
(Credits: Ap Foto/Kevin Frayer)
Muammar Gheddafi ha accettato di trattare con l’amico venezuelano Hugo Chavez. Intanto si intensificano gli scontri nell’Est, dove le forze anti-governative difendono le città “liberate”. Nuovi bombardamenti nella zona di Brega e ad Ajdabiya. In pericolo i giacimenti petroliferi. Intervento di Barack Obama, che ieri ha parlato di “capacità totale di intervento rapido”.
E’ un venerdì di funerali nell’Est della Libia. I ribelli stanno celebrando le cerimonie funebri dei caduti di questi ultimi giorni. Gli scontri tra le truppe fedeli a Gheddafi e i rivoltosi proseguono. La Cirenaica è nel caos. Le battaglie più dure a pochi chilometri dai grandi giacimenti petroliferi. L’80% dell’oro nero libico si trova proprio nell’area orientale del Paese. Intanto, il raìs - che continua a essere asserragliato a Tripoli dove vige una calma apparente - ha accettato la proposta di mediazione del presidente venezuelano Hugo Chavez, anche se la Lega Araba nicchia e si professa cauta.
“Il Colonnello tuttora controlla alcune unità militari a Tripoli, e poi l’armata del Sud, artefice di grandi interventi repressivi nel passato e che sembrerebbe essergli ancora fedele”, spiega a Panorama.it Nicola Pedde, direttore dell’Institute for Global Studies. “L’Est è in fiamme ed è difficile prevedere quale leader emergerà - prosegue l’esperto di Medio Oriente - anche perché c’è il grande rischio che personaggi senza alcun consenso politico riescano a coagulare tribù e bande criminali. Quest’ipotesi sarebbe drammatica e farebbe scivolare il Paese nell’anarchia più totale“.

(Credits: Ap Foto/Kevin Frayer)
In Libia al momento circola un’immensa quantità di armi. La situazione è pericolosa e da un momento all’altro potremmo assistere a una carneficina di massa. La comunità internazionale è in allerta e il presidente Usa ieri è tornato a parlare. Barack Obama ha chiesto a Muammar Gheddafi di “lasciare il potere e andare via” immediatamente e ha aggiunto di stare considerando un ampio spettro di opzioni per fermare lo spargimento di sangue in Libia. Anche se il capo della Casa Bianca non ha accennato ad alcuna azione militare diretta, l’opzione resta sul tavolo.
“La variabile tempo è nelle mani degli Usa”, conclude Nicola Pedde. “Se gli Stati Uniti entreranno in azione ci saranno tempi brevissimi. Ma è anche vero che il tempo non gioca a favore di Gheddafi, che, da una parte, non può vivere senza petrolio e dall’altra non può continuare a gestire il Paese solo con i proclami”.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. E’ direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Venerdì 4 Marzo 2011


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Commenti
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Il 4 Marzo 2011 alle 11:59 yahuwah ha scritto:
http://english.pravda.ru/opini.....ya_west-0/
Libya: Is the West lying again?
02.03.2011
Where is the evidence of the air strikes ordered by Colonel Gathafi against his “unarmed” civilians? Is this yet another contrived pretext for the USA and its sycophantic allies in NATO to start an invasion? Why is NATO speaking about enforcing a no-fly zone? Who started the conflict in the first place? Russian officials call the NATO claims a bunch of lies.
Il 4 Marzo 2011 alle 15:46 Obama intima al Colonnello di andarsene e spunta la trattativa venezuelana | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2011/03/04/obama-intima-al-colonnello-di-andarsene-e-spunta-la-trattat… AKPC_IDS += “28217,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on marzo 4th, 2011 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 4 Marzo 2011 alle 20:21 anna.one ha scritto:
“Where is the evidence of the air strikes ordered by Colonel Gathafi against his “unarmed” civilians”?”
http://inthearena.blogs.cnn.co.....-in-libya/
Pravda e gli “useful idiots” credono che tutti abbiano il loro stesso IQ?
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