
(Credits: Ap Foto/Hasan Jamali)
Dopo Egitto, Tunisia e mentre pure la Libia comincia a bruciare, la sommossa popolare del mondo Arabo si sta espandendo anche nei Paesi del golfo. E’ di questi giorni infatti la notizia delle sommosse in Bahrein. E proprio in Bahrein, mentre la rivolta prosegue, diviene sempre più difficile capire chi sia veramente dietro le proteste, e soprattutto chi ne potrebbe uscire vincitore: gli elementi più estremisti all’interno della famiglia reale (sunnita), oppure la massa popolare (sciita)?
Per capire meglio la situazione, facciamo una breve premessa su questo piccolo Stato del Golfo, importantissimo dal punto di vista strategico per gli Stati Uniti, visto che ospita la Quinta Flotta della Marina Militare, ovvero l’unità che protegge il passaggio del greggio attraverso il Golfo persico e lo stretto di Hormuz. Inoltre il Bahrein rappresenta anche un hub logistico per le forze armate americane nelle loro operazioni in Iraq e in Afghanistan.
Tutto questo per dire: se perdono il sostegno del Bahrein, gli Stati Uniti si trovano in guai seri. Molto seri. Peccato che la situazione politica interna sia non solo instabile, ma anche estremamente frammentata.
Primo punto di divisione: la maggioranza della popolazione è sciita, ma a governare il Paese c’è una famiglia reale sunnita, la dinastia al-Khalifa, un’antica tribù originaria dell’altopiano Nejd, nel cuore della penisola arabica, culla della corrente wahabita dell’Islam. Ovvero quella corrente caratterizzata per un’interpretazione particolarmente stretta delle regole coraniche e divenuta tristemente nota dopo l’11 settembre a causa di al-Qaeda (anche se, è bene ricordare non tutti i wahabiti sono necessariamente affiliati al network di Bin Laden).
Ora, da qualche tempo a questa parte l’attuale re del Bahrein, Hamad bin Isa al-Khalifa, ha tentato di evitare le proteste presentandosi come un autocrate (relativamente) illuminato. Ma questo ha causato delle fratture all’interno della famiglia reale, dove esistono esponenti molto più conservatori, praticamente dei salafiti (qui il termine salafita è utilizzato, in modo relativamente improprio ma ormai accettato, come sinonimo di wahabita), come li ha descritti la prestigiosa rivista americana Foreign Policy.
Tra gli esponenti di spicco di questo ramo più conservatore della famiglia reale c’è il primo ministro Khalifa bin Salam a-Khalifa. E, a quanto dicono gli esperti, sarebbe lui ad avere il vero controllo su polizia e forze armate: insomma, sarebbe stato lui a ordinare di utilizzare il pugno di ferro contro i manifestanti, con conseguente bagno di sangue. Del resto, tra le richieste principali della protesta ci sono proprio le dimissioni del primo ministro.
Ora, si apre una serie di scenari e di interrogativi complessi. Dove sta andando il Bahrein? Le proteste porteranno al collasso della dinastia al-Khalifa, e dunque alla presa di potere da parte della maggioranza sciita? Oppure finiranno per rafforzare le componenti più radicali all’interno della famiglia reale?
Nel primo caso, a guadagnarci sarebbe soprattutto l’Iran, che sarebbe ben contento di aggiungere un nuovo membro al cosiddetto “asse sciita” (Iran, Iraq, Siria) del mondo arabo. Nel secondo caso, a guadagnarci sarebbero le forze wahabite che si stanno rafforzando nel Golfo, non ultima al-Qaeda. Per ora gli unici che sembrano avere tutto da perdere e nulla da guadagnare sono gli Stati Uniti.
—
Anna Momigliano è una scrittrice e giornalista milanese. Ha scritto reportage da Israele, Libano e altri Paesi mediorientali. Per Marsilio ha pubblicato Karma Kosher
- Venerdì 18 Febbraio 2011

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Commenti
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Il 20 Febbraio 2011 alle 7:33 anna.one ha scritto:
Next North Korea?!
http://english.chosun.com/site.....01159.html
:)
Il 20 Febbraio 2011 alle 17:15 nhico ha scritto:
Il mondo arabo è attraversato da movimenti tellurici di inaudita potenza che con la natura non c’entrano niente. Eppure, Peppino Caldarola sue Il Riformista, pensa di poterli scongiurare affidandosi ad un qualche rito apotropaico. Da ciò, in generale, la critica ai governi di Berlusconi per la loro “politica estera contrassegnata da uno scomposto agitarsi alla ricerca di un ruolo mondiale” e al governo in carica per “l’atonia di queste ore”. Tutto il male dell’errata politica estera del premier, e in parte anche di quelli della sinistra, sta, secondo lui, in questa evidente dicotomia. Nessuna indicazione su quello che avrebbero dovuto fare tutti i ministri degli esteri della seconda repubblica, né quello che adesso dovrebbero fare Frattini e il capo del più grande partito dell’opposizione. E neppure una parola che sia una, sulla tattica e sulla strategia della Ue, dato che ha un suo ministro per gli Affari esteri. Ma soprattutto ha nascosto, con un abile colpo di scopa, sotto il tappeto del blabla il vero fantasma che agita le anime di tutti i Rais con sciarpa di capo di stato a tracolla o con la corona reale in testa di quella parte di mondo islamico. E non solo il loro. Perché se l’effetto domino dovesse avere il sopravvento il mondo non sarebbe più lo stesso. Ma se Barack Hussein Obama, il presidente della più grande potenza militare e economica della Terra non se ne preoccupa, se l’Ue è affaccendata in altre cose, perché avrebbe dovuto essere un opinionista politico a farsi la seguente domanda:se è l’ombra di Osama bin Muhammad bin ʿAwaḍ bin Lāden ad avanzare su quella parte del mondo, quale forza distruttiva potrebbe esercitare su tutto l’occidente?
Il 21 Febbraio 2011 alle 14:12 p.a.d ha scritto:
Com’era prevedibile i soliti decerebrati barbuti e turbantati si sono avventati come sciacalli approfittando immediatamente della confusione e cercare di ripristinare un islam più fondamentalista che mai, radunando milioni di gonzi e predicando alla rivolta ed all’espansione del mondo arabo tramite l’imposizione della sua religione mistificante.
Il disastro si sta già allargando a tutto il mondo arabo. Quella è gente come gli ultras delle squadre di calcio: se nessuno gli dice nulla vanno e vengono dagli stadi come un qualunque tranquillo cristiano onesto, ma non appena qualcuno con un minimo di carisma li sobilla ecco che come bufali in fuga travolgono senza ragione e senza ragionare anche tutto ciò che non c’entra.
Ringraziamo anche il grande “distensore” democratico Obama, che con la sua politica del colpo al cerchio e colpo alla botte ha demotivato e destabilizzato certi governi dalla necessaria “gestione” delle masse più disordinate e fondamentaliste di quelle latitudini.
Quanto alla nuova saga delle imbarcazioni dio fuggitivi, fosse per me andrebbero allontanate ed eventualmente affondate non appena varcano le nostre acque territoriali!!
Gente che mette a soqquadro il proprio paese distruggendo e facendo terra bruciata si aeconomicamente che politicamente, e poi una volta rasa al suolo la propria nazione viene a piangere accoglienza nell’odiato “occidente” dei “cani infedeli”. Brutta gente, l’ho sempre sostenuto e non me ne sono mai vergognato a costo d’essere definito razzista.
Questi stanno facedo come le metastasi tumorali… si spandono lentamente (mica tanto!) a macchia di leopardo in tutto il mondo e si uniscono nel loro espandersi fino a creare un’unica massa che, da quel punto, sarà sempre più diffile estirpare.
Se l’occidente gli fa tanto schifo perché vengono a rompere le balle ed a chiedere arrogantemente diritti e sostegno nei nostri paesi?
Ho sempre avuto una leggera diffidenza verso il mondo ebraico, poiché diversi fattori facevano volgere la mia attenzione ad una interpretazione personale della questione millenaria… ma col tempo e con la corretta informazione storica ho capito che in Israel sono stati e sono fin troppo diplomatici con certa gente.
Mi sa che sia un po’ tardivo preoccuparsi solo ora del fatto che il “rogo” possa espandersi a tutto il mondo arabo… Tunisia, Libia, Egitto, Paestina, Iran… Manca solo il Marocco!!! Cosa stiamo aspettando? Di doverci trovare tutti obbligati alle preghiere del venerdì ed ai digiuni del Ramadan?
Il 21 Febbraio 2011 alle 18:27 anna.one ha scritto:
“Vogliamo cibo, lavoro e fairness”, questo era il chant dei dimostranti in Egypt ed ora in China, ora sembra che anche in North Korea i leaders sono allarmati e le repressioni, più del solito, sono in corso, non certo una Islamic Revolution da quelle parti.
Qaddafi secondo alcuni twitters è in Venezuela, brutta scelta sembra che anche li il chaos stia per scoppiare e non per avere implementata la sharia o per aiutare il 12esimo imam ad uscire dal pozzo!
La sitazione è fluida e imprevidibile da Damascus a Caracas ma un fatto è certo, “i turbanti” hanno preso l’occasione al volo, non solo, sembra che in Bahrain , Jordan e Yemen i Revolutionary Guards Corps sono gli sponsors, sono loro che istigarono alla rivolta. Bahrain è di una importanza vitale per il commercio e per mantenerlo aperto e sicuro gli USA hanno la 5th Fleet che patrol il Persian Gulf, Red Sea, Arabian Sea e la costa orientale dell’Africa, se dovesse cadere in mano ai mullahs, l’EU in particolare dovrà baciare il posteriore ad Ahmadinejad, non che certe nazioni non lo stiano facendo di già, vedi l’incontro di ieri tra il ministro degli esteri tedesco e Dinnerjacket.
In Cairo il clerico Qaradawi vuole riconquistare Jerusalem..so much for un secular, pacifico Muslim Brotherhood!
L’Occidente a questo punto non puo’ far granchè, ma sarebbe essenziale avere un leader o leaders (EU) con le p.. idee chiare…purtroppo gli USA ora si devono accontentare del Flip Flopper in chief!
Incrociamo le dita!
Il 21 Febbraio 2011 alle 18:31 anna.one ha scritto:
Per chi non lo avesse già sentito…il capo dei fratelli parla…
http://www.memri.org/report/en.....0/5020.htm
Il 21 Febbraio 2011 alle 18:40 annamomigliano ha scritto:
Grazie per i commenti, attenti e puntuali.
Attenti però a non generalizzare. In piazza c’è un po’ di tutti: islamisti, nazionalisti (in Egitto hanno avuto la meglio loro, per ora), liberali che realmente vogliono la democrazia e gente che semplicemente ha fame o non ne può più di essere repressa per la sua etnia e/o religione.
No, non sono ottimista per questi movimenti tellurici nel mondo islamico. Ma neppure si può negare che i popoli arabi hanno tutte le buone ragioni per avercela con i loro caudilli, sceicchi e colonnelli.
Da qui a predire che cosa ne verrà… beh, è dura.
Il 21 Febbraio 2011 alle 19:54 indigesto ha scritto:
Cherchez l’argent! Senza danaro non si cantano messe, nè tampoco si fanno rivoluzioni. Se fosse possibile seguire certi flussi di danaro ne avremmo conferma. La rivoluzione contagia, ognuno in essa ci spera qualcosa ed è fisiologico che vi partecipino gruppi di cittadini animati da buone intenzioni oppure dalla disperazione. Ma la scintilla non parte mai dagli inermi. Dietro c’è tutta una preparazione che solo organizzazioni solide ed in grado di sostenerne i costi possono curare.
In quelle nazioni si finanziano le rivolte. In paesi come il nostro si finanziano i “filosofi” dell’accoglienza. Tutto serve ad imporre l’Islam liddove si pensa che possa far breccia.
Il 21 Febbraio 2011 alle 20:37 p.a.d ha scritto:
Sì, gentile Anna… le sue parole non si discutono. Le notizie dicono questo, e ciè che nelle piazze c’è un po’ di tutto, ma sta di fatto che ci sono già i soliti “komeini” che hanno fatto proseliti fra quelle folle spingendo sull’acceleratore dell’identità perduta, della fame e della povertà, nonché del presunto diritto dell’islam alla ilslamizzazione del mondo! E si sa che proprio perché quelle masse in difficoltà sono davvero numerose, ancora più facile di prima può risultare il proselitismo rabbioso e livoroso che non ha mai portato a nulla di buono. Nemmeno per quella parte di popolazione che non dovesse abbracciare i proclami estremisti dei soliti avvoltoi.
E ancora una volta a pagare lo scotto delle loro questioni interne è il mondo intero, sotto il secolare ricatto petrolifero.
Cara Anna, predire “è dura”… Ma siccome “i know my chickens” una previsione nemmeno tanto vaga me la sono già fatta. Spero di sbagliarmi.
Il 22 Febbraio 2011 alle 18:56 anna.one ha scritto:
Oh, ecco i miei commenti… grazie! :)
Riguardo lo zampino dei mullahs, sembra che le loro due navi abbiano degli ostacoli, cinque, che ne ritardano il passaggio dal Suez Canal, in breve : USS Enterprise parcheggiata di fronte alla flottiglia iraniana all’entrata del Suez Canal scortata da un’ incrociatore USS Leyte Gulf e l’ USNS Artico, verso sud attraverso il canale. Hanno preso posizione di fronte al Kharg e al cacciatorpediniere Alvand della Marina iraniana . La situazione è di stallo tra le navi iraniane e le 5 americane.
Inoltre, la USS Kearsarge, un altro vettore aereo, è nel Grande Lago Amaro opposto Ismail con un grande contingente di marines a bordo.
La portaerei USS George Washington e la USS Carl Vinson sono state ulteriormente schierate nel Golfo di Aden.
Qui si stà “playing chicken”!
E, infine, la carrier USS Abraham Lincoln è stata tranquillamente trasferita dal Bahrein, quartier generale della 5th Flotta degli US, a un punto di fronte alle coste iraniane del Golfo.
Insomma i punti strategici in MO sono “coperti” e il messaggio è per i mullah di non ficcare il naso nelle rivoluzioni arabe. Alla fine anche BO ha capito e agito di conseguenza pfiuiiiii! Il messaggio per Tehran è che il governo degli USA non permetterà alla Islamic Republic di soffiare sul fuoco ..o crearlo in Bahrain o altrove.
Il portavoce del Dipartimento di Stato americano PJ Crowley, ha detto: “Se le navi attraverseranno il canale, valuteremo quello che fanno. Non sono le navi, si tratta di ciò che le navi stanno portando, qual’è la loro destinazione, qual è il carico a bordo, dove sta andando, per chi e per quale vantaggio”.
Se, come si sospetta il Kharg trasporta missili terra a lungo raggio per Hezbollah potrà essere bordato e il carico controllato, questa notte (del 22)la data del passaggio vedremo che cosa succederà.
Il 22 Febbraio 2011 alle 19:04 anna.one ha scritto:
È stato confermato che le due navi sono già nel Mediterraneo ora Israel e gli US valuteranno quello che fanno….la faccenda non è conclusa.
Il 23 Febbraio 2011 alle 19:10 annamomigliano ha scritto:
caro P.a.d.
anche io sono molto preoccupata per i vari Khomeini, che ci sono o potrebbero saltare fuori. Lo diceva anche Foreign Policy, non si capisce se è come l’Iran del 2009 o l’Iran del 1979.
Ma non ci sono solo quelli. Nel bene e nel male.
Trovo molto interessante (e potenzialmente preoccupante) la soluzione che si è andata a creare in Egitto: sarà veramente una transizione alla democrazia o ci ritroviamo con l’ennesima dittatura militare?
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