
(Credits: Ansa/Ciro Fusco)
La diplomazia internazionale è in stallo, mentre in Libia continuano gli scontri. Da Bengasi arriva una proposta per Muammar Gheddafi; i ribelli gli offrono un salvacondotto se lascerà il Paese entro 72 ore. Ma il Colonnello non risponde.
Si stringe la morsa attorno al regime di Muammar Gheddafi che da Tripoli, dove è asserragliato, non dà alcun cenno di voler fare un passo indietro. Le milizie del Colonnello continuano a combattere contro i ribelli dell’Est. Il Paese è spaccato a metà, tra l’Est - dove si annidano i rivoltosi - e l’Ovest, che sembrerebbe ancora sotto il controllo delle truppe fedeli a Gheddafi. Intanto, il raìs non perde occasione per gridare al “complotto” dei Paesi stranieri, che - secondo Gheddafi - avrebbero alimentato le rivolte per inaugurare la stagione di un nuovo colonialismo in Libia.
E da Bengasi rimbalza la notizia di una proposta dai ribelli, che offrono a Gheddafi un lasciapassare qualora abbandoni il Paese entro tre giorni. Ma il Colonnello per ora non raccoglie e rimane saldamente al suo posto.
Intanto, la comunità internazionale procede sulla via dell‘inasprimento delle sanzioni approvate la scorsa settimana. L’Europa si è allineata a Usa e Regno Unito e ha varato un ulteriore pacchetto “punitivo” che mette nel mirino i fondi sovrani della Libyan Investment Authority (Lia) e quelli della Banca Centrale di Tripoli.

(Credits: Ansa/Khaled Elfiqi)
Gli investimenti del Colonnello (un uomo che vale 120 miliardi di dollari), basati sui profitti di gas e petrolio, sono sparsi in tutto il mondo. In Italia la Libia detiene quote importanti di asset cruciali per l’economia. Dalla Fiat alla Juventus, passando per Finmeccanica, Ansaldo, Impregilo e Unicredit, dove il Paese di Gheddafi siede nel Consiglio di Amministrazione, detenendo il 7,2% delle quote.
Il presidente della Banca Centrale libica è anche il vice presidente del board di Unicredit. Il congelamento degli asset libici all’estero crea, dunque, un grande problema per l’Italia, in quanto - e questo è il timore del ministro dell’Economia Giulio Tremonti - potrebbe innescare un effetto a catena e far desistere altri fondi sovrani arabi dall’investire nel nostro Paese.
Anche gli Stati Uniti hanno inasprito le sanzioni anti-Gheddafi. Oggi il vice di Barack Obama, Joe Biden, sarà a Mosca per un incontro con Dmitri Medvedev. Si parlerà anche di Libia. Il Cremlino ha già fatto sapere di essere contrario a qualsiasi ipotesi militare, pur avendo accettato di votare per le nuove sanzioni. Mosca è tra i primi fornitori di armi di Tripoli.
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Anna Mazzone è giornalista, vive a Roma ma sogna di trasferirsi a Istanbul. È direttore della rivista Formiche e collabora con il quotidiano Il Riformista, per il quale scrive di Giappone, Turchia e sud del Caucaso.
- Mercoledì 9 Marzo 2011


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Commenti
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Il 10 Marzo 2011 alle 11:05 thanatos ha scritto:
A me sembra che questi “ribelli” si vendano la pelle dell’orso prima di averlo preso.Non alzino tanta polvere e non lancino ultimatum non facili da concretizzare.Gheddafi è ancora forte e sostenuto da forze ancora potenti.Lo stesso mondo occidentale tentenna,l’unico guerrafondaio è il premio Nobel per la pace,Obama. Per carità non immischiamoci militarmente o sarà un nuovo Irack o Afghanistan
Il 10 Marzo 2011 alle 20:24 anna.one ha scritto:
BHO un “guerrafondaio”? Obowma? LOL
A parte l’Afghanistan dove é stato costretto a continuare le policies dell’amministrazione precedente, altrimenti sarebbe stato impeached, Obowma policy in Libya ( Iran e altrove) é se non quella di votare “presente” é di far di tutto per non essere coinvolto, infatti Secretary of State Hillary Clinton sottolinea il bisogno del consenso internazionale sui passi da intraprendere in Libya, perché ogni azione unilaterale degli US potrebbe causare conseguenze impreviste.
Clinton disse all’ House of Representatives appropriations committee che l’amm. Obama crede che é imperativo che:”altre nazioni concordino per la via da prendere” . Già, in Obozo abbiamo un vero leader!
Nel frattempo Sarkozy prende l’iniziativa e riconosce la leadership ribelle con la quale scambierà ambasciatori, non solo, proporrà air strikes sui command headquarters di Elvis.
Già, già, non “immischiatevi” ..lasciate farlo agli altri, tanto il petrolio di Qaddafi in una maniera o l’altra vi arriverà ugualmente.. o cosi’ pensate..
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