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Proteste a Teheran (ma non è il Cairo) - L’ANALISI

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  • Tags: Ahmadinejad, Ben-Alì, il mio iran, Mehdi Karrubi, Mir Hossein Mousavi, movimento verde, Mubarak, rivolte islam
  • 5 commenti
(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)

(Credits: Epa/Abedin Taherkenareh)

Farian SabahiSull’onda lunga del risentimento arabo, ieri un migliaio di iraniani sono tornati a protestare nel centro di Teheran, per la prima volta dopo 14 mesi e come già successo dopo le contestate elezioni presidenziali del 2009. Decine di arresti e un morto (secondo due siti di opposizione e anche secondo l’agenzia Fars) è il bilancio degli scontri di ieri, durante i quali l’opposizione ha bruciato i cassonetti e le forze di sicurezza hanno usato i gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti.

In serata a Teheran era tornata la calma. Spinto dai nuovi disordini in un’area strategica per il greggio, il Brent ha chiuso ieri a 103,08 dollari al barile (+2,1%), il massimo dall’estate 2008.

La tv di stato iraniana ha precisato che l’opposizione è scesa in piazza senza i permessi necessari, e mandato in onda le immagini di un uomo arrampicato su una gru: minacciava di suicidarsi se la polizia si fosse avvicinata, ma è stato arrestato. E proprio la gru avrà fatto riflettere l’opinione pubblica, perché è il macabro strumento delle impiccagioni: 69 dall’inizio dell’anno, approfittando dei riflettori accesi sul mondo arabo.

Ufficialmente, l’opposizione iraniana si era data appuntamento in piazza per esprimere solidarietà nei confronti di Tunisia ed Egitto, in linea con le autorità che reclamano la paternità degli eventi nordafricani. In realtà, era ovvio che volessero protestare contro i vertici della Repubblica islamica che, se da una parte si congratulano con gli insorti nei Paesi arabi, dall’altra non tollerano il dissenso interno. In tanti si chiedono: “Se gli egiziani sono riusciti a cacciare il presidente Mubarak, perché noi non possiamo farcela?”.

Ma Teheran non è il Cairo, dove l’esercito (equipaggiato e finanziato dagli Usa) non ha sparato sulla folla, permettendo ai dimostranti di restare in piazza Tahrir. Nella capitale iraniana il movimento verde aveva pianificato di dimostrare da meidun-e Enqelab (la piazza della Rivoluzione) a meidun-e Azadi, la piazza della Libertà in cui poco più di 32 anni fa il carismatico Ayatollah Khomeini fu acclamato da una folla che aveva rovesciato il sovrano alleato di Washington.

Ora, per avere successo, l’opposizione iraniana dovrebbe tirare dalla propria parte le forze di sicurezza: missione impossibile, al momento, poiché a reprimere il dissenso sono pasdaran e basij, rappresentanti di quel ceto basso che - in virtù di salari e sussidi diretti - rappresenta lo zoccolo duro del regime.

Inoltre, a Teheran le autorità non si sono fatte cogliere di sorpresa: il 10 febbraio avevano messo agli arresti domiciliari Mehdi Karroubi e ieri la stessa sorte è toccata a Mir-Hossein Moussavi, l’altro leader del movimento verde. Non solo: hanno istituito una sezione speciale per perseguire coloro che, nel mondo dei media e della cultura, violano il codice di comportamento della repubblica islamica.

E, in previsione delle dimostrazioni, hanno bloccato nei motori di ricerca la parola Bahman (l’undicesimo mese del calendario persiano, di cui ieri ricorreva il 25esimo giorno) per rallentare la diffusione dei messaggi volti a promuovere le dimostrazioni.

Come reagisce l’amministrazione Obama alle proteste iraniane rispetto alla rivolta egiziana? Ieri il segretario di stato Hillary Clinton ha esortato Teheran a “sbloccare” il proprio sistema politico, sottolineando come gli Stati Uniti sostengano le rivendicazioni dei manifestanti.

In precedenza il dipartimento di Stato aveva utilizzato Twitter per inviare messaggi di sostegno agli iraniani in piazza, sottolineando il “ruolo storico” dei social network. Anziché l’inglese, aveva utilizzato il persiano, ed è stato un passo avanti. In risposta, le autorità iraniane hanno però bloccato la Rete. E comunque, come gli egiziani non hanno avuto bisogno dell’incoraggiamento di Teheran per scendere in piazza, agli iraniani non serve questo sostegno americano. Perché non fa che consolidare la tesi del regime, secondo cui i dimostranti sono “nemici della rivoluzione e spie”.

Nei giorni scorsi, le autorità iraniane si sono congratulate con tunisini ed egiziani per aver rovesciato i loro dittatori, ma non tollerano il dissenso interno. Questa schizofrenia è il leitmotiv di Teheran, dove la borghesia vive come in Occidente, ma San Valentino è vietato e sulle tv di stato sono stati messi al bando i piatti occidentali, pizza inclusa.

Come negli anni Trenta, al tempo dello Shah, anche oggi chi detiene il potere si sente sotto assedio e teme il contagio straniero: il fondatore della dinastia Pahlavi aveva epurato il vocabolario dai termini arabi e rimosso il calendario islamico a favore di quello persiano. Ma chiudere i confini non può impedire le contaminazioni e oggi a Teheran va di moda la pizza con, al posto di pomodoro e mozzarella, il gormeh sabzi, un piatto tipico della cucina persiana. E forse un giorno non troppo lontano anche la democrazia troverà un modo per contagiare l’Iran.

  • farian
  • Martedì 15 Febbraio 2011

Vedi anche:

  • Iran: vietata la pizza (in tv)
  • Iran: Karrubi agli arresti domiciliari nel giorno dell'anniversario della rivoluzione
  • Teheran in piazza: anche Mousavi agli arresti domiciliari
  • Rivolta in Iran: scontri in piazza e arresti a Teheran
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Commenti

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Il 15 Febbraio 2011 alle 14:23 indigesto ha scritto:

Se spera, il regime iraniano, di raccogliere qualche frutto dalla situazione dell’Africa mediterranea, figuriamoci, gentile Professoressa, se ne lascia cogliere nel suo giardino!
Per quanto “dovute”, le manifestazioni in Iran hanno comunque il limite della ingenuità. Sono cose che abbisognano di una lunga e convinta preparazione, il cui esito positivo non può prescindere da un solido apporto esterno; piaccia o meno. Saluti.

Il 15 Febbraio 2011 alle 17:12 hector ha scritto:

professoressa, perchè non ci dice che il morto (Sanè Jalè)era un membro dei basij?
il morto a quanto ho sentito è stato proclamato addiritura martire della rivoluzione islamica e kissa ke nn gli facciano funerali di stato
quanto a coloro ke hanno aperto il fuoco pare siano membri dell’ MKO ke se non sbaglio sono legati ad organizzazioni terroristike
in piu senza fare troppe sottigliezze in egitto ci sono stati centinaia di morti a causa delle manifestazioni per mano del governo. quindi non riesco a capire ne la sua ipotesi ne la sua tesi
su una cosa concordo con lei, l’iran soffre di sindrome da accerkiamento, ma d’altronde come dargli torto?(ki non ricorda Mossadeq o l’operazione ajax?)

Il 15 Febbraio 2011 alle 17:32 anna.one ha scritto:

“..Ma Teheran non è il Cairo, dove l’esercito (equipaggiato e finanziato dagli Usa)…”

..gli ufficiali del quale sono addestrati nelle scuole militari americane e servono con le loro controparti americane, dove sono esposti a un governo civile e il rispetto dei diritti umani.

Il 15 Febbraio 2011 alle 22:55 anna.one ha scritto:

Certo, e chi dice che Sane Zhale è un martire?

http://en.irangreenvoice.com/a.....eb/15/2782

Gli stessi che nello “spirito democratico” vogliono che Mousavi e Karroubi vengano impiccati ma immagino siano giustificati visto che chi protesta in Iran, secondo hector, sono terroristi legati ad organizzazioni terroristiche, Neda ne era l’esempio più chiaro!

Il 15 Febbraio 2011 alle 23:00 anna.one ha scritto:

eh eh eh..offline, chissà perchè?!!!

Comunque we are cover:

Iran regime exploiting murder of Kurdish protester slain during protests
created 02/15/2011 - 21:59, updated 02/15/2011 - 22:48

. GVF — In an attempt to distort another truth about Monday’s opposition protests, the Iranian regime’s propaganda machine has targeted Sane Zhale (صانع ژاله) an Iranian protester shot dead during the demonstrations in Tehran.

The Iranian authorities are claiming that the latest victim of state brutality, Sane Zhale, was not a Green Movement protester, but rather, an active member of Iran’s violent Basij vigilantes often employed for cracking down on the opposition Green Movement.

Furthermore, the Iranian regime, the prime culprit behind the art student’s tragic murder is accusing Monday’s protesters of having carried out his murder.

However, a photo taken on 14 November 2008 shows Sane Zhale, a Sunni Kurd from the city of Paveh, in a meeting with senior cleric late Grand Ayatollah Montazeri and other members of the Islamic Association of Tehran’s University of Art. The senior cleric was considered to be the spiritual leader of the Green Movement until his passing away in December 2009

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