
Hillary Clinton, Barack Obama e Robert Gates (Credits: Ansa/Shanw Thew)
Barack Obama ha una nuova frontiera in Medioriente: l’Iran. Dopo le manifestazioni degli oppositori al regime degli ayatollah, il presidente statunitense ha dato il suo pieno appoggio alla causa dei manifestanti, stando però bene attento a evitare che le sue parole potessero suonare come un esplicito incitamento al rovesciamento del governo di Teheran.
I motivi della cautela su questo aspetto, mostrata da Barack Obama nella conferenza stampa convocata martedì, sono chiari: così come nel 2009, anche oggi, Washington vuole evitare di offrire al governo di Mahmoud Ahmadinejad una possibile arma con cui possa ricompattare il regime.
Il Nemico Esterno, il Grande Satana Americano, sarebbe usato dagli ayatollah come strumento per serrare le fila dei pretoriani del regime ed eliminare l’intera opposizione riformista.
In questo caso, la politica di Washington è definita: punta a un cambiamento dello stato delle cose a Teheran senza però dirlo esplicitamente per evitare che questo possa nuocere alla causa dell’opposizione.
Per raggiungere questa meta, Barack Obama e Hillary Clinton viaggiano sulle stesso binario. Il Dipartimento di Stato ha annunciato una nuova politica di aiuti per la diffusione dei social network e per la libertà di navigazione in internet. Prevede anche l’apertura di un canale Twitter in lingua farsi con l’evidente obiettivo di metterlo a disposizione di chi, in Iran, vuole combattere contro il regime.
Un’unità di intenti tra Casa Bianca e Dipartimento di Stato che ora funziona, ma che si è incrinata in più di una occasione durante la crisi egiziana. Con il passare dei giorni diventa sempre più chiaro come la confusione di linea politica e la contraddizione dei messaggi lanciati dall’amministrazione statunitense fosse da imputare anche alle divisioni tra Barack Obama e Hillary Clinton.
Alcuni resoconti parlano di un Obama “furioso” nel sentire le dichiarazioni dell’inviato speciale del Dipartimento di Stato, Frank Wisner, e dalla stessa Clinton che nei primi giorni della crisi chiedevano una transizione ordinata (governata da Hosni Mubarak) del regime egiziano, mentre la Casa Bianca voleva le immediate dimissioni del ràis del Cairo.
In questa richiesta, Obama era praticamente da solo perché anche il vice-presidente Joe Biden e il Segretario alla Difesa Robert Gates appoggiavano la linea sposata dalla Clinton. Alla fine, però, come si sa, ha vinto Barack Obama.
Ora, però, gli Stati Uniti si trovano nella situazione di dover “trattare” con l’esercito egiziano la transizione del regime. Ma, soprattutto, Washington deve impegnarsi per tranquillizzare gli alleati mediorientali, molto nervosi dopo che il presidente americano ha tifato per la caduta di Hosni Mubarak.
Per Obama, il primo dossier è quello del Bahrein, Paese che ospita il comando della Quinta Flotta della marina militare americana e dove sono scoppiati disordini in cui sono morte almeno due persone. Anche in questo caso, gli Usa si trovano di fronte alla necessità di coniugare una politica estera improntata sulla stabilità della regione e la voglia di appoggiare le istanze di democrazia delle popolazioni locali.
Inviati speciali americani sono stati mandati in Giordania e in Arabia Saudita per rassicurare gli alleati che gli Usa non li “mollano”, ma anche con la richiesta di varare alcune delle riforme sociali e politiche che possono risultare necessarie per evitare proteste e rivolte anche in quei paesi.
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Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori.
- Mercoledì 16 Febbraio 2011


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Il 16 Febbraio 2011 alle 15:03 Stati Uniti: Barack Obama e Hillary Clinton d’accordo sull’Iran, litigano sull’Egitto | Notizie Più ha scritto:
[...] more from the original source: Stati Uniti: Barack Obama e Hillary Clinton d’accordo sull’Iran, litigano sull’Egitto Segnala presso: Articoli CorrelatiIran: le reazioni delle autorità alle proteste – [...]
Il 16 Febbraio 2011 alle 18:38 e.fumagalli ha scritto:
Qualcun ha avvisato Obama che i verdi, l’opposizione, sono per un ritorno alla Khomeini? Mousavi durante il dibattito televisivo, accusò Ahmanedinejad di essere stato troppo tenero nel liberare cosi presto i marinai inglesi prigionieri. Khatami a Bush aveva concesso lo spazio aereo per i bombardieri in Afghanistan e lui lo ringraziò mettendo l’Iran nella lista nera. Se Obama come disse nello show mondiale,avesse voluto vera distensione, poteva liberare i fondi iraniani bloccati da oltre 30 anni ion banche USA. Comunque il messaggio è chiaro, “Tranquilli continuiamo a foraggiarvi, non cambiate le cose fate finta.” Tanto agli USA i dollari costano niente, li stampano e basta. C’è già qualcuono e i piu ricchi, che i dollari non li vogliono più e andremo a ridere poi.
Il 16 Febbraio 2011 alle 19:55 anna.one ha scritto:
” Alla fine, però, come si sa, ha vinto Barack Obama.”
hmmmmm
http://www.youtube.com/watch?v.....r_embedded
Il 16 Febbraio 2011 alle 22:45 Stati Uniti: Barack Obama e Hillary Clinton d’accordo sull’Iran, litigano sull’Egitto | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2011/02/16/stati-uniti-barack-obama-e-hillary-clinton-daccordo-sullira… AKPC_IDS += “27332,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on febbraio 16th, 2011 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 17 Febbraio 2011 alle 18:05 anna.one ha scritto:
“Qualcun ha avvisato Obama che i verdi, l’opposizione, sono per un ritorno alla Khomeini?”
Speriamo di no, perchè lo avviserebbero malissimo.
È per attirare più membri, quelli che hanno le tasche piene della leadership in Tehran, e creare una “tenda” politica più grande, che i Verdi sono costretti a difendere la legacy di Khomeini contro gli attacchi anche dei loro sostenitori ma, per non alienare i giovani che di Khomeini se ne infischiano altamente, devono evitare di nominarlo il più possibile perchè non importa come si gira e volta la questione, l’ayatollah non potrà mai essere un simbolo credibile, o ispiratore, di un movimento che pretende di difendere la democrazia e i diritti umani. Il problema dei Verdi è che non parlano con una voce sola, non hanno ancora un chiaro leader, hanno molte fazioni, riformisti-rapide riforme, incrementalists-che favoriscono certe riforme, e radicali di tutte le speci, alcuni dei quali promuovono una democrazia stile occidentale e i mullahs e la Revolutionary Guard sfruttano queste divisioni.
L’Iran è nella “lista nera” e ci rimarrà finche non rinuncerà ad essere lo sponsor maggiore del terrorismo mondiale.
Il 18 Febbraio 2011 alle 8:53 e.fumagalli ha scritto:
Se si vuole ignorare o si ignora che i religiosi dell’onda verde, ore riformisti, sono gli stessi che appartenevano al regime di Khomeini, mentre gli attuali al potere sono i riformisti di allora, non resta che da chiedersi quale riforme si vogliono. Se poi uno (Khatami) concede lo spazio aereo a bombardieri che in Afghanistan vanno a bombardare e non viaggi turistici, che sia sostenitore dei terroristi si stenta a crederlo, tanto più che gli sciiti sono contro i sunniti di Al Qaeda e a quanto risulta Al Qaeda è sostenuta dal Pakistn e CIA legata all’Arabia Sudita che amica di Teheran proprio non sembra. I veri desiderosi di democrazia e libertà ,sono quel 70% di giovani che disertano le moschee (purtroppo solo a Teheran) e quelli residenti o fuggiti all’estero tutti concordi nel volersi liberare dei ricchi turbanti religiosi che, in previsione di sommosse alla vigilia delle elezioni, emigrarono i loro capitali all’estero. Rafsanjani (onda verde) è uno degli uomini più ricchi al mondo, possiede pure un’autostrada in Canada e si arricchì durante la guerra contro l’aggressione irakena e non è amato da Ahmanedinejad che in quel periodo era al fronte, quindi ha tutto il diritoo di odiarlo. Informarsi meglio e non da radio Paperopoli. Ho letto ieri che contro chi blatera di diritti umani ha diverse cause per risarcimenti, proprio per diritti non rispettati, per loro non erano umani, come gli schiavi che resero grande quel paese. Questi i fatti, le parole vanno “Via col vento”
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