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Crisi libica: le opzioni militari

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  • Tags: Guerre di pace italiane, Libia, muhammar gheddafi, rivolte islam, robert-gates
  • 8 commenti
(Credits: Ansa/Str)

(Credits: Ansa/Str)

Gianandrea GaianiContinua la situazione di stallo militare nella crisi libica che vede le forze fedeli a Muhammar Gheddafi contrattaccare tra Mersa el Brega ed Agedabia, per ora senza successo mentre è evidente che i ribelli, sulla difensiva, non sono in grado al momento di prendere Tripoli e chiudere la partita. La comunità internazionale sembra aver raffreddato gli entusiasmi per un intervento militare limitandosi per ora a varare piani di assistenza umanitaria con carichi di aiuti diretti ai profughi in Tunisia e alla popolazione della Cirenaica.

L’ipotesi di istituire una no fly zone per impedire a Gheddafi di impiegare i suoi jet ed elicotteri è osteggiata all’Onu da Russia e Cina e ritenuta poco efficace dalla Francia. Londra e Washington l’avevano spinta con determinazione ma anche il Pentagono esprime dubbi circa l’opportunità di un’operazione che richiederebbe, secondo Robert Gates anche un attacco preventivo contro radar, basi missilistiche e aeroporti ancora in mano a Gheddafi.

Una valutazione contestabile perché le no fly zone istituite negli anni ‘90 dalla Nato e dagli anglo-americani su Bosnia e Iraq videro i jet alleati pattugliare i cieli attaccando le batterie missilistiche serbe e irachene solo quando queste prendevano di mira i velivoli.

Più probabile che, se la crisi dovesse prolungarsi, venga istituita una forza navale in grado di controllare il rispetto dell’embargo sulle forniture di armi a Gheddafi decretato dalla Risoluzione 1970 del Consiglio di Sicurezza. Una missione che sembra essere già in avanzato stato di pianificazione considerato che il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, nei giorni scorsi ha parlato di una forza di sedici navi tra le quali alcune italiane basate in Sicilia (forse le corvette di Augusta).

Né una no fly zone né un blocco navale sembrano però in grado di impedire le controffensive dei governativi già abbondantemente dotati di armi, mezzi terrestri e munizioni. Da Bengasi gli insorti hanno chiesto ufficialmente l’aiuto internazionale lamentando scarse capacità militari e la superiorità delle forze fedeli a Gheddafi rispetto ai giovani volontari quasi privi di addestramento che costituiscono il grosso delle milizie dei rivoltosi.

Un aiuto militare diretto difficilmente potrà essere autorizzato dall’Onu mentre la Nato “non prevede di intervenire in Libia” (come ha detto il segretario generale Anders Foghj Rasmussen) e la Ue ha  deciso di discutere “con urgenza” della Libia solo tra una settimana. Un’operazione militare sul suolo libico potrebbe però  svilupparsi su iniziativa anglo-americana giustificata dalla necessità di impedire un bagno di sangue, le rappresaglie di Gheddafi e prevenire una catastrofe umanitaria.

Per ora è solo un ipotesi ma 400 marines sono stati trasferiti d’urgenza a Creta da dove si imbarcheranno su una flotta da assalto anfibio in arrivo davanti alle coste libiche con la portaelicotteri Kearsage, la nave da sbarco Ponce e un cargo. A bordo vi sono altri 2 mila marines, carri armati, blindati, artiglierie, 30 elicotteri e 5 cacciabombardieri Harrier.

—

Gianandrea Gaiani ha seguito le missioni militari italiane degli ultimi 20 anni. Dirige Analisi Difesa, collabora con i quotidiani Il Sole 24 Ore, Il Foglio e  Libero ed è opinionista del Giornale Radio RAI e Radio Capital. Ha scritto “Iraq Afghanistan: guerre di pace italiane”
  • gianandrea gaiani
  • Giovedì 3 Marzo 2011

Vedi anche:

  • Inferno Libia, si muove la comunità internazionale e Obama chiama gli alleati
  • Quando Gheddafi diceva: «L'alleanza sionista-americana si sbriciolerà»
  • Guerra all'ultimo sangue per le strade di Tripoli
  • Ambiguità e disinformazione protagonisti della crisi libica
  • Gheddafi nella Piazza Verde: "Sarà un inferno per chi non mi vuole"
  • Libia, festa nell'Est "liberato" e a Bengasi nasce il governo nazionale dei ribelli
  • Il nostro inviato racconta Benghazi liberata
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  • Ma Barack Obama vuole la guerra contro Gheddafi? - L'ANALISI
  • Lo stallo militare della crisi libica
  • Emergenza umanitaria per i profughi a Bengasi: il racconto del nostro inviato
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Obama intima al Colonnello di andarsene e spunta la trattativa venezuelana »
« Stati Uniti: il soldato Manning rischia il collo per WikiLeaks

Commenti

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Il 3 Marzo 2011 alle 19:02 Crisi libica: le opzioni militari | Notizie Più ha scritto:

[...] Crisi libica: le opzioni militari Segnala presso: Articoli CorrelatiCrisi libica: i militari italiani pronti a [...]

Il 3 Marzo 2011 alle 21:54 giovannimartinelli ha scritto:

Quello che (purtroppo) non stupisce più ma che (comunque) lascia sgomenti è l’ennesima dimostrazione di impotenza da parte dell’Europa in tutte queste crisi; quelle sviluppatesi nell’Africa del nord e in quella libica in particolare. Un’Europa del tutto incapace, prima di tutto, di prevedere quanto stava accadendo (peraltro non da sola), poi di far sentire la propria voce e infine di far capire a tutti quale fosse la propria posizione (intesa come posizione comune di tutti i Paesi dell’Unione Europea); in sintesi, incapace di recitare un ruolo di primo piano nell’ambito di una situazione che pure la riguarda (per mille motivi) direttamente e in maniera importante.
Ma ancora più sconsolante si presenta il quadro sul piano militare; ogni Paese ha provveduto ad effettuare operazioni di evacuazione dei propri cittadini senza uno straccio di coordinamento da parte dell’UE, laddove proprio una missione come questa rientrerebbe nel novero di quelle “Missioni di Petersberg” che l’Europa aveva definito a suo tempo. Non solo, e ci si può scommettere fin da ora, qualunque altra cosa accadrà sul piano militare (senza neanche arrivare all’ipotesi dell’intervento armato) si può essere sicuri che vedrà l’Europa in una posizione di secondo piano, con ogni probabilità al traino di qualcun altro. Eppure esiste uno stuolo di organismi (Comitati, Stati Maggiori, cellule, centri, gruppi di lavoro, ecc.) che dovrebbero supportare la PESD, eppure esiste la volontà da parte di molti Paesi di dare un ruolo più forte all’Europa stessa, eppure ci sarebbe la necessità di fare qualcosa di fronte a tagli di bilancio che stanno rendendo le Forze Armate dei singoli Paesi sempre più piccole e sempre meno capaci.
Nulla da fare, non si riesce a fare passi avanti; ciascuno continua a fare per conto proprio, curando i propri interessi all’insegna dell’egoismo e della mancanza di una visione veramente comune.
Ed allora, ecco che il vecchio detto torna ad apparire più che mai attuale.
L’Europa: un gigante economico, un nano politico, un verme militare.

Il 4 Marzo 2011 alle 11:41 yahuwah ha scritto:

Dove è la prova di attacchi aerei ordinati dal colonnello Gathafi contro il suoi civili “disarmati”?
È questo un altro pretesto artificioso per gli Stati Uniti e dei suoi alleati adulatorio nella NATO per avviare un’invasione? Perché è la NATO a far rispettare una no-fly zone?
Chi ha iniziato il conflitto in primo luogo?
I funzionari russi chiamano le pretese della NATO un mucchio di bugie.
Cerchiamo di essere onesti qui. Non si tratta con buone intenzioni di paesi la cui storia è impeccabile:
Libya: Is the West lying again?
02.03.2011
Where is the evidence of the air strikes ordered by Colonel Gathafi against his “unarmed” civilians? Is this yet another contrived pretext for the USA and its sycophantic allies in NATO to start an invasion? Why is NATO speaking about enforcing a no-fly zone? Who started the conflict in the first place? Russian officials call the NATO claims a bunch of lies.
http://english.pravda.ru/opini.....ya_west-0/

Il 4 Marzo 2011 alle 22:33 anna.one ha scritto:

“È questo un altro pretesto artificioso per gli Stati Uniti e dei suoi alleati adulatorio nella NATO per avviare un’invasione? Perché è la NATO a far rispettare una no-fly zone?”

“Is this yet another contrived pretext for the USA and its sycophantic allies in NATO to start an invasion”

É questo un’altro pretesto escogitato dagli Stati Uniti e i suoi leccapiedi nella NATO per iniziare un’invasione?

“Why is NATO speaking about enforcing a no-fly zone”

Perché la NATO sta parlando di far rispettare una no-fly zone?

FIFY ;)

Il 4 Marzo 2011 alle 22:40 anna.one ha scritto:

oops e le “teorie” della Pravda e yahuwah vanno a farsi benedire..

The Arab League said on Wednesday it could impose a “no fly” zone on Libya in coordination with the African Union if fighting continued in the north African state.

“The Arab League will not stand with its hands tied while the blood of the brotherly Libyan people is spilled,” Secretary-General Amr Moussa said.

:)

Il 4 Marzo 2011 alle 23:59 pasalaam ha scritto:

E se una volta tanto l’europa si occupasse dei fatti suoi? Non sarebbe una bella cosa?
Dal Vietnam in poi, ogni santa volta che ce ne siamo occupati, abbiamo lasciato le cose a metà dopo aver messo al potere tiranni peggiori di quelli dei quali i poveracci volevano liberarsi.
Congo, Kenya, Uganda, Persia, Cambogia, senza contare i paesi arabi.

Che Dio salvi i libici ed i nostri portafogli dalle cure dell’europa.

Il 5 Marzo 2011 alle 0:09 Circolo Luce Del Sud » La piazza araba insorge, ma in Palestina Fatah si arrocca ha scritto:

[...] Medio Oriente brucia, le piazze arabe insorgono contro raìs e colonnelli corrotti al potere da troppo decenni, e in Palestina che cosa succede? [...]

Il 5 Marzo 2011 alle 1:17 e.fumagalli ha scritto:

giovannimartinelli, l’EU non è uno Stato Federale, ognuno si arrangia per conto suo, non ha un organismo che si impone agli altri stati “consiglia” senza autorità.

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