche se non sappiamo ancora bene quali forze intendano approfittare dei suoi disagi.
Il 13 Febbraio 2011 alle 19:05 vincenzoaliasilcontadino ha scritto:
La svolta d’Egitto?
Il grande giornalista Giliano Ferrara ci si chiede: “ A chi toccherà dopo l‘Egitto? “ ” ovvio agli Egiziani, ma purtroppo credo che farà stessa fine dell’Urss, troppo e tragico non preparare la Democrazia che non era come si vede in Cina che alla fine, crollerà stupidi stì Cinesi, poiché in Urss v’erano le tessere che garantivano il minimo di sussistenza al Popolo delle Repubbliche, poi se per mangiare, provvedere da soli scavandosi le patate sotto il ghiaccio Russo “ spiegatomi da Elena Bonner moglie di Sacarov, proprio quando accompagnavo G. Ferrara al famoso camper di Craxi ”. Così sbagliato se non fosse così, la nomenklatura del Pcc, deve col suo establishment preparare il Popolo Cinese, per assumersi responsabilità che compete nella Democrazia, le redini del Paese. http://vincenzoaliasilcontadin.....chiale.it/
http://www.ilfoglio.it/soloqui...../7731
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