
Protesta contro il regime di detenzione a Guantanamo (Credits: Ansa/Shawn Thew)
Chiudere Guantanamo era stata una delle più importanti promesse della sua precedente campagna elettorale. Non l’ha mantenuta. E ora la decisione di non smantellare Camp Delta e di non eliminare i tribunali militari, ma, anzi, di rilanciare la loro opera, si tramuta in uno dei punti di forza dell’agenda da rivendicare nella sua prossima campagna elettorale.
Barack Obama ha firmato l’ordine esecutivo che autorizza le corti militari a ritornare al lavoro per giudicare i detenuti in tuta arancione, gli “ospiti” di Guantanamo, accusati di fare parte del network terroristico internazionale.
Un ordine che dà il segnale verde alle detenzioni a tempo indeterminato per molti dei prigioni della base americana in terra cubana, non ancora formalmente incriminati, ma sospettati di essere membri dei gruppi islamici armati.
Un’ordine che è la sconfessione (quasi definitiva) delle sue promesse (come dicevamo), del suo primo atto da presidente (ricordate?), ma non della sua politica dopo essere entrato nella Stanza dei Bottoni della Sicurezza Nazionale.
L’elettorato liberal non è certo contento per la decisione di Obama. Il resto dell’America, preoccupata della situazione economica, impegnata a capire come finirà il braccio di ferro tra i governatori repubblicani e i sindacati, distratta dalla crisi libica, non si è quasi accorta (se guardiamo ai media) di questa inversione di marcia di Obama.
Nella dichiarazione che ha accompagnato l’annuncio della firma dell’atto, Barack Obama ha assicurato che il suo obiettivo (a lungo termine) è quello di arrivare alla chiusura di Camp Delta, ma che, nel frattempo, per motivi di sicurezza, è costretto a procedere lungo la strada tracciata dal suo predecessore nel 2002.
E questo anche perché l’operazione di trasferire alle corte federali civili i processi per detenuti di Guantanamo è fallita (quasi) in partenza.
Il Congresso ha bloccato i fondi che avrebbero permesso di celebrare il processo a New York in cui sarebbe stato imputato Khalid Shaikh Mohammed, l’architetto dell’11 settembre, permettendo così all’Attorney General Eric Holder di fare una definitiva marcia indietro rispetto alla contestata proposta di tenere il dibattimento in una città ancora ferita dalla strage delle Twin Towers.
La decisione di Obama ovviamente non è piaciuta alle organizzazioni per i diritti umani. Anche se qualcuno, come Karen J. Greenberg, direttore del Centro per la Sicurezza e il Diritto dell’Università di New York, guarda con favore alle direttive contenute nell’ordine presidenziali che danno la possibilità al Dipartimento di Stato, dello Giustizia e della Sicurezza Nazionale (oltre al Pentagono) di rivedere ogni anno lo status di ogni singolo prigioniero, detenuto senza specifiche accuse a Guantanamo.
Una piccola “concessione” per un regime di detenzione che rimane sostanzialmente quello che aveva stabilito George W. Bush, a parte il waterboarding, la tecnica di interrogatorio accomunata alla tortura.
A Guantanamo, per ora, questa è la sola differenza tra l’America di Obama e l’America di Bush.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Martedì 8 Marzo 2011


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Commenti
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Il 8 Marzo 2011 alle 21:45 Barack Obama come George W. Bush: tribunali militari a Guantanamo | Politica Italiana ha scritto:
[...] via http://blog.panorama.it/mondo/2011/03/08/barack-obama-come-george-w-bush-tribunali-militari-a-guanta… AKPC_IDS += “28458,”;Popularity: unranked [?] Posted by admin on marzo 8th, 2011 Tags: America, Estero Share | [...]
Il 9 Marzo 2011 alle 8:08 anna.one ha scritto:
Ma…ma allora BHO é ora un criminale? I barking moonbats invocheranno il suo arresto per crimini di guerra e ci romperanno los huevos con l’Hague Tribunal?
..Change! Siii, suckers!
Tenere quelli catturati in tempo di guerra fino alla fine delle ostilità è stata semplicemente una pratica comune per secoli.
Il problema che si crea per questi detenuti specifici, che sono anche combattenti illegali secondo le regole di guerra e quindi non coperti dalla maggior parte delle Geneva Conventions per i prigionieri di guerra, è che questa guerra quasi certamente non avrà alcun fine formale e, come disse il presidente Bush questo conflitto, la guerra al terrore, potrà durare decenni.
Tuttavia, ciò non è colpa degli Stati Uniti, ma dei terroristi che hanno dichiarato e condotto la guerra contro gli US per quasi 20 anni, dal primo attacco al World Trade Center e l’attacco suicida alla USS Cole prima del 9 / 11.
Quando l’amministrazione Bush presento’ tale argomento, i suoi avversari politici lo accusarono di “frantumazione della Costituzione”, e peggio, Bushitler etc. etc., e pretesero l’habeas corpus dei diritti attraverso i tribunali federali.
The One era uno di quei critici, sostenendo, nel giugno 2007, che non solo Guantanamo deve essere chiusa, ma che aveva l’ intenzione di ripristinare l’habeas corpus. …We’re going to lead by example by not just words, but by deed.. con l’esempio non solo a parole ma con fatti” siiii, Bush esempio!
Come dice il Rep. King (R-NY), questo ordine di Obozo vendica il suo predecessore, cio’ afferma la policy dell’amministrazione Bush.
Ora Hopey può certamente cercare di scaricare la colpa sul Congresso e naturalmente non ammetterà mai che l’amministrazione Bush ha messo in atto un sistema, partendo da zero dopo il 9/11, molto efficiente.
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