
Proteste in Piazza Tiananmen (Credits: AP Photo/Elizabeth Dalziel)
Resta alto in Cina l’allarme “gelsomini”: per la terza domenica consecutiva le metropoli della Repubblica popolare sono state controllate in ogni angolo “sospetto” dalla polizia, dall’esercito e da centinaia di “volontari” riconoscibili grazie a una fascia rossa al braccio. L’obiettivo: scovare i rivoluzionari, per fare in modo che l’ormai abituale raduno domenicale dei “gelsomini cinesi” sia definitivamente sospeso.
A Pechino e Shanghai le università principali sono state controllate a vista dagli elicotteri, mentre i giornalisti stranieri, come era già successo lo scorso fine settimana, sono stati fermati per “motivi di sicurezza preventiva”. Altri sono stati trattenuti nei commissariati per diverse ore per “completare controlli di routine sui visti di ingresso”.
Per aiutare il governo a scongiurare l’ennesima manifestazione (anche se, è opportuno ricordarlo, nelle ultime settimane il movimento cinese dei gelsomini non è mai stato violento ne’ è mai riuscito a coinvolgere più di qualche centinaio di persone), quotidiani vicinissimi al partito come il Beijing Daily, il Jiefang Daily e lo Shanghai Morning Post hanno pubblicato in prima pagina un avviso con cui hanno cercato di spingere la popolazione a tenersi lontana dai raduni di massa “organizzati da quel piccolo gruppo di cinesi e stranieri che complotta contro la crescita e l’ascesa della Cina sul piano internazionale”. “Appelli per la mobilitazione di massa lanciati online hanno già destabilizzato l’Africa del Nord e il Medio Oriente: cerchiamo di evitare lo stesso destino alla Cina”.
In realtà il vero timore di Pechino è che il movimento dei gelsomini possa attecchire nelle università. Ecco perché i principali atenei del paese sono oggi blindati e i docenti hanno iniziato a mettere in guardia gli studenti ricordando che ”la partecipazione a movimenti di protesta organizzati su scala nazionale potrebbe compromettere il buon esito del loro percorso formativo”. Forse, pur continuando a ribadire che “la Cina è immune da qualsiasi vento rivoluzionario“, il Partito è già terrorizzato all’idea di dover far fronte a una nuova Tiananmen.
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Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Lunedì 7 Marzo 2011


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