
Peter King (Credits: LaPresse/Manuel Balce Ceneta)
I suoi detrattori più accaniti lo paragonano a un novello Joseph McCarthy di inizio millennio. Se allora l’obiettivo erano i comunisti, adesso invece sono i musulmani. Contro di lui sono state organizzate manifestazioni (qualche centinaio di persone a New York nell’ultimo week end), firmate petizioni e lettere aperte, scritti decine di articoli e dedicati molti servizi televisivi.
Per (contro, anzi) la sua iniziativa è scesa in campo anche la Casa Bianca, quando un alto funzionario del Consiglio per la Sicurezza Nazionale è stato mandato in una moschea in Virginia per ricordare che “l’Amministrazione non condanna o demonizza un’intera comunità a causa delle (cattive) azioni di alcuni dei suoi membri”.
Con la sua decisione di avviare una serie di audizioni sulla possibile minaccia di una crescita del terrorismo islamico nelle moschee d’America, Peter King, repubblicano, presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale della Camera dei Rappresentanti ha suscitato un vespaio di polemiche e ha richiamato in vita alcuni dei recenti (9/11) fantasmi americani.
Il clamore non nasce tanto dall’istituzione di questo ciclo di hearing sulle minacce terroristiche per gli Usa, ma quanto dal fatto che si parlerà solo del rapporto tra le comunità islamiche americane e la possibile crescita del numero di jihadisti armati sul territorio degli Stati Uniti e che a decidere queste audizioni sia stato un politico con la biografia e le posizioni di Peter King.
Il quale ha le idee molto chiare sull’Islam americano. Credo che l’85% degli imam delle moschee statunitensi abbia una visione estremista della religione e penso che la comunità musulmana non cooperi con le autorità per prevenire possibili attacchi terroristici, ha detto in passato Peter T. King. Un’asserzione che, ricordata ora, ha aumentato l’ansietà e contrarietà dei musulmani americani nei confronti della sua iniziativa parlamentare.
Anche l’elenco di esperti chiamati a parlare davanti alla commissione del Congresso ha contribuito ad alimentare le polemiche. Tra gli altri, ci saranno Zuhdi Jasser, un medico e attivista con posizioni molto critiche rispetto alla politica di Barack Obama nei confronti del mondo arabo e i parenti di cittadini americani che si sono arruolati nelle fila dei gruppi radicali islamici.
Ulteriore tensione rispetto alle udienze si è aggiunta quando i media hanno rispolverato alcune vecchie dichiarazioni di Peter King a favore dell’IRA. Negli anni’80, questo figlio di un poliziotto newyorkese e nipote di un membro dell’Irish Republican Army, organizzò un’attività di supporto e propaganda a favore del gruppo armato irlandese che attirò l’attenzione delle autorità statunitensi e britanniche.
King allora difese l’IRA dicendo che “se civili rimangono uccisi durante l’attacco a una postazione militare, questo è un fatto sicuramente spiacevole, ma di cui non si può moralmente incolpare l’Esercito Repubblicano Armato”. Parole che il congressman repubblicano forse non direbbe più.
Perché chiama in causa solo noi musulmani e non anche le altre comunità, si chiedono i rappresentanti dell’Islam americano interpellati in questi giorni dai media. Per loro, Peter King soffre di un pregiudizio culturale nei confronti dei musulmani e sta utilizzando la sua carica di presidente della Commissione Sicurezza Nazionale della Camera per dare corpo alle sue idee.
Perché il pericolo arriva solo dalle moschee, è la risposta del parlamentare repubblicano.
Per gettare acqua sul fuoco si è mossa anche la Casa Bianca. Denis McDonough, autorevole membro del Consiglio per la Sicurezza Nazionale, è andato in una moschea in Virginia per dire che nella lotta al terrorismo le comunità musulmane non sono il problema, ma la risorsa. L’amministrazione vuole evitare qualsiasi tensione, o il pericolo che si possa arrivare a una radicalizzazione delle posizioni anche in questa vicenda.
Il nervo del rapporto tra Islam e Stati Uniti è ancora scoperto, come ha evidenziato la vicenda della moschea di Ground Zero. Ogni volta che qualche cosa lo va a toccare, si comprende quanto sia ancora profonda la ferita.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Giovedì 10 Marzo 2011


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Commenti
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Il 10 Marzo 2011 alle 16:26 indigesto ha scritto:
Non penso, egr Dr. Zurleni,che sitratti solo di nervo scoperto.
La questione non è rappresentata dalle moschee (tranne che per autorizzarne una nei luoghi di una tragedia provocata proprio da fanatici mosulmani) ma di ciò che si predica nelle moschee, e cioè l’insofferenza (per non dire l’odio) nei riguardi dell’Occidente e di tuttociò che non si rifà all’Islamismo; “insofferenza” che è insita nel dettato coranico.
Se l’America pensa (e si che ce ne sono segnali) che l’espansione islamica riguardi solo l’Europa, sbaglia di grosso! Saremo pure un paese “araboide”, e pertanto che c’invadano o meno poco importa (e nemmeno, pare, ai nostri “accoglienti” politicanti) ma il vero obiettivo sono loro, e si è visto!
Bene fanno, dunque, a prendere per tempo le misure necessarie!
Il 10 Marzo 2011 alle 18:17 anna.one ha scritto:
“Perché chiama in causa solo noi musulmani e non anche le altre comunità, si chiedono i rappresentanti dell’Islam americano interpellati in questi giorni dai media”
E se lo chiedono? Sono forse gli amish che si fanno saltare o cercano di far saltare in aria più innocenti civili americani possibile con il loro buggy pieno di esplosivo?
Sarebbe ingiusto se lo avesse fatto perché non piacciono i joooos o i sporchi muslims o gli alcolizzati irlandesi o i brutti italiani. Ma quando vi è ampia prova che le moschee sono utilizzate come terreno di reclutamento e centri di indottrinamento per i losers muslims, allora il Rep. King ha una leggitima causa.
Se un gruppo è usato, consapevolmente o meno, per creare la cosa più offensiva che ogni società può immaginare, allora quel gruppo bisogna controllarlo. E cerchiamo di essere chiari qui, nessuno stereotipa, demonizza o molesta nessuno. Il Rep. King chiede ad un gruppo di esperti di informare il Congresso degli Stati Uniti su un problema che è incredibile ovvio e deve essere affrontato.
Vuol intervistare persone che conoscono il funzionamento interno delle società musulmane negli Stati Uniti, con cio’ si potrebbero avere alcune informazioni interessanti sul perché i membri di quella comunità continuano a tentare di farci saltare per aria. Hanno bisogno anche di essere avvisati che devono ricordare ai loro figli che con l’”uccidere gli infedeli” mantra e una carriera jihadist l’unico futuro per loro sarà..diciamo non augurabile.
Si vuole solo identificare quali membri della loro comunità sono ormai cause perse e “eliminarli” non letteralmente prima che ci eliminino..letteralmente.
Negli US si tollera ogni “stranezza religiosa” dagli Amish, quaccheri etc, ma loro sono pacifisti, ma non si tollera la spazzatura jihadist. Vedremo se la maggioranza muslim riuscirà a emarginare ed eliminare i fanatici tra le sue file, solo allora sapremo se sono seri quando ripetono che non li condonano.
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