
La centrale di Three Miles Island (Credits: LaPresse/Carolyn Kaster)
La (possibile) Fukushima statunitense, l’incubo nucleare a stelle e strisce, la centrale atomica in terra americana a cui tutti hanno pensato dopo lo scoppio del dramma giapponese si chiama Indian Points.
Si tratta di un impianto, costruito nei lontani anni ‘60 e poi ampliato nel decennio successivo, in grado di fornire il 30% dell’elettricità di New York City, edificato - ricorda con ampio rilievo il Daily News- in una zona sismica, tra due faglie, nella quale sono già stati registrati terremoti.
Il più forte risale al 1984, quando l’intensità della scossa sorpassò il 5° grado della scala Richter. Un sisma che sfiorò quei 6.1 gradi (della stessa scala), fissati come limite massimo di sicurezza per la resistenza dell’impianto.
Ora che a Fukushima la tragedia va avanti, molti si sono ricordati di quel terremoto e si sono chiesti quando potrebbe arrivarne uno di maggiore intensità, pari al settimo grado, capace - dicono gli esperti - di distruggere la centrale, con tutte le conseguenze del caso.
Che sarebbero terribili. Come quelle di un incidente meno grave, ma pur sempre di notevoli proporzioni. Indian Points si trova a 50 chilometri da New York, in un’area popolata da circa 20 milioni di persone. Se poi si pensa che anche altre città - come Filadelfia, Boston o, più a sud Washington e Baltimora - potrebbero essere interessate da eventuali fughe radioattive, il numero dei possibili individui coinvolti arriva a 93 milioni di persone.
La posizione particolare della centrale aveva interessato l’apparato di sicurezza americano all’indomani dell’attacco alla Torri Gemelle. Indian Points sembrava essere l’obiettivo ideale per un attentato terroristico. Scenario descritto con efficacia in un film dal titolo Indian Points: imagining the unimaginable.
Che molte centrali nucleari americane siano state costruite in zone (mediamente) sismiche non è certo un mistero. Almeno 65 impianti (su 104), scrivono gli inviati del Daily Beast, sono situati in aree considerate a rischio terremoto.
Questi dati e le immagini di Fukushima hanno risvegliato i fantasmi di Three Miles Island, il più grave incidente nucleare registrato negli Usa.
A trent’anni di distanza, sembrava superato. Il dramma nipponico lo ha “risvegliato”. E con questi spettri dovrà fare i conti anche Barack Obama.
I suoi piani erano molto chiari: puntare alle energie pulite e rinnovabili e all’atomo per far uscire gli Stati Uniti dalla dipendenza dal petrolio e per ridurre l’emissione di gas serra, ma la tragedia giapponese ha sparso dubbi sulla strada da seguire sia nei palazzi del potere, sia nelle case della gente comune.
I lawmakers democratici e repubblicani erano riusciti a costruire un fragile consenso bipartisan sugli investimenti nel settore del nucleare che ora rischia di evaporare in seguito alle perplessità, alle domande che sorgono di fronte alla gravità della crisi nucleare giapponese.
Il Congresso ne discuterà nei prossimi giorni, ma è evidente che l’investimento di 36 miliardi di dollari per la costruzione di 20 nuovi impianti nucleari, annunciato da Barack Obama nel suo Discorso sullo Stato dell’Unione dovrà essere discusso da deputati e senatori.
Uno di loro, l’autorevole (e indipendente) Joseph I. Lieberman ha già fatto sapere di essere contrario all’edificazione delle nuove centrali “almeno fino a quando non si capirà la portata della tragedia giapponese”.
Dopo aver visto il petrolio invadere le acque del Golfo del Messico (con l’esplosione della DeepWater Horizon), dopo aver assistito al peggior incidente in una miniera di carbone (l’Upper Big Branch in Virginia), ora, dopo il dramma di Fukushima, gli americani si chiedono se vale la pena scommettere sull’atomo per risolvere i loro problemi energetici.
—
Michele Zurleni, giornalista, ha una bandiera Usa sulla scrivania. Simbolo di chi vuole guardare avanti, come fa Obama. Come hanno fatto molti suoi predecessori
- Mercoledì 16 Marzo 2011


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Commenti
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Il 16 Marzo 2011 alle 20:08 ORENT » Stati Uniti: il Giappone risveglia i fantasmi di Three Miles Island ha scritto:
[...] Clicca qui Condividi: [...]
Il 17 Marzo 2011 alle 6:00 anna.one ha scritto:
Se succedesse un meltdown, improbabile ma non impossibile, gli US sembra siano preparati. I militari degli US stanno già aiutando il Japan con drone observation dei reattori e forse..chissà..
Ex-Rad, il farmaco miracoloso per le radiazioni inventato dai military degli US.
by Van Hipp jr. (Former Deputy Assistant Secretary of the US Army)
[...]In quello che deve essere uno dei più grandi successi nella storia della medicina militare, l’esercito statunitense ha messo a punto un farmaco radioprotezione conosciuto come ex-Rad, che può dare tutela attraverso la riparazione del DNA contro le dosi altrimenti letali di radiazioni.
Ex-Rad, che viene somministrato mediante iniezione o per via orale, può essere dato prima o dopo l’esposizione. Mentre i funzionari dell’ Ex-Rad stanno continuando a lavorare con la FDA, hanno concluso con successo due studi clinici che dimostrano che è sicuro.
L’utilità di salvataggio Ex-Rad non si limita alla lotta contro l’esposizione a radiazioni in prossimità di un impianto nucleare compromesso. Potenzialmente permette ai pazienti affetti da tumore di resistere a maggiori livelli di radiazione e di protegge i soldati dispiegati nelle radioattive “zone calde”, questo farmaco fornisce tutta l’assistenza critica.
Durante la maggior parte dello scorso decennio, gli scienziati militari americani del Forze Armate Radiobiologia Research Institute hanno lavorato con alcuni tra i migliori scienziati del settore privato americano per sviluppare questo farmaco di protezione dalle radiazioni.
Come qualcuno che ha avuto il privilegio di interagire con questi scienziati nel corso degli anni e vedere lo sviluppo di Ex-Rad, ho visto crescere da solo un sogno in una capacità reale che può salvare vite umane.
Purtroppo, a causa di una mancanza di consapevolezza dei media sul suo sviluppo negli Stati Uniti, dell’ Ex-Rad il pubblico americano non ha mai sentito parlarne. Ma grazie agli scritti pubblici di scienziati di alto livello del Dipartimento della Difesa americana, del settore privato, e il prestigioso Radiation Effects Research Foundation (con sede a Hiroshima, Giappone) il segreto di questo farmaco è finalmente noto e non un momento troppo presto.
L’esercito americano ha recentemente raccomandato l’Ufficio del Segretario alla Difesa la costituzione di scorte Ex-Rad per il bene dei nostri militari.
Con la nostra nazione oggi di fronte a una litania di minacce, gli scienziati americani presso le agenzie governative tra cui il dipartimento della Difesa, Energia, Sicurezza e Salute e Servizi Umani, tra gli altri, hanno sviluppato tecnologie e contromisure con il potenziale per salvare milioni di vite.[...] Ex-Rad è il più recente esempio di innovazione medica in fase di sviluppo dai nostri militari.
Alcuni a Capitol Hill hanno messo in dubbio il valore e l’importanza della medicina militare degli Stati Uniti nelle ultime settimane. Ovviamente, questi membri hanno dimenticato la loro lezione di storia sui significativi contributi del Dott. Walter Reed e altri che hanno contribuito a spazzare via malattie e salvare vite umane. Hanno anche dimenticato che quando l’amministrazione Bush ha cercato la creazione di una capacità in tempo reale di difesa biologica per il popolo americano, si rivolse verso il Pentagono e la medicina militare.
ah ha…colpa di Bush!
Non ho potuto trattenermi..scusatemi! :)
Il 17 Marzo 2011 alle 22:28 p.a.d ha scritto:
Caro Zurleni, credo non ci sia tanto da valutare rischi o non rischi che Boston, NY o qualche altra metropoli americana densamente popolata, quanto piuttosto i rischi che oltre ai residenti verrebbero corsi anche da tutte le popolazioni ad est degli USA a causa di ovvie dinamiche meteorologiche. Minimizzare e circoscrivere l’analisi di simili effetti è un mero giochino matematico, tanto sappiamo tutti che le radiazioni addirittura del Giappone arriveranno anche in Europa! Sarebbe più interessante sapere in che misura, piuttosto che discettare di eventi passati non meno gravi ma non utili alla risoluzione del problema tuttora in atto
Nel frattempo circolano voci sulla possibilità che i reattori di Fukushima siano in realtà già esplosi tutti o quasi, ed il governo starebbe minimizzando per non scatenare eccessivo panico sia all’interno del paese che tra l’opinione pubblica mondiale…
C’è un video, del quale comunque non è dato conoscere la veridicità dei contenuti esposti, che la direbbe lunga sulla questione:
http://www.youtube.com/watch?v.....hrrTAXH_Pw
Il tutto, ovviamente, col beneficio del dubbio… Ma conoscendo come i governi tendono solitamente ad agire in situazioni simili, non ci sarebbe da meravigliarsi se già ora una buona parte della verità fosse tenuta al di fuori della conoscenza del “popolo bue”.
Non è l’unico video e nemmeno l’unica fonte dove si accenna ad una situazione ben più grave di quella che viene prospettata, e cioè che i reattori sarebbero quasi tutti danneggiati irreparabilmente e questo giustificherebbe anche il recente timore di un imminente mega-blackout in Giappone.
Non so come in USA tutto ciò venga visto e quanto le notizie che giungono all’americano “della strada” siano complete, ma di certo gli ultimi tentativi visti per risolvere il problema la dicono lunga su quanto i giapponesi siano in braghe di tela con quei reattori: dopo le secchiate d’acqua di mare a cosa passeranno? Forse a secchiello e paletta, tutti insieme a gettare sabbia sulle barre?
Qualcosa non è chiaro, e se la stessa popolazione giapponese diffida notevolmente di ciò che riportano le agenzie governative locali a noi non resta che fidarci ancora meno!
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