- Tags: Chávez, cuba, geopolitica, Gheddafi, latinoamericana, Libia, Nicaragua, rivolte islam, Venezuela
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Truppe anti-Gheddafi (Credits: americanistadechiapas by Flickr)
La crisi libica come il golpe contro Hugo Chávez del 2002. Il presidente del Venezuela, propostosi nei giorni scorsi anche come “mediatore disinteressato” sulla crisi libica, è tornato ieri alla carica nella strenua difesa di Gheddafi con questo paragone azzardato. Stavolta attraverso la televisione che controlla direttamente, ovvero Telesur, dove il leader bolivariano è apparso reiterando l’invito a “non intervenire in Libia“.
Una posiziona chiara quella di Chávez nei confronti della Libia che vede il Venezuela in testa tra i Paesi dell’America Latina pro-Gheddafi. Una vera e propria spaccatura che separa come una ferita in due l’intero continente Latino-Americano.
Da un lato infatti nei giorni scorsi si sono viste posizioni durissime. A partire dal Perù, primo paese al mondo a rompere le relazioni diplomatiche con il governo di Tripoli almeno “fino a quando - parola del Presidente Alan García - non cesserà la violenza contro il popolo libico”.
Ma molti altri governi latinoamericani hanno criticato apertamente il regime di Gheddafi. Tra questi i presidenti di Colombia, Messico ed El Salvador. Un fronte cui si contrappone, come l’altra faccia della medaglia, l’asse dell’Alba (l’Alleanza Bolivariana per le Americhe) composto da Venezuela, Cuba e Nicaragua. Tra i difensori più accesi di Gheddafi il già citato Chávez che già all’inizio della crisi libica sul suo Twitter personale aveva inviato un messaggio chiarissimo: “Viva la Libia e la sua Indipendenza! Gheddafi sta affrontando una guerra civile!“.
Tanto che lunedì scorso fonti dell’intelligence britanniche riprese dal Foreign Office avevano addirittura indicato Gheddafi in fuga verso Caracas o, secondo Al Arabiya, addirittura il Brasile. Notizie smentite prima dal ministro degli Esteri verde-oro Antonio Patriota e poi da quello venezuelano Nicolas Maduro che, però, in Parlamento ha aggiunto duro: “state create condizioni per giustificare l’invasione della Libia, e l’obiettivo principale dell’invasione è quello di rubare il petrolio”.
La verità è che il Venezuela di Chávez è da tempo grande sostenitore del governo di Tripoli. Negli ultimi anni sono stati firmati oltre 150 accordi economico-commerciali. Chávez stesso, alla sua quarta visita in pochi anni, è stato ricevuto in pompa magna in Libia lo scorso ottobre ed era già in costante contatto con Gheddafi durante la rivolta popolare che ha portato alle dimissioni del presidente egiziano Hosni Mubarak, l’11 febbraio scorso. Il motivo della strenua difesa del Colonnello da parte di Chávez oltre che economico è anche politico. Al di là delle ideologie, infatti, entrambi sono soliti aggrapparsi all’ imperialismo yankee“per nascondere i loro problemi interni.
Un’altra ancora di salvezza latinoamericana per Gheddafi è rappresentata da Daniel Ortega, il presidente sandinista del Nicaragua che gli ha augurato al telefono “pieno successo nella sua nobile battaglia per difendere la sua nazione”. Tutto merito dei 300 milioni di dollari ricevuti in prestito qualche mese fa a interesse zero dal Colonnello in persona. Più chiara, almeno dal punto di vista ideologico, la posizione di Cuba che, per bocca di Fidel Castro, ha definito “la peggiore ingiustizia di oggi” il “tacere di fronte ai crimini che la NATO si prepara a commettere contro il popolo libico”.
- Martedì 8 Marzo 2011

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Il 8 Marzo 2011 alle 15:16 yahuwah ha scritto:
Articoli apparsi su: http://WWW.PRAVDA.RU
Mentre la stampa occidentale continua a fare una campagna veramente mendace contro il leader Muammar Gheddafi e il popolo libico, lodando gruppi di traditori e seguaci di Bin Laden, le forze libiche anche rafforzato la propria presenza in remoto villaggio di Dehiba, al confine con la Tunisia e decorato il luogo con le bandiere verdi del paese. La città di Dehiba è stata presentato dalla stampa occidentale come dominata dai terroristi, ma senza scontri o manifestazioni di qualsiasi tipo che abbiano avuto luogo nelle ultime settimane nella regione.
In questo momento, i libici hanno preso in consegna la città di Zawiya Misrata. Per rafforzare il potere dei terroristi in queste cittadine, alcuni membri di Al Qaeda e monarchici,i ribelli stavano promuovendo atti di terrorismo e di sabotaggio.
Sconfitti, i terroristi stanno elemosinando il supporto delle truppe straniere. Una sconfitta degli insorti monarchici e i seguaci di Bin Laden è sono una questione di ore in Libia. Le rivolte - la maggior parte di loro finanziato dalla CIA e organizzato da Al Qaeda - hanno cessato. In alcuni posti alcuni terroristi resistono con armi rubate dalla polizia, ma i comitati rivoluzionari e le forze armate della Libia si spostano senza intoppi e in modo sicuro, riprendendo i territori e a ripristinare la pace e l’ordine.
Con la sconfitta, i ribelli mostrano le loro vere intenzioni:
“Vogliamo un intervento straniero logistico, l’embargo aereo, bombardamenti di basi militari, le comunicazioni e comando della contea, attraverso le Nazioni Unite,” ha detto Queidir Muftah, un ribelle a Bengasi. In breve, essi ci vengono a confessare che gli stranieri vengano a uccidere il proprio popolo. Infatti, questa cospirazione è dietro il desiderio del governo degli Stati Uniti per rubare il petrolio dalla Libia, insieme con l’interesse di Bin Laden di costruire una base vicino all’Europa per promuovere gli attacchi terroristici.
Qualsiasi intervento militare straniero in Libia, come sostengono i ribelli, richiede l’approvazione delle Nazioni Unite, che non è stata ancora data. Anche così, gli U.S.A posizionati i vascelli militari al largo del paese africano e il piano di imporre una no-fly zone, insieme con il Regno Unito. Funzionari di Washington hanno detto più volte che l’azione militare non è da escludere, anche se ci sono prove che qualcosa come questo potrebbe accadere presto. Questo tipo di azione è stato messo in atto in Iraq nei giorni che precedettero il vile attacco americano che ha ucciso migliaia di civili iracheni.
Saif el-Islam Gheddafi, ha detto, “La Libia non è Egitto.” Nella dittatura egiziana, esisteva un traditore nel servizio degli Stati Uniti (Mubarak), che ha condannato il popolo alla miseria e alla disoccupazione. La Libia ha il più alto reddito pro-capite in Africa, i libici sono della migliore qualità della vita e sostengono il leader Muammar Gheddafi nella sua interezza.
Il popolo della Tunisia e l’Egitto ha portato giù due dittature spietate sostenute politicamente, economicamente e militarmente dall’ imperialista U.S. e l’Unione europea. Hanno fatto in modo attraverso i movimenti rivoluzionari massicci, con una marcata tendenza rivoluzionaria democratica e anti-imperialista. In Libia, i disordini sono in esecuzione dalla guerra civile e la minaccia di aggressione esterna.
Parole come dignità, libertà, democrazia, giustizia sociale, dell’indipendenza nazionale, sovranità popolare, morte ai tiranni, è venuto a essere gridato e cantato Salmi in arabo. Un viaggio che segna un momento rivoluzionario, facendo la storia e certamente qualitativamente cambia il destino di milioni di persone.
Certamente, le parole gridate dai manifestanti e gli insorti in tutto il Nord Africa e Medio Oriente non hanno lo stesso significato quando interpretato dalle forze rivoluzionarie e progressive, che sostengono l’emancipazione dei popoli e gli imperialisti che cercano di perpetuare il giogo.
Così questa volta è meglio stare attenti con l’uso di espressioni e concetti. Essa non è solo proprio oggi che l’imperialismo U.S.A sia entrato nell’arena politica di combattere per la “ristrutturazione” e “democratizzazione” della regione, da cui scaturiranno il “Nuovo Medio Oriente.” Quell’obiettivo nientemeno che George Bush W. ha trasformato il mantra dei suoi due mandati. Dieci anni fa il teppista più grande di tutti i rappresentanti del mondo moderno iniziò, con i metodi più barbarici, la lotta per la democratizzazione del Medio Oriente, “facendo una guerra di terra bruciata” in Afghanistan.
Meno di due anni più tardi, attaccò l’Iraq, dove le truppe statunitensi non si sono ancora ritirate. Hanno massacrato il popolo e commesso innumerevoli omicidi. Nel 2006, quando il Libano bruciava sotto i bombardamenti aerei Israeliani, finanziato e armato dalla casa bianca e il Pentagono, l’allora Segretario di stato per il criminale ricercato dalla stessa Corte Internazionale di Giustizia della Aia, il terrorrista Bush, Condoleezza Rice, ha detto che un nuovo Medio Oriente sarebbe nato dalle ceneri…………
Al momento, i falchi di Washington non potevano immaginare che l’ondata di rivolte avrebbe messo in scacco in regimi dittatoriali e reazionarie monarchie dei loro accoliti: Tunisia, Egitto, Arabia Saudita, Bahrain, Jordan, Marocco, Yemen e così via. Destinazione stati erano contaminati come “banditi”: Iran e Siria. Quando si parla di altre regioni tali obiettivi come Corea del Nord, Asia e Cuba e Venezuela in America Latina sono stati aggiunti.
Per evitare di perdere il controllo, siccome quel criminale di Bush non è più l’uomo alla casa bianca, ma essenzialmente la politica militarista del paese non è cambiata, quantunque molte persone abbiano illusi se stessi, come il Professor José Luis Fiori. In un recente articolo, egli sostiene che “il progetto del Presidente degli Stati Uniti potrebbe rivoluzionare la geopolitica del mondo”.
Gli Stati Uniti e altre potenze imperialiste non cambiano la loro essenza, solo il loro gioco tattico. Essi cercano di adattarsi alle nuove situazioni. Se la ribellione e l’insurrezione delle masse sono inevitabili, se la roccia dei troni e delle teste coronate sono in pericolo, gli Stati Uniti e i suoi alleati cercano forme diverse di transizione, Costituzioni militari congiunte di mantenimento della pace, nuovi e ogni sorta di regime liberale, con l’obiettivo che la situazione non sia sfuggita dal loro controllo.
È in questa prospettiva che si devono considerare gli eventi in Libia. Come in altri paesi, la Libia è sopravvissuta anche un breve momento bollente. Ma a differenza di tutti gli altri paesi che hanno in corso tumulti, gli eventi successivi hanno dimostrato che ci sono stati né con dimostrazioni democratiche né una rivolta popolare.
Le dimostrazioni erano l’ultima goccia per l’inizio di una guerra civile e pretesti di montaggio per intervento militare straniero. Le notizie dei giorni scorsi piena di fatti che dimostrano che tanto a differenza di una rivoluzione popolare è in corso in Libia, è un’operazione di pre-ordinata, in combutta con gli interessi stranieri all’interno.
Gheddafi, ex leader di una rivoluzione anticoloniale, sono da essere demonizzati. Per tre decenni, è stato con le forze anti-imperialiste e progressive nel mondo. Ultimamente, ha avuto spurie alleanze con l’imperialismo, ma non è stato convertito, come a suo tempo dopo Sadat e Mubarak, che furono i burattini. Non esercita alcun controllo sulla Libia di Gheddafi, presso il minimo segno di instabilità politica, i poteri degli Stati Uniti e della neo-nazi comunità europea si muovono in fretta per prendere in consegna il paese e le sue risorse energetiche.
La democrazia in Libia è una questione urgente per risolvere. Ma non proviene dai carri armati e portaerei degli Stati Uniti e della NATO. La lotta democratica è inseparabile dalla sovranità nazionale e della sovranità popolare. L’aggressione armata viola i principi della carta delle Nazioni Unite.
A nome degli interessi delle grandi potenze a monopolizzare il petrolio dalla Libia, è fatto valere ogni sorta di pretesto: migliaia morti, e centomila cinquanta profughi, tutela dei residenti stranieri e una crisi umanitaria. Nessuna di queste scuse può trattenere l’acqua. I morti e rifugiati come risultato della guerra civile. L’esercito fu diviso, una parte si unì all’opposizione. I due lati a sparare, a ferire, uccidono, causano un esodo. Per quanto riguarda i residenti stranieri nel paese, essi non vengono a registrare qualsiasi di tali occorrenze. Solo la Cina ha rimpatriato in pochi giorni 30.000 persone senza incidenti.
Nulla può giustificare un intervento armato degli Stati Uniti e della NATO. L’ONU dovrebbe non autorizzare sotto la pena di essere responsabile per di più di macellazione. Il sistema multilaterale, seppur precario, dispone di meccanismi che possono essere attivate per aiutare nella stabilizzazione della Libia. L’umanità deve essere vigile e unita con i popoli della Libia, tutti del Nord Africa e Medio Oriente, la lotta per la democrazia e in difesa della sua sovranità.
Movimenti di solidarietà e i governi democratici e progressivi non dovrebbero permettere una ripetizione dell’agonia di un paese sotto il tallone della NATO, come si è verificato più di un decennio fa nell’ex Jugoslavia.
IL LAVAGGIO DEL CERVELLO INIZIA DALLA CULLA
Il 10 Marzo 2011 alle 21:05 paolo.manzo ha scritto:
Caro yahuwah
il suo probabilmente è iniziato un po’ prima.
Comunque la ringrazio per avermi aperto la sua parte di mondo che non lascia passar giorno senza che mi sorprenda vieppiù.
Con vivissima cordialità,
Paolo Manzo
Il 10 Marzo 2011 alle 22:37 anna.one ha scritto:
Io spero che Qaddafi non venga ospitato dal suo pal Chavez, altrimenti sai che guai, insieme a Ajah conquisteranno il mondo!
Divagando…ma siamo sicuri che YHWH non sia fumin 2.0? :)
É evidente comunque che il nostro nostalgico YHWH non sa che Pravda non é più il giornale dell’USSR quando era un organo ufficiale del Central Committee of the Communist Party tra il 1912 e il 1991. Ora é a tabloid-style Russian news source, un’altro Enquirer, un giornaletto tanto per intenderci e cio’ é apparente leggendo quello che ci segnala il commy. Amusing!
Il 11 Marzo 2011 alle 14:54 indigesto ha scritto:
Credo, in ogni caso e in accordo con le previsioni di “esperti”, che Gheddafi arriverà per primo ad aver ragione degli insorti. Penso sia questo il momento della verità. Sapremo se subirà un attacco a cose fatte; nel qual caso, quali che siano le ragioni invocate da chi lo attaccherà, ci sarà da credere realmente a qualcosa di “preparato”. Oppure sapremo come lo stesso intenderà relazionarsi con l’Occidente, che, torto o a ragione, lo aveva dato già per spacciato, mettendoci, in qualche modo, del suo. Due cose sono comunque certe. La prima è che le rivolte spontanee, soprattutto quelle che hanno successo, sono una favola. La seconda è che il petrolio di Gheddafi a qualcuno fa gola; e che sia poco credo sia un’altra favola!
Il 11 Marzo 2011 alle 15:49 p.a.d ha scritto:
Il petrolio di Gheddafi non è “poco”… per nulla! Il problema è: chi ha interesse a metterci le mani sopra? In teoria ne avrebbero interesse i libici stessi, ma se quella che si sta verificando è la solita involuzione islamista, du quel genere che assorbe tutte le attenzioni dei “fedeli” all’indirizzo del “demone occidentale”, credo che finirà in mano come sempre al primo che avrà il potere per farlo… E molto probabilmente non sarà un libico. In quelle lande insistono col confondere i loro interessi più concreti con l’inutile lotta religiosa che si protrae da millenni, il tutto a scapito dei primi! Non si lamentino, poi, se come capita spesso gli metteranno in casa un fantoccio con relativo governo non molto differente da quello che hanno testè fatto cadere…
Si può avere tutto il petrolio del mondo e rimanere in miseria, se si continua a pensare che l’unico benessere risiede esclusivamente nella “causa” di Al Qaida.
Ma rasare tutto a zero col napalm e fare dei bei nuovi villaggi valtur, no? XD
p.s.
Caro Paolo, se non ricordo male non molto tempo fa promise solennemente al fumin che ad un successivo attacco personale nei suoi confronti lo avrebbe inesorabilmente segato… Fossi in lei, darei dimostrazione al dissennato di avere oltre alle XXXXX anche l’indice della pazienza con un limite ben definito.
Parere personale, si capisce.
:)
Il 11 Marzo 2011 alle 17:23 anna.one ha scritto:
Come da intenzione, fumin c’e’ cascato come una pera cotta, certo se stare in agguato per sperare che lo si nomini é “godersela”..beh, penso che non abbia bisogno di proseguire….
Mr.Manzo, devo ammirare tra l’altro, anche la sua pazienza, la “grandezza” del foggy l’avevo già misurata!
:)
Il 11 Marzo 2011 alle 19:54 anna.one ha scritto:
Caro indigesto, Qaddafi puo’ prevalere se l’Occidente sottovaluta la sua capacità di resistenza e non si sbriga ad agire.
Bisognerebbe ricordare che Saddam Hussein ha ucciso oltre 300.000 del suo popolo quando sopresse la loro insurrezione, e oltre 300 fosse comuni sono state trovate in Iraq. Ecco cosa i dittatori fanno.
Qaddafi é odiato non solo dalla maggioranza dei suoi sudditi, ma anche dai leaders arabi, bisogna agire prima che sia troppo tardi.
Nel frat tempo la passività di Obama, é più ideologica che pratica, causa la critica all’amministrazione Bush al punto che é paralizzato nell’agire anche contro un dittatore macchiato di sangue, anche se non sarebbe necessario il dispiegamento di forze americane.
La sua reputazione ne soffrirà se darà ascolto alla sinistra che ritiene che l’esercizio unilaterale del potere americano é male e solo l’UN o altri possono dare legittimità. Gli US non possono permettersi di lasciar sopravvivere Qaddafi, se cio’ accade, danneggerebbero la loro credibilità nel mondo arabo, a parte in Syria, naturalmente.
Il 11 Marzo 2011 alle 20:01 anna.one ha scritto:
Caro indigesto, riguardo il petrolio, come credi reagirà il mercato e come pensi sarà in futuro la policy degli US nel M.O. visto che dal report della CRS si viene a sapere che gli US hanno risorse di gas, oil e carbone in quantità maggiori della Saudi Arabia, China e Canada combined?
http://epw.senate.gov/public/i.....a5eaead952
Interessante, eh?
Ciao :)
Il 14 Marzo 2011 alle 5:36 anna.one ha scritto:
yhwh é una vecchia conoscenza, si impegnava seriamente a far ridere anche nel defunto forum, é fumin 2.0 come, esempio, Obozo é Carter 2.0…capito? No? Non mi sorprende! ;)
p.s.: si, fumin, “ci terrorizza” cosi’ appena intravede una scusa risponde in un baleno hey, ognuno se la gode come puo’.. poor little devil! ROLF
W il Milan!
Il 14 Marzo 2011 alle 6:16 anna.one ha scritto:
L’appoggio di Fidel, Chavez e Ortega a Qaddafi é scontato perché é equivalente all’appoggio per se stessi.
Qaddafi ha cercato, e fallito, di fare quello che los tres amigos cercano di fare nelle loro nazioni, dimostrano con cio’ che vogliono restare al potere a tutti i costi e continuare la loro bolivian revolution anche se questo progetto é stato storicamente dimostrato un fallimento.
Ho letto che Brazil, Chile, Mexico, Uruguay e Perù hanno condannato fermamente il regime di Qaddafi. Perù è stato il primo in America Latina a rompere le relazioni diplomatiche con la Libya, sembra che la transizione verso la democrazia, presa nel 1990, regga.
Quello che sorprende é il Brazil, che non solo ha condannato fermamente Colonel Crazy, ma ha utilizzato anche il suo posto nel Consiglio di sicurezza nell’UN per introdurre e sostenere vocalmente le sanzioni contro Elvis.
President Dilma Rouseff ha sorpreso un po’ tutti, perché senza dubbio, se Lula era al potere avrebbe opposto le sanzioni, perché le avrebbe considerate non solo come interferenze con la Libya con la quale aveva forti relazioni economiche, ma anche come un “plot” Occidentale e sopratutto yankee.
Inoltre, con Lula il Brazil ha stretto e mantenuto forti relazioni economiche con la Libya, Petrobras, la compagnia petrolifera controllata dal governo ha avviato l’attività di esplorazione in Libya nel 2005. Allo stesso modo, le esportazioni del Brazil triplicarono tra il 2003 e il 2009.
Lula chiamo’ Qaddafi “fratello e amico” ora mrs. Rouseff ha cambiato la manfrina e gli sbatte pesci in faccia, hmmm interessante, chissà che cos’altro cambierà, ha cambiato, delle policies di Lula.
Mr. Manzo, che ci riporta in proposito?
Il 14 Marzo 2011 alle 14:22 p.a.d ha scritto:
Nel frattempo la Russia gli ha chiuso le porte in faccia!
Tempi duri per la family “Gheddafi”…
Speriamo solo che a qualche buontempone non venga in mente di dargli eventuale asilo in Italia!
Il 14 Marzo 2011 alle 20:48 indigesto ha scritto:
Cara Anna, ti metto in fila i miei birilli.
-Non ho alcun dubbio che gli US siano un grande paese dalle immense risorse, e che, grazie ad esso l’Occidente gode di una certa sicurezza e, perchè no, di generalizzato benessere.
-Per quanto si parli di globalizzazione, gli equilibri di sopravvivenza energetica, per noi, sono molto instabili, e la nostra economia, che non siamo l’America anche se vogliamo fare gli americani, deve barcamenarsi anche con rapporti di buon vicinato.
-Vedo che s’invoca la questione umanitaria più energicamente quando si intaccano, o si profilano, interessi economici, anche da parte di nazione dell’EU.
-Non penso che il dispotismo di Gheddafi si allontani tanto dai dispotismi esistenti in tanti altri paesi arabi. Basterebbe ipotizzare come si comporterebbero nel caso fossero loro organizzate sommosse interne.
-Sono portato a considerare i fatti interni ad ogni paese “cosa loro” e che “vinca il migliore” in senso militare, s’intende, e senza che “arrivino i nostri”. Anche se, in caso di minacce “reali”, mi trovano d’accordo le cosiddette azioni preventive.
Tuttociò detto trovo prudente la condizione di stallo in cui s’è messa la Comunità mondiale a fronte di questi eventi.
Ciò non m’impedisce di apprezzare la tua posizione di attenta osservatrice di fatti e misfatti, che comunque beneficia di un’ottica che non sempre può essere la nostra, che siamo costretti ad essere più realistici per l’essere costretti a navigare in acque basse. Cosa che non dovrebbe sfuggire ai tuoi ricordi di cittadina, un tempo, di questo difficile paese. Salutissimi!
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