
(Credits: Ansa)
Da alcuni giorni, l’Italia sembra essersi dimenticata dell’equipaggio della petroliera Savina Caylyn, in mano a cinque pirati somali dall’8 febbraio scorso. Lunedì la nave ha raggiunto la costa somala nei pressi di Harardere, a nord di Mogadiscio, dove si trova una delle più importanti tortughe delle bande di criminali che detengono al momento 36 mercantili e quasi 800 marinai.
Pochi i dettagli trapelati, anche perché il Ministero della Difesa ha imposto il silenzio sulla vicenda dopo che Marina e Guardia Costiera avevano fornito ampi dettagli sulla posizione e la rotta della nave nei giorni immediatamente successivi al sequestro.
La Marina aveva reso noti anche i termini dell’accordo con gli armatori, in fase di definizione, che avrebbe permesso l’imbarco di fanti del Reggimento San Marco a bordo dei mercantili. Un’intesa che il ministro Ignazio La Russa ha però respinto preferendo che a difendere i cargo italiani siano guardie private il cui impiego non è però al momento consentito dalla legge italiana.
La grande nave della compagnia Fratelli d’Amato, 105 mila tonnellate di stazza e 266 metri di lunghezza, sarebbe ormeggiata vicino ad altre navi catturate dai pirati in attesa che vengano pagati i riscatti per liberarle. La Marina Militare controlla da vicino la situazione con due navi da guerra, la Fregata Zeffiro e il pattugliatore Fulgosi a bordo dei quali operano due elicotteri, un team d’abbordaggio del San Marco e un gruppo di incursori delle forze speciali, specialisti del Gruppo operativo incursori considerati tra i migliori al mondo e addestrati alla liberazione di ostaggi su navi civili sequestrate.
L’opzione di un blitz per liberare nave ed equipaggio, sempre possibile in linea teorica, presenta ora molte difficoltà poiché i pirati a bordo avranno certamente ricevuto rinforzi e non si può escludere che una parte dell’equipaggio (5 italiani e 17 indiani) sia stata portata a terra proprio per scoraggiare incursioni militari.
Le condizioni per tentare un colpo di mano erano più favorevoli nei giorni scorsi, quando la nave era in navigazione e il numero di pirati da mettere fuori combattimento era esiguo soprattutto tenendo conto che su una nave così grande, di notte, gli incursori avrebbero avuto molte opportunità di salire a bordo senza essere notati.
La decisione spetta però al governo, che probabilmente non ha voluto finora autorizzare l’uso della forza per non mettere a rischio l’equipaggio della Savina Caylyn anche se, come abbiamo ricordato nei giorni scorsi su questo blog, il 21 gennaio sorso su una nave molto più piccola (appena 11.500 tonnellate, le forze speciali sudcoreane hanno effettuato con successo un blitz che ha permesso di liberare i 21 uomini dell’equipaggio e uccidere o catturare i 13 pirati a bordo.
I precedenti, inclusa la vicenda del rimorchiatore italiano Buccaneer rimasto prigioniero dei pirati dal 9 aprile al 13 agosto 2009, dimostrano che l’unica alternativa ai blitz delle forze speciali è rappresentata da lunghi negoziati che si sono conclusi sempre con il pagamento di ingenti somme. I pirati riferirono di aver incassato quattro milioni di euro per rilasciare il Buccaneer anche se la Farnesina ha sempre negato il pagamento di riscatti.
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- Martedì 15 Febbraio 2011

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Commenti
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Il 15 Febbraio 2011 alle 21:16 La petroliera italiana nel covo dei pirati | Notizie Più ha scritto:
[...] the original here: La petroliera italiana nel covo dei pirati Segnala presso: Articoli CorrelatiUn’altra nave italiana in mano ai pirati somaliItalia in [...]
Il 16 Febbraio 2011 alle 21:52 indigesto ha scritto:
Tenere in ostaggio 36 mercantili ed 800 marinai non è affare di sparuti gruppi di pirati fuorilegge, ma di uno stato fuorilegge. Se esistono delle autorità somale è inconcepibile che non intervengano o che non chiedano l’intervento di truppe internazionali per porre fine a questa sconcezza fuori dal tempo.
Il 18 Febbraio 2011 alle 11:56 fsl ha scritto:
Cerchiano di vedere positivo…
I marinai della petroliera, spossati, si godono una meritata vacanza, i militari sulle navi della MM sentono di meritarsi le cospicue indennità di missione, molti finanzieri e petrolieri si arricchiranno grazie all’operato di poveri pirati del XXI secolo, cui andrà solo una parte del riscatto, le assicurazioni ritoccheranno ancora verso l’alto i premi…
Il governo, alla Fin Fine, ha giustamente evitato un’azione di forza per evitare le critiche che sarebbero piovute dall’opposizione, su uno strumentale tentativo di deviare l’attenzione dalle vicende giudiziarie del premier, per salvare dei marinai che non conosce nessuno!
Ma insomma, sempre alla guerra pensiamo?
C’è Sanremo, madonnadùndio!
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