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Bahrein: arrivano i carri armati sauditi - L’ANALISI

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  • Tags: al-Khalifa, Arabia-Saudita, Bahrein, discriminazioni, GCC, il mio iran, Manama, sciiti
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(Credits: Epa/Mazen Mahdi)

(Credits: Epa/Mazen Mahdi)

Farian SabahiScoraggiati dalla velocità con cui Washington ha scaricato l’alleato egiziano Mubarak, i sauditi inviano un migliaio di soldati a Manama per aiutare la dinastia regnante, bersaglio delle proteste dopo oltre duecento anni al potere. L’arrivo dei carri armati sauditi in piazza delle Perle è in contrasto con l’amministrazione Obama, che invita le autorità a dialogare con l’opposizione e a Manama mantiene la base della V flotta. Intanto, le autorità di Manama dichiarano lo stato di emergenza per tre mesi.

Sebbene sia solo un piccolo arcipelago, il Bahrein è il banco di prova della stabilità del Golfo persico perché – in assenza di un governo forte in Iraq – qui si scontrano gli interessi sauditi e iraniani. E si rischia l’effetto domino: governato dalla dinastia corrotta degli al-Khalifa, il Bahrein è collegato all’Arabia Saudita da una superstrada sul mare e Riyadh teme il contagio nella propria provincia nordorientale, dove si concentra il 10% della produzione mondiale di greggio e vive – perseguitata - una minoranza sciita che sarebbe rinvigorita da una vittoria dell’opposizione in Bahrein.

A Manama gli sciiti sono il 70%, si considerano la popolazione indigena e hanno legami culturali e famigliari con i loro correligionari sauditi con cui condividono l’emarginazione politica, sociale ed economica, e una storia di pregiudizi religiosi. Sono arabi e non fanno appello all’Iran, nei cui confronti sono cauti. Ma la dinastia sunnita al potere utilizza in modo spregiudicato la carta settaria per spaventare gli altri paesi del Gulf Cooperation Council (Kuwait, Qatar, Arabia Saudita, Oman e UAE) e ottenerne l’aiuto per reprimere il dissenso. Anche se il patto prevede un intervento in caso di invasione, e non per salvare un regime dalle proteste. Pur senza il sostegno di una potenza regionale, gli abitanti del Bahrein sembrano comunque decisi a ottenere riforme.

Le proteste, che hanno già portato all’annullamento della prima tappa del mondiale di Formula 1, non sono da sottovalutare: fin dagli anni Trenta Manama è animata da una tradizione di attivismo, anche sindacale, il clero liberale milita tra le fila della società civile e la scena politica è ben più movimentata che nel resto del Golfo.

La leadership saudita è consapevole del potenziale pericolo e per questo invia rinforzi agli al-Khalifa attraverso la King Fahd causeway, la superstrada sopraelevata lunga 26 chilometri che collega l’isola principale alle coste saudite: è stata costruita nel 1981 per motivi strategici, ma favorisce il turismo sessuale dei sauditi che godono della maggior liberalità dei costumi nell’isola, dove si possono bere alcolici e si vede di tutto, dal velo integrale alla minigonna.

Fino al completamento dei lavori nel 1986, durante le processioni sciite di Ashura il cielo di Manama si rannuvolava per la presenza degli elicotteri militari sauditi, segno che Riyadh ha sempre temuto l’irrequietezza del vicino Bahrein. Il Golfo non sarà però risparmiato dall’ondata di ribellione solo in virtù del relativo benessere: a Manama il re ha elargito fin da subito quasi duemila euro a famiglia, ma non ha schivato le proteste perché la rivolta ha ormai assunto una dimensione transnazionale e la rabbia si mischia all’orgoglio per i risultati raggiunti da tunisini ed egiziani, sfidando il paternalismo dei leader.

Inoltre, il Bahrein non può vantare la ricchezza dei vicini sauditi, dei qatarini e degli Emirati: le riserve petrolifere sono quasi esaurite e gli introiti provengono principalmente da un pozzo saudita il cui greggio è venduto per conto della famiglia al-Khalifa.

Indipendente dal 1971 (era protettorato britannico), Manama è un centro bancario ma l’economia è fragile, la disoccupazione giovanile sfiora il 20% eppure si importa manodopera: filippini, cingalesi e bangladesi per la manovalanza; giordani, siriani, yemeniti e pachistani di etnia baluci tra le fila della sicurezza che spara sui dimostranti. Questi stranieri, sunniti chiamati per fare da contrappeso alla maggioranza sciita, hanno acquisito il passaporto del Bahrein e ora i dimostranti esigono che tornino ad essere cittadini dei soli paesi di provenienza.

Per l’Occidente non è facile bilanciare le aspirazioni popolari di diritti e democrazia con il sostegno agli alleati arabi.

A febbraio il ministero degli Esteri britannico ha revocato le licenze di vendita di armi al Bahrein, dopo le denunce delle associazioni per i diritti umani, secondo cui le armi inglesi sarebbero usate per reprimere il dissenso. Un po’ come in Libia, dove Gheddafi riconquista terreno grazie alle armi acquistate dall’Occidente a suon di petrodollari. A differenza di Tripoli, a Manama la V flotta statunitense complica lo scenario, giacché stanziata in prossimità di un’area suburbana sciita a pochi minuti di auto dalla piazza delle Perle.

Se l’Occidente sta a guardare, sarà ancora una volta complice dei dittatori arabi. E, paradossalmente, a sfruttare la situazione potrebbe essere l’Iran: di fronte alla propaganda dei salafiti, che considerano eretici gli sciiti, i pasdaran di Teheran potrebbero sfruttare a loro favore un movimento locale, che al momento non ha nulla da spartire con la Repubblica islamica.

—

Farian Sabahi, docente presso l’Università di Torino e giornalista specializzata, scrive per il Sole24ore, Io Donna e Vanity Fair. Collabora con alcune radio locali e straniere

  • farian
  • Mercoledì 16 Marzo 2011

Vedi anche:

  • Patriot Usa agli sceicchi del Golfo: un monito all'Iran
  • Bahrein, nella piazza delle Perle in migliaia contro il re
  • Se la rivolta araba si estende al Golfo: tutte le incognite del Bahrein - L'ANALISI
  • Yemen: la crisi del presidente Saleh
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Sudan: il Sud accusa il Nord di complotto. E minaccia di chiudere i rubinetti del petrolio »
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Commenti

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Il 16 Marzo 2011 alle 13:19 Bahrein: arrivano i carri armati sauditi – L’ANALISI | Notizie Più ha scritto:

[...] link: Bahrein: arrivano i carri armati sauditi – L’ANALISI Segnala presso: Articoli CorrelatiLe reazioni del Golfo alla crisi egiziana – [...]

Il 16 Marzo 2011 alle 18:52 yahuwah ha scritto:

Finalmente, una piccola verità:
“Se l’Occidente sta a guardare, sarà ancora una volta complice dei dittatori arabi.”
Approfondiamo in pillole?
Ma non lo sapevate che quasi tutti questi dittatori e famiglie ” reali ” ( semplici truffatori ) sono niente “popo di meno” che CAVALIERI DELL’ORDINE DI MALTA ??
Vi domanderete: ” ma non era un ordine cavalleresco esclusivamente cristiano ” ?
Beh: pare di no, di religione proprio NO, di MONEY SI ! .
A chi fa capo questo “prestigioso” ordine cavalleresco?
Bombardare, no-fly-zone per la Libia? e perchè no applicare la stessa “medicina” nel Baharain, Qatar, Yemen, Oman, Arabia Saudita ?
Semplicemente perchè:
“Se l’Occidente sta a guardare, sarà ancora una volta complice dei dittatori arabi.”

Il 17 Marzo 2011 alle 14:33 yahuwah ha scritto:

Golfo Persico: burattini&vassali ed i pagliacci di turno

Per sopprimere la rivoluzione nel Bahrain, il re locale, il PAGLIACCIO DI TURNO, ha chiamato le truppe dalla vicina Arabia Saudita.
Tale richiesta fu ricevuta da Riyadh il 14 marzo, che ha risposto immediatamente. Come affermato in precedenza dai rappresentanti della dinastia regnante Saudita, “degni criminali annoverati anche dall’ordine dei Cavalieri di Malta “, sono pronti ad aiutare “il sovrano e la gente del paese amichevole del Bahrain ” è consentito dagli accordi esistenti sul sostegno reciproco tra i due paesi, membri del Consiglio di cooperazione del Golfo Persico.
Eppure, è difficile dire chi è considerato il “popolo” dalle autorità saudite, poiché le manifestazioni antigovernative vengono frequentati non solo dai rappresentanti della maggioranza sciita (70 per cento della popolazione del Bahrain), ma piuttosto numerosi rappresentanti della sinistra (compresi i comunisti) tra i sunniti.
I raduni in Bahrain sono in corso da oltre un mese. La maggioranza sciita si oppone attivamente all’oppressione della minoranza sunnita regnante, che comprende l’altro PAGLIACCIO, il principe ereditario Salman bin Hamad Al-Khalifa, che è ovviamenete e particolarmente zelante nell’insistere sull’intervento straniero.
Le autorità del Bahrain dimostrano l’incapacità di far fronte alle proteste di massa che coinvolge decine di migliaia di persone. Non solo gli uomini, ma anche le donne partecipano ai raduni.
È notevole che i tentativi delle autorità di calmare il calore delle proteste da dispense una tantum in contanti hanno fallito. Allora il re decise di influenzare quelle insoddisfatte esclusivamente con un bastone. Le azioni di polizia contro l’opposizione ha dato solo un effetto temporaneo. Il 17 febbraio, la polizia, con l’assistenza dei militari hanno battuto giu il campo tenda dell’ opposizione nella capitale Manama. L’opposizione ha sostenuto che decine dei loro sostenitori sono stati uccisi. Tuttavia, la repressione non potrebbe calmare il malcontento popolare.
Pochi giorni fa la protesta dei raduni in Bahrain ha raggiunto un nuovo livello. Nelle istituzioni educative, comprese le università sono iniziate feroci scontri tra sunniti e sciiti. L’opposizione ha bloccato le strade nel cuore di Manama. Circa un centinaio dei membri dell’opposizione e 14 gli agenti di polizia sono stati feriti negli scontri che ne derivano.
La situazione per la dinastia regnante del Bahrain è complicata dal fatto che il paese ha numerosi oppositori del governo tra i sunniti, in particolare tra i lavoratori immigrati che conducono le loro proteste, bloccando le strade. Sentimenti comunisti sono particolarmente forti fra di loro.
Ogni giorno diventa più difficile per le forze fedeli al re, affrontare i raduni e il grido di aiuto per l’Arabia Saudita può essere visto come l’incapacità di gestire le agitazioni popolari.
Due settimane fa i media hanno pubblicato rapporti sulle truppe saudite con 30 carri armati erano entrate nello Bahrain. Tuttavia, non esisteva alcuna informazione che le truppe erano lì per aiutare il re del Bahrain a sottomettere la sollevazione popolare. In realtà, l’Arabia Saudita ha dimostrato il supporto per il regime al potere di Manama.
Ciò nonostante, torna il 1 ° marzo uno dei leader dell’opposizione sciita, il capo del movimento Haq Hasan Mushayma ha minacciato di cercare aiuto dall’Iran, se le truppe saudite possano intervenire negli affari di Bahrain.
Due settimane più tardi ha ripetuto la sua promessa. Secondo lui, l’esercito iraniano avrà il diritto di sostenere l’opposizione del Bahrain, se le truppe saudite sopprimono le persone.

Come gravi sono le parole di Hassan Mushayma?

Da un lato, la soppressione della religione Shiita dai regimi del Golfo Persico a Teheran è sempre stata percepita dolorosamente. In particolare in Bahrain che è stato praticamente rubato dall’Iran dai colonialisti inglesi. D’altra parte, si occuperà anche di Riyadh, che è sotto il protettorato degli Stati Uniti?

Per rispondere a questa domanda, bisogna considerare che, secondo le autorità del Bahrain, Hassan Mushayma “viene alimentato dalle mani dell’Iran.” Forse questa affermazione è troppo intensa. Tuttavia, è innegabile che l’uomo che è stato intimidito da Manama si rifugiò nella Repubblica islamica e aveva vissuto sul proprio territorio per lungo tempo. Suo avviso non sembra essere infondato.
Forse, questa è la ragione perché il CEO del centro per la studio della moderna Iran, Rajab Safarov ,ha dichiarato in un’intervista con Pravda.ru che “Iran avrebbe severamente punito l’Arabia Saudita per un possibile intervento in Bahrain. Il Saudita e altri regimi monarchici stessi stanno facendo tutto il possibile per assicurare che i disordini popolari si svolgano.
In primo luogo, la gente è stanca del potere oppressivo dei singoli clan rappresentati da gruppi di persone che non esprimono gli interessi del popolo.

In secondo luogo, nel corso di numerosi anni di sentenza, le monarchie di governo del Golfo hanno spinto via tutto il resto dal potere. Questo genera una giusta indignazione della parte attiva della popolazione, perché vogliono combattere per il potere, influenzare e partecipare al processo decisionale.

In terzo luogo, sono infelici con un altissimo livello di corruzione in questi paesi generati dal potere dispotico inamovibile. In quarto luogo, essi protestano contro il predominio degli americani che impone la loro cultura e stile di vita che l’Islam non accetta per sua natura. Dopo tutto, gli Stati Uniti promuovono il culto del denaro e il mercantilismo, crudeltà e violenza, permissivismo e completa dissolutezza, ecc., tutto ciò che conduce al degrado della società.
Virtualmente ed efficacemente i regimi monarchici del Golfo Persico sono i burattini e fedeli servi dell’America e loro vassalli della regione. Un tempo uno di questi servi era dello Scià di Persia, che fu rovesciato dal popolo risvegliato. La stessa cosa sta accadendo ora nel Golfo Persico.

La tensione che in Bahrain e delle zone circostanti sono in atto, è pompato da parte dell’Occidente che si aggrappò ad una recente dichiarazione ufficiale dell’ Iran , che afferma che quel territorio del Bahrain un tempo era una delle province iraniane. E ‘ servito come punto di partenza per le assurde accuse contro Teheran che presumibilmente sta conducendo attività sovversive. Per quanto riguarda Hassan Mushayma, visitò infatti Iran. Eppure, questo non significa che quest’ultimo sta cercando di destabilizzare la situazione in Bahrain e nell’intera regione.
Tuttavia, questo non significa che si siederà pigramente se le truppe saudite si avviino a sopprimere le rivolte a Manama. Per Teheran questo sarebbe percepto come un intervento energico e rude negli affari del Bahrain e per il risveglio dell’Islam.

Se la gente del Bahrain chiederà aiuto, Iran può ben essere coinvolto nel proteggere i popoli della regione, tra cui il popolo del Bahrain, repressa dai reazionari dall’Arabia Saudita, che chiedono il permesso dagli Stati Uniti per ogni loro starnuto e che non avrebbe mai il coraggio di interferire senza il loro consenso e assistenza.

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