
(Credits: Ansa/Guido Montani)
“Anche gli immigrati di quest’ultima ondata, causata dalle rivolte nel nordafrica, rischiano il consueto atteggiamento razzista da parte delle società europee. Sono giovani, hanno lottato per la democrazia e cacciato i dittatori, ma in questa fase di crisi economica e degrado sociale l’Europa non è in grado di accoglierli: la paura dell’islam radicale porta con sé una profonda diffidenza, un clima paragonabile a quello degli anni Trenta nei confronti degli ebrei“, dichiara senza mezzi termini Antoine Audouard, autore del romanzo L’arabo per i tipi di Isbn.
In duecento pagine, lo scrittore francese racconta le vicende di un giovane berbero, etichettato come “arabo” e preso di mira da una vecchia, obesa e razzista, e da un gruppo di giovani di estrema destra che lo picchiano a morte e lo violentano, inducendolo al suicidio. Non è una storia vera ma potrebbe esserlo.
Le proteste del mondo arabo stanno avendo, come conseguenza diretta, un aumento dei flussi migratori verso l’Europa e, dopo il fallimento del modello del multiculturalismo, viene spontaneo chiedersi che ne faremo di tanti arabi. Tracciare un identikit non è possibile, perché provengono da paesi diversi, per storia e sistemi politici.
Come sono gli arabi di oggi, aldilà degli stereotipi?
Sono francese, figlio di francesi, e mi sono fatto un’idea degli arabi incontrandoli. Due le persone che mi hanno colpito. Il primo è Mourad Benchellali, uno dei sei francesi torturati a Guantanamo: a differenza degli altri giovani musulmani europei finalmente liberi da quell’incubo, Mourad e gli altri sono finiti nelle galere di Francia per scontare altri diciotto mesi. Eppure, Mourad non ha mai combattuto! È stato arrestato e venduto dai servizi pachistani agli americani.
Aveva l’età della mia figlia maggiore e mi domando come sia stato possibile che, mentre lei iniziava la carriera diplomatica, un suo coetaneo vivesse un’esperienza brutale, punito dalla società con violenza crudele, senza comprensione.
Abbiamo paura dell’Islam e rischiamo di massacrare simbolicamente una generazione composta da cittadini a pieno titolo. Mourad si è rifatto una via: lavora e cresce il figlio che ha chiamato Noé-Ismaël perché le sue radici sono ebraiche, cristiane e musulmane. È lui la minaccia islamica? Ritengo sia un’ingiustizia, e se ho dedicato il mio romanzo a Mourad e a suo figlio non è un caso.
Chi è la seconda persona cui pensa per tracciare un identikit dell’arabo?
Una giovane donna, Samira El Ayachi, abita a Lille ed è di origine marocchina. Suo padre era un minatore, chiamato a lavorare in Francia negli anni Sessanta perché c’era bisogno di manodopera. Samira è cresciuta con la cultura e la lingua francese, senza rinnegare né le origini marocchine né l’Islam. Ha pubblicato un romanzo e ne sta scrivendo un secondo, partecipa ai corsi di scrittura nelle scuole per aiutare i bambini ad integrarsi. Ma si trova in difficoltà perché sempre in dovere di provare di essere francese.
È nata in Francia, ma se dovesse perdere i documenti impiegherebbe giorni e giorni per rifarli, mentre per me sarebbe molto più facile. Per questo Samira si sente una cittadina di serie B. È una realtà legata all’amministrazione pubblica e alla diffidenza, che talvolta sfocia in ostilità.
E quindi in razzismo?
Sì, non per niente l’esergo del mio romanzo è una frase di Rainer Maria Rilke, “L’ostilità è a noi la più vicina”. L’ostilità è figlia della paura, è la nostra prima reazione alla presenza degli arabi in Europa e non possiamo ignorarla. Gli intellettuali francesi di sinistra dicono che a essere razzisti sono “gli altri”, ma credo sia vero il contrario: tendere la mano al prossimo non è facile, soprattutto se si veste male e non parla la nostra lingua in modo fluente. Se si avvicina, viene spontaneo fare un passo indietro e proviamo paura. Il mio romanzo è uno strumento per esplorare le nostre reazioni. Sono diverse, all’inizio c’è sempre un po’ di diffidenza: qualcuno tramuta questo sentimento in vera e propria violenza, altri costruiscono delle fragili passerelle verso l’altro.
- Lunedì 7 Marzo 2011

LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 7 Marzo 2011 alle 17:54 rocco_1966_ch ha scritto:
Crisi causate dalle banche centrali Che sono
soggetti privati nella maggiorparte dei paesi
del mondo. Questi signori hanno come obbiettivo
un governo e moneta unica a livello mondiale
e quello che oggi vediamo in questi paesi è
frutto del loro piano. Come diceva il Prof. Giacinto
Auriti : nel mondo c’è abbastanza cibo
per tutti, quello che manca è il denaro
per acquistarlo. I banchieri hanno causato
anche questa crisi per raggiungere il loro scopo
distruggere le democrazie europee, appropriarsi
delle ricchezze del pianeta non ancora nelle loro
mani ed instaurare un governo soprannazionale
con una unica moneta ( loro ovviamente )
non del popolo. ( vedi Giacinto Auriti su you tube )
Rocco
Il 7 Marzo 2011 alle 19:14 indigesto ha scritto:
Eh, gentile Professoressa, abbiamo detto altre volte che i romanzieri hanno il dono di saper liberare la fantasia nel rendere le loro storie verosimili.
Già affermare “Sono giovani, hanno lottato per la democrazia e cacciato i dittatori, ma in questa fase di crisi economica e degrado sociale l’Europa non è in grado di accoglierli” è una contraddizione di fatto. Chi lotta ed ottiene la democrazia nel proprio Paese difficilmente si convince di aver lottato per nulla ed è pronto ad imbarcarsi per altri lidi. Costituirebbe, nel caso, la prova più lampante del proprio fallimento. Le cose, purtroppo, stanno in un modo ben diverso. Forse in Francia, se si butta uno sguardo alla sua storia recente, si trovano premesse all’argomento un tantino diverse dal resto dell’Europa. E qui il discorso si farebbe lungo. Godiamoci pure i bei romanzi, e lasciamo agli scrittori l’arte di emozionare. Ma nulla di più.
Il 10 Aprile 2011 alle 13:32 L’arabo « Libri « libreria indertat ha scritto:
[...] Farian Sabahi intervista Antoine Audouard Tags: antoine audouard, immigrazione, isbn edizioni, l’arabo, romanzo, xenofobia Pubblicato in [...]
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.