
Hu Jintao, Wen Jiabao e Xi Jinping (Credits: AP Photo/Andy Wong)
Appena un paio di giorni fa era sembrato che la Repubblica popolare fosse stata piuttosto chiara relativamente alle prospettive di riforme politiche per il paese: “il pluralismo all’occidentale potrebbe provocare conseguenze disastrose dal punto di vista della stabilità nazionale, quindi la democrazia è fuori discussione. Il partito non può permettersi di allentare la presa sul potere, altrimenti il livello di conflittualità domestica andrebbe alle stelle”, ha spiegato fuor di metafora il Presidente dell’Assemblea Nazionale del Popolo Wu Bangguo. “Se iniziassimo a vacillare adesso, non solo non avremmo più nessuna modernizzazione socialista di cui parlare, ma anche tutti i progressi raggiunti negli ultimi decenni adrebbero persi, e il paese finirebbe con l’affondare nell’instabilità“.
Wu Banguo ha poi messo fuori discussione anche l’ipotesi che Pechino possa adottare una forma limitata di separazione dei poteri di sapore occidentale, o che venga data nuova enfasi alle privatizzazioni, che, al contrario, ricominciano oggi ad essere considerate una minaccia per il partito unico.
I toni di queste dichiarazioni confermano per l’ennesima volta che Pechino ha paura, e teme che l’esempio delle rivoluzioni del mondo arabo sostenuto dagli appelli alla democrazia e alla libertà dei gelsomini cinesi possano prima o poi conquistare tutti coloro che sono stati direttamente colpiti dai problemi della Cina di oggi: aumento dei prezzi degli immobili e degli alimenti, corruzione, scandali alimentari, inquinamento, siccità, eccetera.
Tuttavia, oggi il Premier in persona ha chiarito che questo è il punto di vista degli ultra-conservatori, e ha stupito la Cina e il mondo ribadendo durante la conferenza stampa che ha chiuso i lavori del Parlamento di Pechino che “i successi economici ottenuti negli ultimi 30 anni potrebbero andare perduti se non verranno attuati cambiamenti istituzionali. Le riforme politiche sono necessarie, anche se sarà opportuno adottarle in maniera graduale mantenendo la supervisione del Partito, che ormai governa la Cina da sessant’anni”.
La presa di posizione di Wen Jiabao è tanto importante non solo perché contrasta nettamente con la visione dell’ala conservatrice del partito, ma anche perché durante la conferenza stampa è stato il Premier a decidere di rispondere in maniera tanto esplicita alle domande sulla democrazia. Se avesse voluto, infatti, avrebbe potuto mantenere una posizione più ambigua. E invece Wen Jiabao ha persino affermato che il paese dovrebbe fare in modo che le libere elezioni non siano più confinate alle realtà rurali. “Se vogliamo poter rispondere alle lamentele dei cittadini dovremmo quanto meno permettere loro di criticare il governo“.
Un discorso sicuramente senza precedenti nella storia della Repubblica popolare e che all’interno del partito sta già causando parecchi malumori. Tuttavia, per capire se queste dichiarazioni avranno un seguito, bisognerà vedere se Wen Jiabao, nei due anni che lo separano dalla fine del suo mandato, riuscirà ad avere la meglio sul fronte dei conservatori e far approvare, finalmente, anche qualche riforma politica.
– - -
Claudia Astarita è docente di Relazioni Internazionali dell’Asia Orientale presso l’Università di Bologna. Scrive approfondimenti sull’Asia per Panorama.it, Economy, Il Secolo XIX, East. Ha lavorato quattro anni come ricercatrice a New Delhi e Hong Kong. L’Oriente è la sua passione e coglie ogni occasione per tornare nei luoghi che ama.
- Lunedì 14 Marzo 2011


LE NEWS, I CANDIDATI, IL CALENDARIO...
I PERSONAGGI DELLA SETTIMANA
TUTTE LE TIMELINE DI PANORAMA.IT
STORIE DAL MONDO
IL MONDO IN CLASSIFICA
LE NOTIZIE CHE NON VI ABBIAMO DATO
GLI EVENTI POLITICO-ECONOMICI DELLA SETTIMANA
SCOMMESSE SUL MONDO
LE OPINIONI DI SERGIO ROMANO
RIVOLUZIONE IN CORSO PER LA UE
FALLIMENTO O SALVATAGGIO
LA PRIMAVERA ARABA
INDIGNADOS DI TUTTO IL MONDO
GHEDDAFI, FINE DI UN DITTATORE













FOTOBLOG: IL MONDO IN DIRETTA
LE FOTO PIÙ BELLE DELLA SETTIMANA
I VOLTI DELLA SETTIMANA
Commenti
Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.
Il 14 Marzo 2011 alle 14:09 indigesto ha scritto:
Veda, gentile Professoressa, le riforme, politiche ed istituzionali, tormentano l’umanità fin dai primordi. E pare che sia la democrazia ad aver approdato nei desideri delle masse. Ma quale democrazia? Non certo quella di cui si fa abuso ormai un pò dappertutto. La democrazia implica l’esistenza di partiti; si dovrebbe cominciare dal limitare il loro numero, permettendone la costituzione solo con opportune leggi che li consentano solo quando si è raggiunto un buon numero di adesioni di cittadini disposti a finanziarli. Occorrerebbero poi leggi severe contro la corruzione, di cui le democrazie sono il brodo di coltura ideale. E poi limitare al minimo il numero dei politici. E poi, e poi..ma sono tutte fantasie che alcuna società mai metterà in pratica. Coloro che inneggiano alle malintese democrazie tengono in conto ben altri interessi che quelli del popolo. I governanti cinesi lo sanno e, finchè possono, resistono. Anche se promettono certo e mancheranno sicuro! Saluti.
Il 14 Marzo 2011 alle 16:29 anna.one ha scritto:
Democrazia significa ugualianza e libertà: questi principi si riflettono in tutti i cittadini che sono uguali davanti alla legge e hanno parità di accesso al potere.
Ad esempio, in una democrazia rappresentativa, ogni voto ha un peso uguale, nessuna restrizione si può applicare a chiunque voglia diventare un rappresentante (anche i figli/mogli etc. degli ex presidenti ;)), e la libertà dei suoi cittadini è garantita da diritti legittimi e le libertà che sono generalmente protette da una Costituzione.
Ci sono diverse varietà di democrazia, alcune delle quali offrono una migliore rappresentanza e più libertà per i propri cittadini rispetto ad altre.
Tuttavia, se la democrazia non è accuratamente legiferata attraverso l’uso di un sistema (”checks and balances”), per evitare una distribuzione diseguale del potere politico, come la separazione dei poteri, poi un ramo del sistema di governo potrebbe accumulare potere, diventano così antidemocratico.
La “regola di maggioranza” viene spesso descritta come una caratteristica della democrazia, ma senza protezioni governative o costituzionali delle libertà individuali, è possibile che una minoranza di individui di essere oppressi dalla “tirannia della maggioranza”, o “mob rule”.
Un processo essenziale in “ideali” democrazie rappresentative sono le elezioni competitive eque sia sostanziali e procedurali. Inoltre, la libertà di espressione politica, la libertà di parola, e libertà di stampa sono considerati da alcuni come essenziali in modo che i cittadini siano informati e in grado di votare nei loro interessi personali.
La sovranità popolare è comune, ma non è un principio universale motivante per stabilire una democrazia. In alcuni paesi, la democrazia è basata sul principio filosofico della parità dei diritti.
Molte persone usano il termine “democrazia” come abbreviazione di democrazia liberale, che puo’ includere ulteriori elementi, quali il pluralismo politico, l’uguaglianza davanti alla legge, il diritto di petizione eletti per la composizione delle controversie, a causa del processo, libertà civili, diritti umani, e elementi della società civile al di fuori del governo.
Negli Stati Uniti, la separazione dei poteri è spesso citata come un attributo di supporto e malgrado quello che alcuni pensano la democrazia negli US non é “abusata” né esiste la corruzione che purtroppo esiste altrove e percio’ questa sarebbe la forma di “democrazia” ideale da seguire.
Il 15 Marzo 2011 alle 15:51 e.fumagalli ha scritto:
Esiston solo due principi o si è sociali da società con l’uno per tutti e tutti per uno, oppure libero delinquere, si arrangi chi può. Una società ha solo una politica quella di essere ben diretta, stabilito che la libertà termina quando arreca molestia o danno ad altri e dichiarati reati speculazione e sfruttamento, gli altri sono ovvi, non serve altra ideologia. La Cina non è comunista è solo una grande azienda ben diretta che naturalmente ha bisogno di adeguamenti e la partecipazione statale nelle iniziative private è più che mai utile perché arricchisce i privati ma pure lo Stato e lo stato ha sotto controllo, per la corretta conduzione onde evitare l’evasione la speculazione, lo sfruttamento e la corruzione. Se poi il vietare la propaganda per sviare da questi principi, allora non è più censura ma legittima difesa. Chiaro che occorrono controlli seri e severi con pene esemplari. La Cina detiene il 40% delle riserve monetarie mondiali, è dei cinesi non dei privati il cui capitale non ha ne patria e ne religione. Le democrazie fasulle occidentali hanno fallito e le cazzate religiose solo massacri dai secoli dei secoli. Se si crede ad una intelligenza applichiamola per vivere in pace e rendere meno larga quella forbice tra i pochi ricchi e molti poveri La religione è una scelta personale, liberi si seguirla non di imporla e la politica solo per alimentare parassiti arrivisti e ladri. Si può vivere bene anche senza guerre e ingiustizie, il resto tutte balle.
Il 15 Marzo 2011 alle 16:55 anna.one ha scritto:
Il mancato contenimento della corruzione endemica tra i funzionari chinesi rappresenta una delle minacce più gravi per la futura stabilità economica e politica della nazione, e non lo dico io ma lo dice, tra gli altri, Minxin Pei in un nuovo rapporto della Fondazione Carnegie.
La corruzione non solo é il combustibile dei disordini sociali e contribuisce alla crescita delle disuguaglianze socio-economiche, ma contiene importanti implicazioni al di là delle sue frontiere agli investimenti stranieri, il diritto internazionale, e la tutela dell’ambiente.
In China, si stima che circa il 10% della spesa pubblica, và in contratti e transazioni e deve essere utilizzato come tangenti e bustarelle, o semplicemente rubato.
Anche se il governo chinese ha più di 1.200 leggi, norme e direttive contro la corruzione, l’attuazione non è omogenea ed é inefficace.
Le probabilità di un funzionario corrotto di andare in galera sono meno del 3%, rendendo la corruzione ad alto rendimento, l’attività a basso rischio. Anche i funzionari di basso livello hanno la possibilità di accumulare una fortuna illecito di decine di milioni di yuan.
• La quantità di denaro rubato attraverso scandali di corruzione è aumentata in modo esponenziale dal 1980. La corruzione in China è concentra in settori con ampio coinvolgimento dello Stato, come i progetti di infrastrutture, beni immobili, gli appalti pubblici, e servizi finanziari. L’assenza di concorrenza nel processo politico e libertà di stampa rendono questi settori ad alto rischio a rischio di frodi, furto, tangenti, e concussione. I costi diretti della corruzione potrebbe essere fino a 86 miliardi dollari ogni anno.
• I costi indiretti della corruzione (perdite di efficienza, dei rifiuti, e danni per l’ambiente, la salute pubblica, l’istruzione, la credibilità e il morale) sono incalcolabili. La corruzione mina la stabilità sociale (scatenando decine di migliaia di proteste ogni anno), e contribuisce al degrado ambientale della China, il deterioramento dei servizi sociali, e l’aumento del costo della sanità, degli alloggi e l’istruzione.
•La corruzione chinese danneggia anche gli interessi economici occidentali, in particolare per gli investitori stranieri che dei rischi ambientali, i diritti umani, e le passività finanziarie, e devono competere contro rivali che si dedicano a pratiche illegali per vincere contratti in China.
“La corruzione non ha ancora fatto deragliare l’ascesa economica della China, ha scatenato una rivoluzione sociale, o scoraggiato l’Occidente. Ma sarebbe sciocco a concludere che il sistema chinese ha una capacità infinita di assorbire i costi di “montaggio” della corruzione “, scrive Pei. “Alla fine, la crescita sarà vacillante”.
Si,:” … e lo stato ha sotto controllo, per la corretta conduzione onde evitare l’evasione la speculazione, lo sfruttamento e la corruzione” Bwhahahahahaha!
Il 15 Marzo 2011 alle 19:15 indigesto ha scritto:
Come sempre , cara Anna, le tue notazioni di scienza della politica sono brillanti ed esaustive.
Sai bene, però, che ciò che dici della Cina si attaglia, più o meno, ad un buon numero di altri paesi, occidentali inclusi!
Quanto alle forme di democrazia il rischio più consistente, per buona parte di esse, è che scivolino in forme di plutocrazia, nel senso meno abusato del termine. E quando il fenomeno si verifica risulta purtroppo irreversibile. Il resto è giusto dibattito. Sempre molto cordialmente!
Il 16 Marzo 2011 alle 1:18 e.fumagalli ha scritto:
L’industria italiana esportava nei paesi dell’est, prima della caduta del muro, più di quanto esportasse nel resto del mondo. Prevalentemente in Russia. Per le commesse Russe era agente il PCI e il 10% che ne ricavava, non erano bustarelle ma regolare contributo per procurato affare. Altra cosa se l’affare avviene a carico dei contributi della popolazione, quelle sono tangenti. Ora l’esperta di affari cinesi che ne sa se ignora quale sia la struttura delle industrie cinesi? Ignora che pure le straniere hanno il 33% di partecipazione statale? Di certo non si escludono casi di corruzione ma sa la severità della legge cinese? Cadono realmente teste e non solo di stupratori ma pure di industriali e corrotti.Chi realmente ha rapporti con le dirigenze cinesi, e non sono giornalisti, ha opinioni ben diverse da quanto si vuol far credere, in quanto non operano per interesse, come appunto i servi della stampa che, se non in linea con la redazione vanno incontro a difficoltà. Se poi si considera verbo i link propagandistici, siano a livello Topo Gigio.
Il 16 Marzo 2011 alle 16:43 anna.one ha scritto:
“Per le commesse Russe (sic) era agente il PCI e il 10% che ne ricavava, non erano bustarelle ma regolare contributo per procurato affare.”
Non erano bustarelle ma “contributi” per i fat cats sovietici del politburo? Really?! Ahh, ma allora tutto cambia… LOL
Che differenza trova tra il 10% per “l’agente sovietico del PCI” (oggi comunque in Russia nulla é cambiato) e il 10% della spesa pubblica in China che viene utilizzato come tangenti, bustarelle o rubato, al pop di $86 miliardi annui? Ma capisce quello che legge?
“La Cina non è comunista è solo una grande azienda ben diretta che naturalmente ha bisogno di adeguamenti e la partecipazione statale nelle iniziative private”
Ma hey, China non é comunista, prende solo a modello la defunta USSR.
“Ignora che pure le straniere hanno il 33% di partecipazione statale?”
E che vuol dire mr. foggy?
“Chi realmente ha rapporti con le dirigenze cinesi…”
Questo “chi”, sarebbe lei? Non perde mai l’occasione di andare sul personale e far credere che lei é uomo di mondo, se poi qualcuno ci crede, buon per lei, comunque le diro’, ho un amico che ha cercato di aprire una succursale in China e ci ha rinunciato proprio per la corruzione e la burocrazia. Tra parentesi, mi ha detto che il cibo é schifoso! Questo non é un “link propagandistico” ma anch’io in questo caso, e come lei fa sempre, mi baso sul sentito dire.
Il 16 Marzo 2011 alle 17:15 anna.one ha scritto:
Premier Wen: China will lower annual economic goal a 7% ..cio’ dimostrerà determinazione e confidenza..etc.etc.
[...]Fourthly, lowering of economic growth can greatly ease inflationary pressure.
As we all know, inflation is a by-product of rapid economic development. (ma secondo l’esperto fumin é a good thing..LOL)
The price situation China is facing and going to face, namely the price increase of raw materials and resources due to changing environment and shortage of energy, rising labor cost as well as imported inflation, is still hurting China’s economy.
It will be the country’s long-term and top task to contain the inflation so as to bring China’s economy back on track.
By Zhang Xinyi People’s Dajily Online (Famoso link propagandistico)
Trouble in paradise? Figuriamoci che cosa succederà se, come gli esperti prevedono, ci sarà una crisi mondiale causa il disastro in Japan, pari a quella dopo il 9/11!
Il 17 Marzo 2011 alle 3:01 p.a.d ha scritto:
Beh… ragazzi… che dire?
L’analisi che Anna ha fatto della democrazia la trovo particolarmente precisa in ogni particolare!
Talmente “precisa” che sarebbe stato quantomeno opportuno riportarne la fonte… ;)
Va bene che Mootaz Khelifi sia un perfetto sconosciuto tunisino, ma copiarlo paro-paro per discettare qui di “democrazia” da parte tua mi pare sconcertante.
O forse solo per il fatto d’essere un ispirato di Bradley e Patton, il suo concetto di democrazia (ovvio e scontatissimo) assume maggior valore?
Anna… mi deludi! Non è da te… avevi finito le cartucce? Meglio wikipedia, la prossima volta. ;)
Il 17 Marzo 2011 alle 10:52 hector ha scritto:
ho come un’impressione. le riforme si faranno. cmq niente di eccezionale. nulla comunque ke noi ke stiamo in occidente kiameremmo democrazia, essendo la cina un unicum.
il messaggio piu democrazia di jiabao sembra quindi da prendere come meno corruzione.
leggendo i primi commenti mi ha fatto sorridere l’affermazione …la democrazia negli US … sarebbe la forma di “democrazia” ideale da seguire…
bhe forse non ci capiamo sul concetto di democrazia
a me piace pensarla (forse come indigesto) come potere del popolo. invece negli usa come in molti stati occidentali la “democrazia” sta in mano alle lobbyes(nn a caso uso il termine inglese) che finanziano i partiti. da qui il ragionamento piu le elezioni si fanno su grande scala piu ci sarà bisogno di soldi piu ci sarà bisogno di finanziamento ai partiti piu ci sara corruzione.
sia kiaro il mio nn è un attacco agli usa (poveracci lasciamoli ai loro problemi ci bastano i nostri), piuttosto una critica al fatto ke possa esistere un sistema ideale o un modello unico
ok sara colpa del nazionalismo della usofila anna.one, anke se a me risulta pesante da digerire.
comunque a tutti quanti felice 150enario dell’unità d’italia!! ah se solo gli italiani amassero di piu la propria patria questo posto migliorerebbe ancora di piu. auguri atutti gli italiani
Il 19 Marzo 2011 alle 17:32 anna.one ha scritto:
..me ne sono accorta solo ora.. :)
“Per le commesse Russe era agente il PCI e il 10% che ne ricavava….”
Il Partito Comunista Italiano riceveva anche mazzette dal КПСС?
Il 21 Marzo 2011 alle 16:22 anna.one ha scritto:
Giusto, mr. pad ha ragione, dovevo segnalare dove ho appreso/tratto le definizione di “democrazia”: G.F Gaus, C. Kukathas- Hand Book of Political Theory.
A. Barak-The Judge in a Democracy, Princeton Un.
Benhenda- Liberal Democracy and Political Islam…oh, e “Mob Rule” da Plato’s Republic..ed altri!
Mootaz Khelifi? E chi é?
Il 21 Marzo 2011 alle 16:32 anna.one ha scritto:
Hector:
” invece negli usa come in molti stati occidentali la “democrazia” sta in mano alle lobbyes(nn a caso uso il termine inglese) che finanziano i partiti. da qui il ragionamento piu le elezioni si fanno su grande scala piu ci sarà bisogno di soldi piu ci sarà bisogno di finanziamento ai partiti piu ci sara corruzione.”
E con questo ha dimostrato tutta la sua ignoranza e siccome il suo “ragionamento” si basa su misconceptions, propaganda e fanfaluche, non vale una cicca.
Si informi, impari e poi critichi.
“
Il 21 Marzo 2011 alle 17:03 anna.one ha scritto:
Hector, che ne pensa? O meglio, lo sapeva? :)
Prima le do lo scopo del lobbying: L’abilità di individui, gruppi, corporations di “far pressione” sul governo, spiegando ai legislatori i goals dell’organizzazione che rappresentano ed é, negli USA, un diritto di petizione, protetto dal First Amendment della Costituzione, e cio’ é fatto non solo a livello federale, ma statale nei 50 stati e tra membri di city council e county commissioners.
E se non lo capisce glielo spiego meglio : Lobbying é la Democrazia in azione!
Ora, lo sapeva che nell’EU succede la stessa cosa?
Infatti, a Brussels ci sono circa 15,000 lobbyists, tra consultants, avvocati, associazioni, corporations, NGO’s siii, le evil NGO’s etc. e dove 2,600 special interest groups hanno un ufficio permanente?
Il 21 Marzo 2011 alle 19:50 indigesto ha scritto:
Non si fa prima a chiamarla lobbycrazia? :)
Il 21 Marzo 2011 alle 20:28 p.a.d ha scritto:
Il 21 Marzo 2011 alle 16:22 anna.one ha scritto:
Mootaz Khelifi? E chi é?
————————————————————
Ah ah ah!!! “Mootaz Khelifi is on Facebook”! ;P
Uno scherzetto, giusto per smuovere l’aria stantia e pregna di “Fumin Hector theories”.
Comunque, davvero, a parte le succitate fonti il Mootaz dev’essere un filoamericano coi controfiocchi: digitando su google una porzione del tuo commento in merito alla “democrazia” è stato il primo suggerimento ad uscire:
http://www.facebook.com/topic......opic=16587
…un caso.
P.S.
Miss Astarita, c’è qualche ragione particolare per la quale il mio post del >>> 17 Marzo 2011 alle 3:31 <<< risulta tuttora sotto “approvazione”?
Sa, chiedo… visto che i 5 successivi ha avuto il tempo di approvarli…
saluti
Il 21 Marzo 2011 alle 23:19 anna.one ha scritto:
Mah, che ti devo dire indigesto, forse tu misuri tutto con il tuo metro..napoletano!
Negli US ci sono leggi severe e se qualcuno accetta anche dei favori, figuriamoci cold cash, va in galera e, se senatore o congressman, perde il posto in disgrazia.
L’economista Thomas Sowell difende corporate lobbying semplicemente come un esempio di un gruppo che ha la migliore conoscenza dei suoi interessi rispetto alle persone in generale.
Le lobbies possono concentrare i loro sforzi sulla legislatura, dove si creano leggi, ma possono anche usare il potere giudiziario per avanzare le loro cause. L’Associazione Nazionale per il Progresso della Gente di Colore, per esempio, fece causa nel 1950 per sfidare le leggi di segregazione.
Devi aver fatto log-in per inserire un commento.